IDENTITA’ SARDA: IL TABU’, IL DOTTOR STIGLITZ E FISIETTO

di Gabriele Ainis

 

Nessuno si chiede perché, anche perché sarebbe doloroso specchiarci tutti quanti nel disprezzo che concretamente si esprime con questo silenzio verso la nostra identità sarda. Rossella è sarda, quindi non ci interessa come persona. Ma Rossella è anche italiana, o no? No, ci rispondono i media. Siccome Rossella è sarda non è proprio italiana.

 

Di alcuni argomenti non si può parlare. O meglio, si può anche parlare ma con poche speranze di interloquire con chicchessia: nella migliore delle ipotesi si viene tacciati di ignoranza e ti si leva la parola senza tante storie, perché: “Con uno così non si parla!”.

Si potrebbe fare un lungo elenco, ma il primo tema che mi viene in mente è quello del vicino oriente e dello stato di Israele. Guai a dire che è uno stato confessionale, come del resto dichiarato apertamente dalla sua costituzione, perché si diventa subito razzisti. Puoi anche cercare di spiegare che è con questo tipo di risposte che si alimenta il razzismo più becero, ma non c’è nulla da fare: c’è il tabù.

Dalle nostre (piccole) parti, uno dei tabù è l’identità sarda, qualcuno la chiama sardità, categoria che ancora non ho visto definire con precisione per un motivo molto semplice: così come la razza, l’identità non esiste o meglio non esiste se la si vuole coniugare diversamente da quella individuale, che sancisce solamente un fatto incontrovertibile: ciascuno di noi è un unicum e non ci sono due esseri umani uguali.

In calce ho riportato il commento ad un post di Biolchini sul suo blog. Non conosco l’autore e non lo cito perché non desidero interloquire con lui, mi serviva una frase esemplificativa e l’ho rubata. Frasi come questa ne potrei trovare un numero elevato a piacere ma non solo tra coloro che difendono a spada tratta l’idea di una Sardegna indipendente – stupidaggine immensa e difficilmente comprensibile – e per i quali l’identità è funzionale a un progetto politico, come l’identità padana per Bossi e Borghezio. Questa categoria, infatti, benché priva della possibilità di una definizione che non sia una tautologia, ha preso piede nell’immaginario culturale collettivo dell’Isola anche tra coloro che mai si accuserebbe di intolleranza, razzismo o del desiderio di creare una barriera culturale. La sardità parrebbe essere entrata nel sentire comune come una categoria di cui non si saprebbe dire cosa sia, ma lo si intuisce comunque, come la pornografia, l’arte, la bellezza, la puzza e tutto ciò che afferisce al campo dell’opinabile e si può piegare, di volta in volta, alla propria convenienza.

All’estensore del commento che ho rubato da Biolchini si dovrebbe domandare se sia in grado di definirla, questa identità sarda, ma non sto a chiederlo a lui, ci mancherebbe, e neppure ai lestofanti che avendo presumibilmente maggiori strumenti critici l’adoperano strumentalmente per curare le proprie faccende di autonominati difensori della cultura sarda (altra bella categoria!).

Se mi posso permettere, senza avere la pretesa di dar lezioni a nessuno (non lo farei neppure essendone in grado) mi verrebbe da domandarlo a chi, al contrario, i temi dell’intolleranza e del razzismo li frequenta da intellettuale e li pratica, anche, a nostro beneficio.

Alfonso Stiglitz perdonerà se lo tiro in ballo, citando la chiusa del suo Un’isola meticcia: le molte identità della Sardegna antica. Geografia di una frontiera:

Il fine di questa ricerca, ancora lunga, è quello di dare un volto a quelle donne e uomini, certamente Sardi, qualunque fosse la loro provenienza originaria, sicuramente non barbari ma portatori di un reticolo di identità culturali, esattamente come i Sardi attuali, ognuno dotato di quella che Amartya Sen ha chiamato la “natura plurale delle nostre identità”

Certo, la tesi di Sen (1) non si può che condividere, se solo ci si accorda sul senso da assegnare alla natura plurale di un’identità: io sarei un piemontese di origini sarde o un sardo trapiantato in Piemonte? C’è la possibilità di discriminare le due possibilità, un test di sardità o piemontesità? Diventerò piemontese quando mi piacerà la bagna caoda o resterò sardo finché continuerò ad amare il casu marzu? E se mi piacessero entrambi, sarei un sardontese o un piemardo?

