CARO BELLU TI SCRIVO

di Antonio Rombi

 

Cari amici di Sardegna24, o forse considerando gli sviluppi di un futuro prossimo, è meglio dire di “A si Biri”. Comunque sia o vada a ricominciare…

Prima di tutto sottolineo che mi sarebbe piaciuto molto poter essere presente all’incontro di venerdì 10 febbraio 2012 per poter dire a voce queste cose e rivolgere alcune domande ai diretti interessati, ma per un impedimento non mi sarà possibile. Quindi per non perdere l’occasione e alimentare il possibile dibattito affido questo scritto alle pagine di facebook. Mi sono preso la libertà di usare questo tono amicale perché, se i principali destinatari di queste righe sono il direttore e la redazione in senso lato, vorrei provare a coinvolgere in questa mia riflessione, tutti i simpatizzanti, gli ex lettori occasionali e i fedelissimi (andati ahimè sempre più assottigliati di numero) che, come me, hanno creduto di trovare in Sardegna24 un giornale nuovo, invece… Premetto di essere sinceramente dispiaciuto per come si è conclusa la breve vita del giornale, non si può non essere solidali per davvero con chi perde il lavoro, in particolar modo con i collaboratori, i non garantiti alla faccia dei grandi proclami di solidarietà elargiti dal sindacato dei giornalisti e dalla “consorteria della categoria”. Però fin dalle prime copie arrivate in edicola, leggendo editoriali vari, interventi e articoli, avrei voluto rivolgere delle domande perché mi era sembrato di notare per dirla con un eufemismo, alcune curiose incongruenze e coincidenze. Ma avevo soprasseduto, anche perché nutrivo la speranza di essermi sbagliato. Per procedere con un po’ d’ordine, inizio dalla fine, anche per non perdermi in quello che pare un vero e proprio ginepraio di dichiarazioni, esternazioni, attestazioni di solidarietà (l’ipocrisia un tot al chilo!), salamelecchi e inappropriate rivendicazioni sulla libertà dell’informazione (a Sardegna24 chi è che l’ha impedita?). Nel gran calderone in ogni caso ci va di tutto, è una tecnica ricorrente della corporazione giornalistica sostenere di voler animare il dibattito a colpi di pluralismo negato e libertà dell’informazione. Quando non si vuol affrontare un problema reale, qualunque sia,(e ce ne sarebbero tanti) saltano fuori dal cilindro belli e preconfezionati i soliti temi: pluralismo e libertà d’informazione!

E Sardegna24 che c’entra? Parecchio, perché, dall’ultimo numero apparso in edicola, si sono spesi fiumi di parole però, a parte varie affermazioni sulla serietà morale e rettitudine della redazione, nessuno tra gli autori degli interventi pubblicati il 29 gennaio 2012 ha dato una spiegazione comprensibile, univoca, chiara e onesta sul perché il giornale ha chiuso.

Non sarebbe stato un atto dovuto per rispetto ai lettori? Invece…nisba.

Anzi con modalità e stile degni della migliore parodia, da pagina 1 a pagina 15 dell’ultimo numero, si sono alternati interventi autoreferenziali sul pluralismo negato, si è detto di una Sardegna più povera (se fosse così soltanto perché non c’è più Sardegna24 come ha sostenuto Dadea, molti sardi non sarebbero in mezzo ad una strada) e le immancabili invettive contro i finanziatori (?) che “d’emblée” hanno detto addio al progetto. Ora è un singolo, in altre pagine un gruppo come indicato da Marcello Fois che, nella sua rubrica Domande e Risposte, scrive: “…Se chi pensa all’informazione come cassa di risonanza delle proprie personali, idiosincrasie. Se chi può costituire un supporto a strumenti di opposizione attiva vuole invece finanziare semplicemente un proprio portavoce. Sardegna24 ha dimostrato che un altro punto di vista è possibile…un punto di vista laico, non allineato, non asservito. E’ perciò che dal punto di vista dei finanziatori il gioco non è valso la candela…poco convinti, poco motivati ad una vera svolta.” Però: perché invece di proseguire il suo editoriale parlando di “pusillanime accondiscendenza e di giornalisti veri” non ha posto domande serie e fatto i nomi e i cognomi di questi finanziatori di cui pare conoscere le recondite finalità?

