PERCHE’ NESSUNO PARLA DELLA COLONIA SUMERA DI SASSARI? PARTE PRIMA

di Gabriele Ainis

 

“Hai letto l’ultimo libro di Sierra a pagina 200?” mi ha chiesto sornione un caro amico.

Sierra? E chi diamine sarebbe? Ho alcuni amici e conoscenti che si chiamano Serra, alcuni hanno anche scritto dei libri, ma questo Sierra proprio non lo conosco.

Sì, lo confesso: sono un ignorante, perché Javier Sierra è un pezzo da novanta della narrativa spagnola, si arrangia benino nel campo dell’archeologia misterica (ogni volta che scrivo archeologia seguito da misterica, devo prendere un antistaminico per combattere il prurito) e pubblica in mezzo mondo ripercorrendo le orme di quanti sono diventati famosi prima di lui, dal mitico Hancock a Von Daniken per finire con nostro mai dimenticato Peter Kolosimo, vero esempio di paraculaggine torinese.

Però ho fatto ammenda, mi sono informato (i devoti di San Google come me non hanno difficoltà) ed ho scoperto che nel 2011 è uscito un libro intitolato Lo specchio oscuro, una raccolta dei soliti misteri misteriosi, dalle piramidi di Giza alla carta di Piri Reis: cosa avrà mai da dire di nuovo a pagina 200 uno che  “[…]ha un talento incontenibile nel mescolare storia, intrighi e folklore, spionaggio e esoterismo.”? Mì che lo dice Kirkus reviews, eh?

Beh, se lo dice Kirkus, non posso esimermi dalla lettura.

No, calma, non l’ho acquistato: 19.60,00€ per un po’ di carta troppo ruvida non li spendo neppure in caso di diarrea fulminante, piuttosto adopero la foglia di fico: sono andato in una biblioteca (purtroppo spendiamo soldi pubblici anche per queste robe) e gli ho dato un’occhiata, prima all’indice, e poi a pag 200.

Nell’indice non ho trovato nulla di particolare: la caccia nazista al Graal, il Viracocha, la cattedrale di Chartres, il segreto massonico di George Washington, insomma la solita fuffa misteriosa in cui si continua a rimestare da sempre alimentando la puzza, mentre a pagina 200 ho trovato effettivamente la novità, ma soprattutto ho capito il motivo del risolino quando il mio amico mi ha suggerito la lettura.

Sardegna, l’isola dimenticata. Questo è il titolo del paragrafo che ho trovato e fa parte del capitolo intitolato: La cultura X. Dove X è proprio ‘x’, non il numerale latino, quindi potete immaginare la profondità delle argomentazioni. Ad esempio: Gli storici datano i primi insediamenti umani sull’isola a più di mezzo milione di anni fa e oggi ammettono che i primi importanti manufatti in pietra possano risalire al 10.000 a.C..

Cosa diamine significa oggi ammettono? Come dire: Eh, lo sappiamo come sono gli storici, prima di ammettere devono essere presi a calci negli stinchi. Prima dicevano che gli utensili litici fossero stati portati da Napoleone ma ora, dietro pressione di qualcuno con un po’ di cervello, hanno cambiato idea. Ignoranti!

Ci sarebbe anche da dire che sono proprio i manufatti in pietra che assegnano l’arrivo dei primi ominini a circa mezzo milione di anni fa, quindi i primi importanti manufatti sono ben più antichi…

Vabbè, non stiamo a fare le pulci ai geni, ché adesso ci divertiamo.

Quindi Sierra scopre l’esistenza della Sardegna, beato lui, e si reca al museo archeologico di Cagliari dove, vagando tra le teche: “[…] scoprii un fatto inaspettato: tra il 3500 e il 2700 a.C la Sardegna fu segnata da una florida cultura locale chiamata di Ozieri. Era una civiltà avanzata culturalmente, che decorò con perizia e raffinatezza le sue ceramiche, i cui resti emanano ancora uno strano «odore orientale».”