Perché il punto sarebbe proprio questo: dato per scontato che esista un’identità individuale, siamo poi in grado di definire quella di un gruppo umano? E se sì: come? E se non mi fossi trasferito in Piemonte ma fossi rimasto a Genneruxi, sarei stato più sardo di quanto non sia adesso? Sì? Allora è una questione meramente geografica e il figlio del mio amico algerino Muhammad, trapiantato a Cagliari, che in città c’è nato e ci abita, a sessant’anni sarà più sardo di me se deciderà di non spostarsi? E la mia sardissima (si fa per dire) ascendenza non conta, se confrontata con quella inesistente del figlio di Muhammad?

È a questo punto che compare la necessità di una definizione che non arriva, come per la pornografia, che è un’opinione ma tutti abbiamo la sensazione di poterla riconoscere se ce la troviamo di fronte, così che possiamo lanciarla contro un nemico scomodo o far finta di nulla se conviene.

Ed è per questo che mi preoccupa l’accettazione implicita e acritica dell’esistenza della sardità, questa cosa elastica a piacere che porta a commenti quali quello citato all’inizio, oppure agli argomenti secondo i quali bisogna inventare una lingua artificiale (quella porcheria che è la LSC) per rafforzarla, la sardità, operazione per cui c’è bisogno di una lingua per difendere una categoria che ne avrebbe bisogno per esistere, a proposito di circolarità logiche!

Del resto, senza andare tanto lontano: siamo sicuri di poter assegnare alla stessa categoria umana – che non sia quella delle persone aventi stessi diritti e doveri – il mio amico Nello, di Carloforte, che parla tabarchino e ha imparato il casteddaio assieme a me alle elementari, canta Ma se ghe pensu e ama il pesto; la mia amica Anna, di Nuoro, che parla nuorese stretto e mi morde se appena provo a sbagliare l’accento sulla ‘u’, adora il pane frattau e si è laureata a Bologna dopo averci passato sei anni di vita; il mio amico Fausto, di Carbonia, nato e cresciuto sull’isola da famiglia strangia, che parla un perfetto fluent english facendo ridere se appena tenta una frase in limba (posto che davvero questo termine abbia un senso)? Sarebbero sardi tutti o ce n’è qualcuno più sardo di altri? E perché? E l’amico Carlo, che dice di essere della Baronia anche se ci torna una volta l’anno, se ci riesce, e mi ha spiegato che in italiano si dice malloreddus, ma in sardo (che per lui è la lingua della Baronia) molto più correttamente poddigheddos? E’ sardo o no? Chi tra loro è dotato di maggior sardità?

Le risposte potrebbero essere molte, dipende dal coinvolgimento ideologico di chi risponde, come il definire ‘nero’ Barack Obama (padre nero, madre bianca) o ancor peggio chiamarlo correttamente americano, per poi cercar di capire cosa davvero possa significare al di là della condivisione personale di un insieme di leggi e comportamenti, per l’appunto diritti e doveri, da sovrapporre ad una storia personale che fa di ciascuno di noi un pezzo unico e inimitabile.

Come la razza, insomma, che cacciata via dalla scienza cerca di rientrare da qualche altra parte, con il corredo di “caratteristiche salienti” dei sardi, con la testa dura, piuttosto che dei napoletani scansafatiche o dei lombardi, pardon, padani, particolarmente laboriosi.

C’è qualcuno che mi dice che differenza c’è tra questa roba e la razza? E davvero non si nota la contiguità col razzismo di chi afferma di difendere la sardità finendo, inevitabilmente, per cadere nella più rivoltante intolleranza travestita da buoni propositi?