Anche il direttore Giovanni Maria Bellu, nei suoi due editoriali di commiato, si guarda bene dal fare i nomi dei presunti finanziatori, anzi fa di più, attesta la presunta onestà di questi – a proposito dell’annullamento dell’accordo per rilevare la testata a causa di una discrepanza tra i crediti e i debiti dichiarati – “la validità era subordinata all’esattezza di un certo quadro debiti-crediti […] che, si è rivelato erroneo. Sottolineo erroneo perché non ho alcun dubbio sulla buona fede dei soci fondatori […]”

A questo punto per continuare la tragicommedia, o si fa finta di credere che il progetto monumentale di Sardegna24 sia stato messo su da un’allegra cricca di ex residenti a Villa Clara che hanno chiuso baracca e burattini dopo aver buttato una discreta quantità di euro, oppure si fa l’unico nome possibile perché lo sanno anche le pietre: Renato Soru.

Per quanto in molti si spertichino a sostenere il contrario, alcuni fatti, ma soprattutto curiose similitudini, coincidenze, ricorsi storici e giudiziari conducono all’uomo di Tiscali.

D’altronde lo stesso direttore Bellu, titolando il suo editoriale a pag.14 “Possono parlare persino le pietre” lo lascia intendere in una sorta di lapsus freudiano.

Ad onor di cronaca, per chi non avesse letto l’editoriale in questione, il direttore, oltre ai ringraziamenti per i numerosi messaggi ricevuti, la pasticceria per dolciumi, il nuraghe di cioccolato e la canonica frecciata contro il Governatore Cappellacci (per la verità mai troppo poche se si pensa ai danni da lui arrecati ai sardi per essere prono agli interessi dell’uomo di Arcore e sodali) parla della possibile rinascita “Faremo un piano industriale chiaro e trasparente che sottoporremo a cittadini e imprenditori”.

Ma scusi, allora com’era il piano industriale per Sardegna24?

Nello stesso articolo poi riconosce alcuni errori “Non sappiamo ancora come si apre un giornale, ma abbiamo imparato quel che non si deve fare quando lo si apre”.

Però tra Bellu e l’ex governatore c’era stato il precedente dell’Unità, rilevato da Soru grazie anche alla benedizione della ditta Veltroni e di una corrente PD. Un matrimonio però destinato a durare poco e cioè fino a quando Soru, dopo la debacle elettorale del 2009, decide di liberarsi del giornale fondato da Gramsci anche perché le vendite vanno maluccio, ma questa è un’altra questione…al bando le strumentalizzazioni!

Allora, per ritornare all’attualità, è plausibile supporre che al momento della chiamata a dirigere il giornale, Giovanni Maria Bellu, sebbene potesse avere una conoscenza minima del politico Soru, si fosse fatto un quadro attendibile sulla dirittura morale e sui reali obbiettivi di questo “uomo nuovo” della sinistra sarda. 

Ora, o meglio pochi mesi fa, ottobre 2011, quando per un’imprevista buccia di banana giudiziaria Soru scivola tra le braccia della giustizia per una presunta evasione fiscale di qualche milione, che cosa succede (a parte i gongolamenti giulivi e festanti degli avversari di destra, ma non sono stati da meno neppure quelli della corrente interna PD avversa a mister Tiscali e sponsor romani)?

Succede un piccolo terremoto. Beh… con impassibile aplomb si cerca di far finta di nulla, ma poiché a Renato Soru si potrà dire di tutto, però non che è stupido o che non sappia fare bene i propri interessi, dopo un mese circa, quando il giornale pare catturare lettori, chiude i rubinetti della cassa. Il perché è presto detto, può aver fatto un ragionamento simile: la scalata politica con questa nuova tegola giudiziaria va a farsi benedire, chi me lo fa fare di sborsare soldi per un giornale che non mi serve più?

Ricostruzione fantasiosa? Manco per niente anche perché sarebbero troppe le coincidenze. Quello che invece è difficile da credere è altro: l’incomprensibile silenzio della redazione di Sardegna24 di fronte alla notizia della recente bufera politica che travolge Renato Soru e anche il PD.

Come mai dal 13 ottobre e giorni seguenti, mentre i due principali giornali sardi e anche nazionali riportano la notizia della nuova disavventura giudiziaria di Soru, su Sardegna24 la vicenda non appare? Non c’è, silenzio totale.

Cosa si vuole, che si pretende?

Avranno pensato: non possiamo sputare sulla mano di chi ci procura la pagnotta, evitiamo di dargli anche questa preoccupazione. Ragionamento comprensibile, espressione d’umana debolezza si dirà, dopotutto quanti giornalisti italiani si adeguano alle esigenze del capo-padrone? Molti, troppi purtroppo.