Ma no! E com’era? Sapeva di mughetto oppure era appena passato un signore che aveva esagerato con i legumi? Si sa che in medio oriente si mangiano un sacco di legumi, con quel che ne consegue…

La costruzione del monumento più misterioso di tutta l’isola è stata attribuita agli uomini di Ozieri: si tratta di una piramide a scaloni, alta circa nove metri, con i lati rispettivamente lunghi 30 e 37 metri.

Accidenti: speriamo che ad Ozieri non leggano a pagina 200, altrimenti il sindaco fila subito alla Soprintendenza di Sassari e ne pretende l’immediata restituzione (della piramide, non della Soprintendenza!) mica il sindaco di Cabras è solo, ajò! A Ozieri stanno già preparando lo spazio per mettercelo.

Monte d’Accoddi, com’è chiamato al giorno d’oggi, è poi articolato in tre grandi scaloni. In nessuna guida sarda è definita piramide, ma, senz’ombra di dubbio, è proprio di questo che si tratta.

«Se lo annoti bene», si raccomandò l’attenta segretaria del museo vedendo il mio quaderno di viaggio. «Si trova a nord, nei pressi di Sassari. Se quello che sta cercando è un bel mistero, lì ne troverà uno gigantesco.»

Insomma: come si fa a non dar retta all’attenta segretaria del museo (chissà chi diamine era)? Così il nostro eroe, sprezzante del pericolo, noleggia una macchina e si sobbarca il periglioso tragitto fino a Monte d’Accoddi: incredibilmente, ne esce pure vivo ed infatti può scrivere le sue cazz… attente tesi archeologiche.

Però, visto che è di strada, e magari gli scappa qualche esigenza idrica, si concede una sosta nell’area archeologica di S. Cristina, per cui, a pag 201, ecco Il pozzo astronomico.

Il pozzo, una struttura cilindrica fatta di pietre di basalto levigate con cura, non assomiglia a nessuna costruzione vicina. Nonostante sia circondato da nuraghi (in corsivo nel libro, nota mia), rudimentali torri megalitiche costruite tra il 1700 e il 900 a.C., il suo stile è assolutamente diverso.

Rudimentali torri megalitiche? Cessss… a questo qui è scappata al momento sbagliato, perché è passato di fronte al Losa e non l’ha neppure visto (eh, dalla 131, se non sai dove guaradare, non lo trovi anche se è gigantesco!). Ve l’immaginate se per caso si fosse dovuto fermare prima?

Mentre pisciavo, ho scopetto la torre di Babele, nessuno se n’era mai accorto prima e io….

Vabbè, non la tiro troppo in lungo, lascio anche il penetrare al di là di una strana porta trapezoidale incisa nel suolo che dà l’impressione di essere di fronte alla scenografia di un film di fantascienza, perché c’è di meglio. Infatti: Avrei presto scoperto che la peculiarità più misteriosa del pozzo di santa Cristina è la sua funzione astronomica. Studiata per anni dal prof Atzeni dell’Università di Cagliari, questa costruzione fu datata intorno al 1000 a.C.. Oggi si ritiene fosse utilizzata per officiare culti che univano la venerazione dell’acqua con quella della luna.

Glielo dite voi ad Atzeni? Io no perché se vado a riferirgli che si dice in giro che ha studiato l’allineamento astronomico del pozzo di S. Cristina mi stacca le orecchie a morsi ed io alle mie orecchie ci tengo (e magari non mi stacca le orecchie ma altro). Sì, lo so che non c’è scritto esplicitamente, ma questo è un libro che va in mano a chi è digiuno di lessico scientifico e, a mio avviso, si tratta di una scrittura maliziosa, per non dire di peggio.

In ogni caso, si notano subito le somiglianze con le costruzioni Inca (ma no!): perché non accettare che i nuragici e gli Inca si siano rifatti alle stesse popolazioni ancestrali che li hanno preceduti? Infatti: Perché non accettare, seppure come ipotesi di lavoro, l’esistenza di una cultura madre nel Mediterraneo di cui abbiamo perso ogni traccia nella fase finale dell’ultima era glaciale?