Lo ripeto per buona misura: fortunatamente ci sono gli Stiglitz (e non solo lui, sia chiaro, mi permetto di citarlo come sineddoche di una categoria di intellettuali attenti ai temi della buona convivenza tra esseri umani) e però proprio da loro desidererei maggiore attenzione, forse perché, sebbene lontano dagli eccessi del politically correct, mi piace pensare che l’attenzione al dettaglio possa pagare, se non altro ai tempi lunghi. Così non guasterebbe che su questa storia della sardità si riflettesse più spesso, evitando di lasciare nel vago categorie così scivolose.

Ad esempio, ma non la prenda come una critica, piuttosto come una dichiarazione di riconoscenza, chiudendo il bell’articolo Memorie di periferia, apparso su Il Manifesto Sardo, mi ha colpito questa frase: Esiste una lapide per ricordare i morti massacrati dalle legioni romane, ne mancano ancora troppe per ricordare i deportati sardi del XX secolo.

Ma i sardi delle legioni romane hanno per caso qualcosa in comune con quelli deportati dai fascisti salvo il fatto che sono stati massacrati? E se chiedessimo ai giovani scolari che sono stati coinvolti nella bellissima iniziativa cosa sia un sardo, cosa ci risponderebbero?

Non sarà il caso di domandarselo?

E da qui la domanda finale: ma Fisietto, ci piace perché dotato di immensa sardità o perché è Fisietto e basta?

 

gabriele.ainis@virgilio.it

326

 

(1) Sen A., 2006. Identità e violenza. Roma-Bari

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in CuLLtura, LinGGua Sarda. Contrassegna il permalink.

2 risposte a IDENTITA’ SARDA: IL TABU’, IL DOTTOR STIGLITZ E FISIETTO

  1. panurk ha detto:

    Il problema sardo già da tempo sta radicando nei scaffali più innocui delle biblioteche:
    Mai rintracciato un libro sulla preistoria intitolato “la civiltà dei cretesi/ciprioti/bavaresi/cechi/scozzesi/ecc.” ?

  2. Alfonso Stiglitz ha detto:

    Gentile Ainis
    Mi fa piacere la sua attenzione alla mia produzione scientifica e a quella più letteraria, sono anch’io un po’ vanitoso. I sardi massacrati dalle legioni romane e quelli deportati dai nazifascisti hanno in comune il fatto di appartenere alla nostra storia specifica. La mia critica non era rivolta al ricordo di quelli antichi ma all’assenza di memoria recente. Detto in altre parole, credo che il poterci definire sardi (così come per Obama, americano) derivi dall’insieme della nostra storia, sia degli aspetti positivi che di quelli negativi; dobbiamo assumerla nella sua interezza e non scegliere di fior in fiore: i sardi di età nuragica si, quelli di età romana no, salvo Ampsicora e i suoi; i sardi di età bizantina manco a parlarne, come osano pretendere di fabbricarsi oggetti imitando la scrittura nuragica, i sardi giudicali sì, ma solo alcuni, altri sono venduti; non parliamo dei sardi di epoca savoiarda. Tutto qui, noi siamo il punto di arrivo di tanta gente, di tante esperienze, di tanta storia; non di un pezzetto.
    Dal punto di vista individuale lei è certamente un piemontese di origini sarde e contemporaneamente un sardo trapiantato in Piemonte, e questo è semplice. Ma dal punto di vista generale l’identità di un insieme, generalmente si usa un termine ambiguo come popolo, è più complicato. Certamente siamo in grado di distinguere dal punto di vista molto generale la “sardità” dalla “italianità”, ovviamente solo dal punto di vista culturale e non certo genetico (non esiste, per me, il DNA sardo). Ma quanto poi a definirlo, avendo letto il mio articolo sull’isola meticcia capirà la difficoltà di esprime a parole la complessità del problema. Per cui continuerò a scriverne ma non mi pretenda idee chiare, da storico ancora non le ho; preferisco ragionare passo per passo, in un percorso a più direzioni, magari a zig e zag, che non avere un’idea preconcetta e da quella far discendere i ragionamenti.
    Cordialmente

    PS. Fisietto è sardo e cagliaritano, of course; ma se lo potrebbe mai immaginare fisietto con la c aspirata toscana? Non se ne parla.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...