SHERDANU E FUSIONE FREDDA: SSDD

di Gabriele Ainis

 

Un tempo, diciamo mezzo secolo fa, mentre giocavamo per le strade spendendo il tanto tempo libero che l’infanzia riservava agli esseri umani, capitava che arrivasse un furgone malmesso, oberato di troppi chilometri spesi male. Capitava che il furgone avesse un altoparlante, da cui una voce stentorea chiamava a raccolta promettendo mirabilia: la lozione per eliminare la calvizie, il linimento per la sciatica, la panacea universale.

C’era sempre qualcuno che abboccava all’amo: si vendevano le quattro o cinque bottigliette, la decina di vasetti di pomata miracolosa e poi via, alla ricerca di altri polli.

Passato mezzo secolo non è cambiato poi molto, se non che i ragazzini non giocano più per le strade e i cialtroni non ci vengono a cercare con furgoni e altoparlanti: sono stati sostituiti da internet e dalla televisione. Oggi, i latori di prodotti miracolosi sono loro.

Tuttavia un mutamento c’è, o almeno mi pare di intravederlo: mentre mezzo secolo fa nessun professore universitario si sarebbe scomodato a dimostrare l’inefficacia della lozione contro la calvizie, ai giorni nostri non può più permetterselo.

Un esempio emblematico è la bizzarra faccenda dell’E-Cat (Energy Catalyzer) mirabolante invenzione di tal Andrea Rossi, in grado, afferma l’inventore, di risolvere tutti i problemi di approvvigionamento energetico grazie alla fusione fredda (anche se di recente ha cambiato versione: non fusione fredda ma LENR, sai la differenza!).

Ancora non è finito a Porta a porta, magari con ricco corredo di plastico del ritrovato in opportuna scala, ma non è detto che non accada: c’era andato Di Bella ai bei tempi del casino inverecondo della “cura Di Bella” – pratica medica che rimbalzava tra comizi elettorali e trasmissioni televisive e di cui ancora oggi c’è traccia – non si capisce perché non ci dovrebbe andare Rossi, tra l’altro persona assai più spendibile in termini di immagine, perché un imbonitore come lui non si trova tutti i giorni dietro la porta.

L’E-Cat è chiaramente una bufala, anche senza mettere in campo le noie giudiziarie di Rossi come strascico della vicenda Petroldragon, altra mirabolante invenzione – nata per tramutare i rifiuti in carburante – finita miseramente in tribunale. Tuttavia, i meccanismi di creazione del consenso oggi disponibili, ben altro che non la parlantina di un improbabile venditore ambulante con furgoncino e altoparlante, hanno cambiato i termini del gioco, tanto da imporre personaggi come l’inventore dell’E-Cat anche all’ambito accademico.

Consideriamo un esempio ipotetico: supponiamo che, essendo persona notoriamente geniale, affermi di aver inventato un metodo per trasformare l’acqua di mare in gasolio per autotrazione. Un bel giorno mi presento presso la redazione di un giornale e dico: venite in strada che vi faccio vedere cosa riesco a fare. Prendo la mia auto, verso nel serbatoio una tanica di acqua salata (la faccio assaggiare al giornalista) aggiungo una compressa rossa a pallini verdi (meglio di una smorta compressa bianca) poi saliamo in macchina e via per la città.

Il giornalista può crederci o no, ma non è questo il punto, perché a lui non interessa se la Pillola del Chilometro Prima (PCP) sia una truffa o meno, ciò che importa è vendere il giornale (anche se poi non è proprio così, diciamo meglio: farsi pubblicità). Quindi pubblica, restando doverosamente dubbioso, ma proprio per questo si reca da un professore universitario e gli dice: Ma lo sa che hanno inventato la PCP? Mentre voi professoroni scaldate la sedia, c’è chi fatica al posto vostro: cosa ne pensa?

Il giornalista non è interessato alla risposta: se il professore dice che è una bufala, lo pubblicherà e verrà subito da me per un’intervista. Io replicherò che il mondo accademico ha buoni motivi per affossare la mia scoperta (buoni motivi se ne trovano sempre) e si innescherà il meccanismo che mi terrà comunque in evidenza sui giornali ma, soprattutto, in rete, dove tra blog, social network e forum (avrò ovviamente i miei) imperverserà la novella virtuale del mare trasformato in gasolio!

Dopo un po’ di tempo, sarà l’Opinione Pubblica (cioè il casino scatenato dal giornalista e la forza della rete) a chiedere che il professore dimostri l’inefficacia della PCP, invertendo il buon principio, cardine della scienza, che l’onere della prova spetterebbe a me, inventore della mirabolante scoperta!

Nel frattempo, in perfetta buona fede, visto che ormai mi conoscono tutti, comincio ad andare a destra e manca cercando finanziatori disponibili a rischiare un po’ di denaro per l’industrializzazione della scoperta, procurando di informare tempestivamente l’amico giornalista tutte le volte che i contatti sfiorano enti governativi o grosse aziende, tutt’altro che difficili da raggiungere perché, su una cosa del genere, sebbene poco credibile, nessuno rischia di arrivare secondo (tanto non si rischia nulla: mica sganciano il valsente, loro!). E poi non ho bisogno di chiudere davvero accordi di collaborazione o grossi contratti, perché a giocare con gli squali si rischia di farsi male. Meglio le triglie, i pesci piccoli che rischiano qualche decina di migliaia di euro impressionati, tra l’altro, dai miei contatti di elevatissimo livello.

A questo punto, il professore, che non dorme più la notte perché l’Opinione Pubblica gli chiede come mai stia affossando una scoperta di così grande importanza, propone un disciplinare di verifica dell’efficacia della PCP, non può farne a meno.

Funziona o no?

Ma chi se ne frega? Non gli darò mai la PCP, troverò una buona scusa. Oppure gliela darò e, a cose fatte, affermerò che l’hanno sostituita con un gioco di prestigio per falsare i risultati, perché gli accademici mi detestano e sono una consorteria chiusa e privilegiata che non ammette scoperte esterne al ristretto ambito universitario. Tanto la faccenda trascende gli aspetti scientifici ed è diventata come una partita di calcio in cui ci sono i tifosi, roba di pancia e non di cervello.

O comunque me ne frego altamente, perché i polli ci sono sempre, disponibili, tra l’altro, a farmi pubblicità gratuitamente in rete partecipando ai blog senza neppure sapere cosa sia il gasolio o l’acqua di mare: il tifo da stadio non ne ha alcun bisogno!

CI ricorda nulla?

Come dire, Sherdanu e Fusione fredda: SSDD.

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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