Ma allora dov’erano in quei giorni i bravi redattori dalle schiene dritte, quelli privi di “pusillanime accondiscendenza”?

E la redazione combattiva “…senza il marchio degli yes men invertebrati…” come sostiene Giorgio Melis?

Quelli che secondo Lilli Pruna hanno dato “Una lezione di coraggio”?

A parte queste perplessità, vanno però riconosciuti anche i meriti per le inchieste fatte, in alcuni casi pare abbiano levato letteralmente il sonno agli interessati tanto che questi ultimi non perdono occasione per lanciare invettive contro il direttore e la redazione (leggi caso Schiavone).

Molte altre sarebbero le domande che vorrei fare per rendere ancora più vivace un possibile dibattito su giornali, giornalisti e giornalismo in Italia, però ho da fare un’ultima riflessione sul tenore di alcuni editoriali pubblicati in questi mesi.

Sì, gli editoriali, tutti quelli da dove a turno si pontificava a destra e manca contro tizio, contro caio e via fiumi di retorica privi di una reale voce autorevole,- mi sia permessa questa affermazione e non me ne vogliano i vari Marcello Fois, Michela Murgia, Flavio Soriga, sono scrittori affermati, noti in tutta la nazione – ma per come credo debba essere un editoriale questo spetta un personaggio che ha un certo spessore, appunto un’autorità per il tema affrontato. Tanti lettori come me forse si sono stancati di leggere un giorno sì e l’altro pure sempre lo stesso autore di domande e risposte, però dietro quelle parole non c’era la statura di un Giuseppe D’avanzo, tra l’altro un grande giornalista da lei conosciuto.

Capisce quello che voglio dire, direttore Bellu, e riesce a vedere la differenza?

Fin dal primo numero del giornale nel suo editoriale d’apertura “Emigrare ritornare e provare rabbia” lei parla di “talenti dissipati, curricoli ed eccellenze sacrificate…Il futuro umiliato a favore degli amici degli amici, dei raccomandati, dei furbi” e altro più o meno sempre su questo tenore. Difficile non approvare e sottoscrivere verità sacrosante come queste.

E’ un editoriale appassionato, quello del neo direttore di Sardegna24, davanti a parole simili e dal tenore “Esiste solo il giornalismo che riferisce la verità sostanziale dei fatti, senza travisamenti e senza censure” è lecito pensare e credere ad un reale cambiamento di rotta, ma soprattutto che le persone coinvolte nel progetto di questo nuovo quotidiano siano state individuate secondo professionalità acclarate, senza favoritismi di bassa lega o ricorrendo all’italica abitudine della raccomandazione da parte del politico di turno o del parente guarda caso giornalista.

Bello da credere, un giornale senza censure…

Però bellezza a parte, alcune circostanze lasciano perplessi.

Per arrivare al dunque in questi ultimi anni a Cagliari sono nati due quotidiani di una certa importanza: “Il Sardegna”(gruppo Epolis di Grauso e altri vari ed eventuali) e il nominato “Sardegna24”, purtroppo dopo poco tempo entrambi sono falliti (motivi differenti).

Non sarà che mettere alla testata nome della regione porti sfiga?

Gli analisti di marketing avranno preso in considerazione quest’eventualità?

Insomma, per ritornare a Bomba sulla questione delle due redazioni, qualcuno è in grado di spiegare come mai a distanza di anni, tra i giornalisti fortunati che hanno ottenuto il contratto d’assunzione con singolare coincidenza compaiono i soliti nomi?

Sarà forse perché con la povertà della Sardegna non sono emerse nuove leve del giornalismo?

E’ davvero curioso ‘sto fatto. Se poi si vanno a spulciare i cognomi dei giornalisti nell’isola, le omonimie abbondano e le coincidenze si elevano all’ennesima potenza e si scopre che la matematica e la statistica sono proprio opinioni!

Per concludere, dico soltanto che errori se ne fanno tanti, ma se Sardegna24, o quello che rinascerà dai resti (vi faccio per davvero i più sinceri auguri), vuole sostenere un serio dibattito sulla qualità del giornalismo e sulla libertà d’informazione, inizi a portare avanti, con tutto il peso di cui dispone il direttore Giovanni Maria Bellu, una battaglia: dire una volta per tutte basta al nepotismo della consorteria dei giornalisti che non lascia altra opportunità che il collaboratore a vita ai tanti privi di santi in paradiso.

 

Per eventuali comunicazioni può essere usata la mail seguente

boicheddu.segurani@virgilio.it

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