MONT’E PRAMA: I GIGANTI… E TORRA! ARCHEO COLPISCE ANCORA

di Gabriele Ainis

 

Non amo particolarmente le riviste divulgative di archeologia. Le trovo insulse, poco accurate e destinate a un pubblico con il quale condivido pochi interessi.

Non è spocchia, tutt’altro, piuttosto consapevolezza dei miei limiti: sono essenzialmente un bimbo poco cresciuto. Le persone normali, infatti, attraversano una fase infantile che si chiama ‘fase del perché’, durante la quale si interrogano su ogni minuzia con curiosità insaziabile. Però è una fase transitoria: finita che sia, sulla strada dell’adulterio (quando si diventa adulti) ci si dedica a faccende serie e si lasciano perdere gli interrogativi inutili.

Io mi sono scordato di superare la fase del perché, ci sono rimasto invischiato dentro e continuo a pormi domande su tutto e tutti, risultando antipatico e, in ultima analisi, ciò che proprio non mi sento d’essere: spocchioso.

In realtà, il mio limite è l’incapacità delle sveltine mentali, l’eiaculatio praecox di cui sono preda coloro che leggono un trafiletto e concludono che Tizio ha di sicuro ragione mentre Caio è un antisardo patentato da additare al pubblico ludibrio, rivendicando di seguito il diritto all’autodeterminazione dell’Isola (come se nell’ultimo mezzo secolo non ci fossimo autodeterminati a sufficienza causando l’attuale collasso della società isolana!).

Piuttosto apprezzo i lavori di rassegna, pubblicati su riviste specialistiche, che invitano a soddisfare gli interrogativi e i dubbi ‘approfondendo’ gli argomenti di interesse, magari con l’aiuto del corredo bibliografico (a volte, citandolo, mi pare di bestemmiare!).

Bravo! – mi si dirà – e chi ha il tempo di farlo? Quelle sono faccende da specialisti, per questo ci sono le riviste divulgative!

Bene – rispondo io – ecco perché non sono spocchioso. È solo una questione di gusti: a me piace studiare gli argomenti che amo, altri preferiscono abrogare il cervello, oppure occuparsi d’altro, ad esempio di calcio o cucina creativa (gli sherdanu ne vanno pazzi).

Presto ci sarà una nuova disciplina su cui accapigliarsi: l’Archeocucina Sherdanu. Già m’immagino le polemiche sulla paternità della pecora all’arancia: sofisticato piatto sherdanu della metà del secondo millennio a.C., o junk food tardonuragico della prima metà del primo millennio? Pietanza importata dai fenici o simbolo di resistenza culturale autoctona? Esempio di primogenitura culinaria Sherdanu nel Mediterraneo occidentale o conferma di una scontata dipendenza culturale da influssi orientali esterni?

Questa terrificante sciocchezza mi invita a parlare di un articolo apparso di recente su Archeo: Il Mistero dei GIGANTI (*), a firma di Valentina Leonelli e Luisanna Usai, con contributi di Antonietta Boninu, Bruno Massabò, Marco Minoja e Alessandro Usai.

Che una rivista divulgativa, di respiro nazionale, si occupi della statuaria di Mont’e Prama non può che farmi piacere, eppure, esaurito l’articolo (l’ho letto per folle curiosità: ARCHEO non mi piace e non leggo mai!), mi è rimasta addosso una certa amarezza.

Non per la forma del lavoro, tutt’altro: è confezionato in maniera più che dignitosa, preciso, attento alla necessità di un linguaggio accessibile senza scadere nella banalità. Forse si potrebbe eccepire sulla qualità dei disegni che illustrano la ricostruzione delle statue, ma stiamo parlando di dettagli. Eppure un limite – e neanche tanto nascosto – c’è, sebbene non sia responsabilità diretta degli estensori.

Le statue di Mont’e Prama (e più in generale la protostoria sarda) sono state al centro di una gazzarra invereconda, un attacco strumentale al mondo dell’archeologia sarda funzionale all’affermazione politica di istanze indipendentiste. Come non ricordare i proclami sui perfidi archeologi che nascondono le evidenze della passata grandezza dei sardi a favore di una storia centralista? La presentazione di un’interrogazione parlamentare da parte di un senatore della repubblica (Massidda) affinché si fugasse il dubbio che le soprintendenze celino a bella posta i reperti al fine di negare la vera storia dei sardi?

