LE STRANEZZE DELL’IDIOZIA IDENTITARIA

di Gabriele Ainis

 

Sono Reduce dalla lettura di un commento ad uno dei miei post. Un signore di belle speranze, inconsapevole dell’etimologia di idiota, mi parla degli ideali del popolo sardo e dell’indefettibile necessità dell’autodeterminazione. Difficile raccogliere così tanti e tali luoghi comuni in così poche righe (ma in ogni caso troppe!) per questo, ormai preparato dal duro allenamento, mi dedico alla lettura di un libricino appena arrivato sul mio tavolo per vie traverse (ah, i casi dell’editoria!)(*).

Letterature nascoste è uno dei tanti lavoretti generati dal mondo autonomista sostenuto dai nostri quattrini con la scusa della difesa dell’identità, categoria tanto fumosa quanto prodiga di saggi, associazioni, istituti, tavole rotonde, cene, pernottamenti, viaggi, tutta robetta a piè di lista funzionale alla culturetta dell’oggi italico che ha trovato la greppia nelle istanze localistiche.

Detto in due parole, è una vera schifezza, però ha senso parlarne proprio per questo, cominciando, ad esempio, dall’autrice, Anna Bogaro (Ecchiè?).

Come, non sapete chi sia? Ve lo dico subito. Copio e incollo dalla quarta di copertina: laureata in lettere a Trieste, ha conseguito il titolo di dottore in ricerca in Scienze Linguistiche e Letterarie presso l’Università degli studi di Udine, dove ha tenuto seminari di lingua e letteratura friulana e lezioni di comunicazione nelle lingue minoritarie. Componente della commissione permanente della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia per l’insegnamento della lingua friulana, membro del consiglio direttivo della Società Filologica Friulana e del Centro Interdipartimentale per la Ricerca sulla Cultura e la Lingua del Friuli (CIRF) dell’ateneo udinese, è autrice di vari saggi ed articoli scientifici di letteratura e sociolinguistica. Nel 2009 ha pubblicato l’edizione  critica dell’opera completa di Gabriele Paciani, poeta settecentesco.

E meno male che c’è lei, altrimenti si sarebbe perso il fondamentale contributo di G. Paciani: come avremmo fatto a sopravvivere?

Insomma non ci ricorda nulla? Provate a cambiare Friuli-Venezia Giulia con Sardegna e Friulano con Limba per ritrovare la pletora di scrittori/giornalisti/intellettuali isolani che attorno all’identità passano piacevolmente il tempo foraggiati dai soldi regionali. A volte se ne stanno in casa propria e si leggono l’un altro (immaginiamo sia qualcosa di simile alla masturbazione reciproca, una cosa che inizia così: se tu mi fai toccare la tua – ricerca – io ti metto in mano il mio – libro) ma a volte vanno in trasferta per un po’ di scambismo, che va di moda e impedisce il calo del desiderio (come dire: l’ho messo in mano – il libro – ad una friulana che mi ha fatto toccare la sua – ricerca – e giù mugolii di piacere ed orgasmi plurimi e ripetuti, con degustazione finale di prodotti tipici).

Per cui non stupirà se questo libercolo è più che altro un’accozzaglia di luoghi comuni, tra l’altro male assortiti, che dedica alla splendida isola (già Atlantide) la bellezza di 23 paginette (su 200), spaziando tra il nulla e il niente di notiziole raccogliticce inframezzate da citazioni stantie: un vero capolavoro di mediocrità.

Sembra quasi impossibile che in così poco spazio si possa raccogliere tanta banalità, a cominciare dalla perla dell’uso della “sardità” (sempre e rigorosamente racchiusa tra virgolette) senza il minimo tentativo di definirla (cosa sarebbe questa pretesa sardità se non l’insieme degli stereotipi raccontati da coloro che ne hanno bisogno per esistere, Anna Bogaro in testa?).

Qualche esempio? Lo splendido Alivertu di Mario Puddu, definito “cultore della sardità”, che risulta, più che altro, la becera equivalenza sardo/pastore, con gli applausi della platea e il lancio di fiori dal loggione! Come dire che per liberarsi dallo stereotipo (guadagnandoci lo stipendio) bisogna prima di tutto inventarlo, possibilmente con l’aiuto di una classe intellettuale distratta se non connivente (abbiamo dimenticato l’operazione di Gavino Ledda?).

Infine due aspetti particolarmente bizzarri: il peana per Soriga (definito sardo con un volo pindarico degno di miglior causa, visto che chi ha letto le graziose produzioni letterarie del nostro ci avrà trovato ben poco di “sardità” ma molto di Roth) e il risultato davvero eclatante di citare un paio di volte le porcherie scritte da Pintore, dimenticando Michela Murgia: un vero capolavoro! Sarà anche vero che l’Accabadora non aveva ancora colpito quando quel genio di Bogaro diede alle stampe lo splendido saggio di cui parliamo, ma ignorarla del tutto significa non aver capito un fico della narrativa isolana contemporanea.

Com’è accaduto? Ho una teoria: questa gente, che vive di localismo, di piccole sette autoreferenziali, di convegnini-ini-ini, di atti pubblicati dall’amico stampatore, di riviste pompate dalle regioni autonome, di scambi di carta e masturbazioni autoindotte, non ha alcun interesse a dare un’occhiata al di là della siepe del proprio orticello e di quello degli amici stretti: se Murgia (che a me non piace, meglio dirlo per non ingenerare equivoci) non viene citata è solo perché le paginette riguardanti la Sardegna sono state mediate da qualcuno, sardo, che non aveva interesse a nominarla. Chi lavora nel campo delle segrete cose letterarie&sarde dia un’occhiata ai ringraziamenti e capirà immediatamente. Chi non fa parte della cerchia non ha perso nulla.

E per l futuro?

Speriamo che la R.A.S. fondi il Centro Interdipartimentale per l’Osservazione e la Ricerca della Ferula, il CIORF, così potrà cooptare Anna Bogaro che si troverà impegnata nel CIRF&CIORF: sarà citata nel Guinness dei primati e vivrà felice e contenta a spese degli autonomisti identitari.

E tutti vissero felici e contenti.

 

gabriele.ainis@virgilio.it

333

 

Anna Bogaro – Letterature nascoste. Storia della scrittura e degli autori in lingua minoritaria in Italia – Carocci 2010

 

(*) È una balla! L’ho letto più di un anno fa e l’ho gettato da una parte perché è una vera porcheria. Il commento invece è vero, tanto vero che mi ha fatto venire in mente questa robaccia, così ne ho scritto brevemente: anche l’urfido più spinto ha diritto di cronaca (non parliamo anche di Giovanardi?)!

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4 risposte a LE STRANEZZE DELL’IDIOZIA IDENTITARIA

  1. Franco ha detto:

    L’autore di questa – chiamiamola così – “recensione” dovrebbe studiare meglio la materia di cui tenta di parlare in modo maldestro e a tratti, dispiace dirlo, volgare. Per cominciare dovrebbe ricordare, per onestà intellettuale, che “Letterature nascoste” è il primo studio sulle letterature in lingua minoritaria in Italia. Dovrebbe (ri)leggersi per bene anche la prefazione di Tullio De Mauro, il maggiore linguista italiano vivente e già Ministro della Pubblica Istruzione. E soprattutto l’autore, tale Gabriele Ainis, dovrebbe usare il suo vero nome, altrimenti chi ci crede?
    Franco

  2. Franco ha detto:

    Franco ******* di Udine,
    mi spiace ma non sono “imbecille” come Lei.
    Buona domenica!

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