Ah, saperlo, saperlo, forse perché tra Inca e il pozzo di S. Cristina ci corrono un paio di migliaia d’anni, ad esempio, oppure perché gli archeologi sono una banda di stronzi, è risaputo!

Sperando che le risposte a queste domande mi stessero attendendo presso la piramide di Monte d’Accoddi, mi affrettai in quella direzione.

Cesss… se questo qui avesse visto i nuraghi porca miseria, chissà cos’avrebbe detto! Peccato, un vero peccato. Meno male che ha visto la piramide a scaloni (is callonis… mì che sono piramidi pornografiche, propriamente).

Il mistero di Monte d’Accoddi ve lo racconto domani, ajò!

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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Javier Sierra – Lo specchio oscuro; Enigmi, inganni e ossessioni della storia – Longanesi (2011)

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4 risposte a PERCHE’ NESSUNO PARLA DELLA COLONIA SUMERA DI SASSARI? PARTE PRIMA

  1. Fantastico, posso pubblicarlo sul mio blog?

    • Boicheddu Segurani ha detto:

      Caro Montalbano, se vuole, può pubblicare le prime venti righe e il link, oppure un riassunto e il link, come facciamo tutti. Tuttavia La ringrazio per la richiesta e le dico in tutta onestà che se anche avesse proceduto alla pubblicazione del testo integrale non avrebbe ricevuto alcuna lamentela.
      Cordiali saluti,
      Boicheddu

  2. panurk ha detto:

    a proposito delle piramidi pornografiche: mi ricordo un testo non meno fantasioso su un altro sito antistante la Gola de Gorroppu dove confluiscono il Flumineddu e l’Orbisi in località sa Zuntura. Anche qui lo spettacolo naturale ha forzato un rendimento massimo della fantasia erotica dello scrittore:

    “Il culto delle acque era molto sentito in Sardegna. Da una delle tre gole, delimitata
    dalle vertiginose pareti di Cucuttos, zampillava (e zampilla) una copiosa cascata
    scaturente da una grande fessura verticale, molto simile a una vulva. Oggi è chiamata
    Cunnu ’e s’Ebba,‘vulva della cavalla’. Ma il riferimento corre alla vulva della Dea
    Madre, protettrice delle acque e perenne eccitatrice del “sacro sperma” che il Dio-
    Padre emette adunando le nubi e scatenando la pioggia fecondatrice. L’orgasmo sacro
    convergeva dentro i pozzi sacri (ossia dentro la “sacra vagina” che riceveva l’acqua
    celeste), dove veniva adorato; ma poteva essere adorato anche in luoghi naturali
    particolarissimi, in santuari naturali come l’alto-Gorropu, dove un triangolare convergere
    delle linee tettoniche aduna le acque sulle ghiaie prative, che le assorbono
    nascondendo il grandioso scorrere trinitario per riemetterlo subito dopo in una purissima
    risorgiva unitaria. Quel regolare triangolo di gole e di acque richiama indubbiamente
    le tre linee del pube femminile entro cui il seme fecondatore penetra per
    poi fuoriuscire dal materno grembo come unitaria epifanìa di vita.”

    Sebbene l’Atzeni non sembra di aver apprezzato molto la funzione astronimica dei pozzi sacri, non soimmaginarmi quanto piacerebbe a lui l’idea del orgasmo sacro nella canna del pozzo 🙂

    Scherzi a parte: Questo ci darebbe almeno una spiegazione plausibile perché i nuragici impiegavan tanta cura a dare al “pozzo, una struttura cilindrica fatta di pietre di basalto LEVIGATE CON CURA”. Altrimenti il Dio-Padre avrebbe perso ben presto sugo a fare l’orgasmo sacro dentro la sacra vagina del pozzo sacro.

    sakrament!

  3. Domus de Janas ha detto:

    Hahahahaha…. qualcuno lo faccia leggere al Governo, dato che per Palazzo Chigi stiamo veramente nell’isola dimenticata!!!

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