Non so se rappresenti un primato di noi sherdanu, non che se possa andare orgogliosi, ma si parlava di archeologia dai palchi dei comizi (metafora, non esistono più i palchi né, per certi versi, i comizi) fatto che dovrebbe indurre una doppia riflessione: se siamo davvero sani di mente e se c’è ancora spazio per cadere ancora più in basso!

Ebbene: l’articolo di cui sopra risente proprio di questo, a partire dal titolo di cui ho conservato le maiuscole. Sarà preciso, puntuale, di facile lettura, informativo, ma si percepisce che gli autori, parlando di archeologia, pensavano anche al resto. Alle polemiche, agli insulti, agli uomini politici da operetta, agli intellettuali da paghi due prendi zero: pensavano alla gazzarra.

A partire dal titolo, per l’appunto (quanto detesto l’uso del termine ‘giganti’; spero che sia una trovata dell’editore, non degli autori) è tutto un sottolineare che i sardi non li conoscevano ma che, implicitamente e si spiega il motivo, non è certo colpa degli archeologi o delle soprintendenze. Che erano già stati pubblicati, certo, ma che il grosso pubblico non ne aveva ancora realizzato l’importanza. E così di seguito, fino alla citazione dei “ribassisti” e “rialzisti” che mi ha lasciato di stucco, essendo del tutto inutile, chiara eco di una disputa poco importante per la divulgazione ma usata ad arte per fini ideologici. Non dico che lo scopo primario dell’articolo sia quello di rispondere in qualche modo alla gazzarra di cui si parlava, ma se ne ha il dubbio!

Non gliene faccio una colpa (devo averlo già detto) e questo è uno sfogo inutile per i tre lettori istituzionali del bloGG, ma mi domando se non si potesse evitare un riferimento così evidente (per me) alle polemiche che con l’archeologia nulla hanno a che fare, sebbene, proprio perché si parla di divulgazione, sia pacifico che non si possa ignorare tutto ciò che, in palese malafede, hanno combinato i difensori della Grande e Invitta Sardegna dell’Età del Bronzo.

Capisco anche che ci sono lettori e lettori. Mi ricordo, ad esempio, un simpatico signore che aderì all’adunata metaforica di uno dei Vati riconosciuti dell’esercito shardaniko, recandosi in carne ed ossa all’adunata convocata proprio a Mont’e Prama. Dapprima neppure trovò il luogo e poi si rese conto di essere da solo (e si stupì! Per lui provai tanta, tanta tenerezza).

Comunque, nonostante tutto, leggere il box a firma di Usai (pag 26) mi ha spinto ad una riflessione. Dice il nostro: […] Il Sinis si caratterizza per una presenza consistente di nuraghi semplici, […] per un numero importante di nuraghi complessi e una serie abbondantissima di «piccoli nuraghi» edifici probabilmente incompiuti per il fallimento di un programma insostenibile di popolamento e sfruttamento del territorio. […] (Corsivo mio)

Tanti nuraghetti probabilmente incompiuti? Sì? Non lo sapevo, accipicchia, ma adesso mi informo perché è un aspetto intrigante: vuoi vedere che in fondo le riviste di divulgazione non sono poi così male?

 

gabriele.ainis@virgilio.it

318

 

ARCHEO, Attualità dal passato – Anno XXVIII, n1 (323) pp 20-33, gennaio 2012 Editore My Way Media srl

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in ArcheoloGGia, Archeologia. Contrassegna il permalink.

2 risposte a MONT’E PRAMA: I GIGANTI… E TORRA! ARCHEO COLPISCE ANCORA

  1. Maurizio Feo ha detto:

    I “giganti” che non sono affatto giganti…
    il “monte” che è una collina…
    Non ti viene in mente quel personaggio – che Marcello Marchesi portò sullo schermo televisivo – il “signore di mezz’età”?
    Quando diceva (con tono da trombone politico): ” Il nostro gruppo s’impegna fin da ora a rinforzare le strutture urbane e potenziare le possibilità ed il lustro cittadino. E cominciamo subito: da domani via Marsala si chiamerà via Marsala All’Uovo!”

  2. Gabriele Ainis ha detto:

    Mah… il fatto è che l’articolo contiene le informazioni corrette, però si percepisce una certa inquietudine, come se gli estensori si dovessero in qualche modo giustificare e sinceramente non se ne vede il motivo. Spero davvero che l’uso del termine ‘giganti’ provenga da una scelta editoriale, tuttavia, da autore, mi sarei cortesemente opposto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...