PERCHE’ SARDEGNA 24 SI E’ ARENATO AL POETTO? (RELOADED)

di Gabriele Ainis

 

http://www.youtube.com/user/lupintrento?feature=watch

 

lupiditrento, che non so chi sia(no) ma ringrazio in ogni caso, ha postato su Youtube le immagini – e soprattutto (ahimè) le parole – dell’happening di Bellu&DeGregorio al Teatro Massimo. Chi desiderava saperne di più sullo spiaggiamento di S24 ascolti l’oretta disponibile in rete e gioisca, dall’intervento surreale di Bellu a quello demenziale di Fois, passando per le parole di DeGregorio, belle quanto inutili, e per l’intervento di un Mongili particolarmente metafisico, sospeso sul palcoscenico in un limbo sociologico che neppure lui mette bene a fuoco. Imperdibile Dadea, ovviamente, che avrà passato parecchie notti a studiare uno slogan adatto e, una volta riuscito nell’intento, l’ha asperso a piena voce ripetendolo come un mantra: in Sardegna, per la chiusura di S24, perdono un po’ tutti, ma non tutti. Un capolavoro d’arte politica da far impallidire Machiavelli e i suoi epigoni!

Fare il riassuntino degli interventi è superfluo, basta cliccare sul link ed ascoltare, posto che se ne abbia la forza, perché chi si attendesse una critica al prodotto S24, rimarrebbe deluso. Bellu ci racconta nel dettaglio tutta la sofferta storia della nuova testata, non risparmiando dettagli francamente inutili anche se non privi di un certo colore, come ad esempio la sorpresa di trovare un piccolo parco macchine inatteso di fronte all’ingresso della sede, tanto da far pensare a una certa “opulenza” inaspettata. Ci narra del suo stipendio, dell’appartamento (ma chi se ne frega?), arriva a parlare di Radio Press che non viene coinvolta nel progetto e di Sardegna Quotidiano che esce contemporaneamente ingenerando (a suo dire) una certa confusione, che si illude di ritrovare ancora adesso, come se davvero si potesse confondere una portaerei armata di Cruise con un peschereccio per la pesca delle seppie. Ci parla di tutto e di tutti: gli editori cattivoni che chiudono il rubinetto, l’equivoco dei passivi, che sembravano… ma non erano… e però non c’era malizia, intendiamoci, solo qualche svista, un po’ di confusione.

Sì… certo: ma ci direbbe perché S24 è arrivato a vendere mille copie, anziché continuare a menarla con lo stampatore di Macomer che prima pretende di anticipare l’uscita del nuovo quotidiano e poi non ha la carta (era affetto da diarrea prolungata e l’ha consumata tutta)? Ci spiegherebbe perché S24 non lo leggeva nessuno nonostante fosse, a sentire tutti coloro che si sono alternati al microfono, un vero e proprio capolavoro?

No, ma non solo non ce lo spiega, soprattutto non se lo domanda, perché è evidente come il direttore, prima, ed editore, poi, della testata sia tanto inserito in un sistema che pretende la stampa incompatibile col mercato dell’informazione da non domandarsi se non sia possibile sopravvivere senza lo sponsor, dando per scontato che ciò non si debba neppure dire perché ovvio!

Tradotto in parole semplici, per noi poveri non addetti ai lavori e soprattutto non-intellettuali (diversamente pensanti?) la situazione, paradossale, suonerebbe così: facevamo un giornale che piaceva tanto ai giornalisti ed agli intellettuali (mitico l’intervento di Fois, ci mancavo solo che svelasse il nome dell’assassino in diretta!) ma nessuno ci ha dato i soldi per continuare a mandarlo in edicola in attesa che i poveri cretini (i lettori) capissero finalmente come dev’essere un quotidiano e lo comprassero!

Demenziale: possibile che questi signori non capiscano che il primo requisito per un prodotto dev’essere la compatibilità col mercato? Che anziché parlare di libertà di stampa violata bisognerebbe domandarsi se il prodotto fosse valido o meno, oppure rassegnarsi al fatto che se si desidera lavorare per un organo di partito (o simili) non ci si può lamentare se il partito sceglie di chiudere tutto perché non lo ritiene più utile?

Ma soprattutto: non sarebbe il caso, a sinistra, di usare maggiore onestà intellettuale piantandola di andare a cercare i nemici prima di aver guardato per bene in casa propria?

L’esimio Dadea, ad esempio, l’ha mai letto il quotidiano? Si è chiesto perché vendesse mille copie? Forse c’era qualcuno alle edicole che ne impediva la vendita minacciando i lettori col fucile? Ma non avrebbe potuto risparmiarsi il comizio in un’occasione che era, prima di tutto, la recita di un’orazione funebre e, dunque, un funerale?

Eppure la risposta è semplice: S24 si è arenato al Poetto perché, fin dall’inizio, incapace di navigare se non con l’aiuto mensile di qualcuno (chiunque egli fosse, ma Bellu non lascia adito a dubbi) disponibile a mettere mano al portafoglio. Nel profluvio di parole (a volte sciocche) del Teatro Massimo, il succo della vicenda, purtroppo e miseramente, è tutto qui.

Non facciamo le anime belle asserendo che l’editoria italiana sia altro, ma non prendiamoci neppure in giro millantando la morte della libertà di stampa per la scomparsa di un quotidiano da mille copie, infarcito di giornalisti ed intellettuali convinti di poter cambiare il mondo con un editoriale che leggono soprattutto i colleghi.

Attendevo con curiosità l’happening del Massimo, aspetto Asibiri: se la qualità del prodotto sarà la stessa di S24 finirà accanto alla portaerei, al Poetto, perché anche i pescherecci per le seppie, a volte, finiscono in secca se al timone ci sono degli incapaci: non sarò Stampunieddu, ma non ci vuole molto a capirlo (e non ne sarò contento).

E meno male che non c’era anche Michela Murgia per spiegare quanto siamo stati scemi a non aver letto S24, poveri cretini, se le avessimo dato retta, invece…

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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