L’ERRORE DELLA RAZZA

di Gabriele Ainis

 

Tanto per essere chiari fin da subito, questo è un bel libro. Si occupa della genesi del concetto di razza e affronta il tema con argomentazioni di rara chiarezza e lucidità, dimostrando, ancora una volta e se ve ne fosse ancora bisogno, la completa inconsistenza della sua applicazione alla specie umana.

Ciò detto, ahimè – ed al contrario di quanto affermato in seconda di copertina – il saggio è tutt’altro che adatto a chiunque, soprattutto a chi fosse digiuno di scienza (o non avesse una ‘formazione scientifica’, tanto per richiamarsi al testo, sebbene ciò mi ponga non pochi interrogatici sul significato di cosa si intenda).

Sarà pur vero che il linguaggio del testo sia piano ed accessibile (sebbene tutt’altro che ingenuo: chi non è abituato alla lettura dei saggi monografici lo troverà pesante) ma è solo con una chiara consapevolezza di cosa sia il metodo scientifico che se ne può apprezzare il taglio e la completezza. Proprio per questo, sarei portato ad affermare che il capitolo più rappresentativo sia il terzo, intitolato, non a caso, “Razza e metodo scientifico”, senza dimenticare le quindici paginette nascoste in appendice sotto il titolo “Un errore epistemologico in antropologia fisica: l’esistenza delle razze umane”.

Descritto piuttosto impietosamente in questo modo, parrebbe un libro destinato a coloro che già ne conoscano a grandi linee il contenuto, nella migliore tradizione della pretesa ‘divulgazione’ all’italiana, pervicacemente avvinta al timore di essere giudicata ascientifica (e per questo incapace di rischiare maggiormente per paura di squalificarsi) il che è fondamentalmente vero ed anche il motivo per il quale ne parlo.

Sebbene l’abbia letto con grande piacere, non ho potuto fare a mano di domandarmi a quale pubblico sia rivolto. Chi si interessa del problema del razzismo, impossibile da ignorare al giorno d’oggi, percepisce assai bene come le questioni razziali (a parte l’intolleranza per il diverso) siano tutt’altro che un problema di scarsa informazione sul tema specifico e si annidino, piuttosto, lungo due grandi direttrici: da una parte l’incapacità di gran parte della società di accedere all’informazione scientifica in generale, per carenza di lessico (problema che precede quello della disponibilità di saggi come quello di cui parliamo); dall’altra una gestione strumentalmente orientata dei mezzi di informazione che, saldandosi con la precedente, rende di fatto trasparenti i saggi specialistici accomunandoli, nell’immaginario collettivo, alle chiacchiere da bar su cui si fonda gran parte del meccanismo di creazione del consenso.

Detto in altri termini: da dove potrebbe mai arrivare lo stimolo ad una lettura di questo libro, se pure si avessero a disposizione gli strumenti critici (il linguaggio) per comprenderlo?

Da questo il limite del saggio, piacevole per la cerchia ristretta (purtroppo) di chi il problema ha già affrontato e ci troverà di sicuro, come è accaduto a me, qualche nuovo spunto interessante, la curiosità o la chiarezza di ragionamento. Non avevo necessità di essere ulteriormente convinto, ma è accaduto lo stesso: sarà utile?

Non so, però, pur con tutto il rispetto per un bel libro (meglio ripeterlo ché non si sa mai) ho preferito il mitico “Sono razzista ma sto cercando di smettere” di Barbujani. Sarà un’altra cosa, non lo nego, ma mi ha preso la pancia e non il cervello: per una robaccia come il razzismo, ho come l’impressione che sia meglio.

 

PS – Non posso esimermi dal segnalare il sesto capitolo (Gli umani alle nostre spalle) una descrizione organica e aggiornata del gran rebelot in cui versa attualmente il campo della paleoantropologia. Bei tempi, quando si gioiva per Lucy leggendo del ritrovamento dello scheletro e dell’incursione in un cimitero islamico per trovare un ginocchio umano per un confronto immediato con quello della nostra antenata! Adesso il cespuglio della nostra ascendenza è tutto un fiorire di arbusti sempre più numerosi e difficili da ricordare, tra Orrorin Tugenensis e Ardiphitecus Kadabba. Meno male che, ogni tanto, qualcuno li impila ordinatamente per noi, altrimenti sarebbe un disastro!

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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G. Biondi, O. Rickards – L’errore della razza. Avventure e sventure di un mito pericoloso – Carocci (2011)

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Una risposta a L’ERRORE DELLA RAZZA

  1. Maurizio Feo ha detto:

    Quali tra gli Indigeni Incolti e saccenti potranno mai essere attratti da un libro che non propone succosi “rapporti interrazziali” fin dalla copertina?
    L’introduzione, poi, deve almeno introdurre qualche cosa di tosto in qualcos’altro di morbido ed appetibile per la grande massa (penso all’ “Appello alle masse” di Non-ricordo-chi, oppure all’ “Origine del Mondo” di Courbet).
    Ma un libro che insegna soltanto, andiamo! Non lo regge nessuno, davvero: noioso!.
    Forse, lo leggerebbe solamente un Ardipitecus Ramidus, appunto, che meriterebbe d’esistere oggi molto di più di molti suoi discendenti Sapiens Sapiens.

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