PERCHE’ SARDEGNA24 SI E’ ARENATO AL POETTO?

di Gabriele Ainis

 

Terminata la sveltina, Soru ha rinfoderato l’arnese e si è dedicato ad altro.

Bellu, invece…

No, cos’ha fatto Bellu (o cosa gli ha fatto) non lo dico perché non se lo merita, anche se a mio avviso questa vicenda di S24 se la troverà appiccicata addosso a lungo, non tanto per ciò che gli diranno gli altri, quanto per quello che continuerà a dire a sé stesso.

Un’operazione sciagurata, prima di tutto perché di un giornale come S24 non si sentiva il bisogno. Attenzione, non ho detto perché non c’è bisogno, ma che questo non viene percepito. La prova? Il sostanziale silenzio nel quale è caduta la vicenda: la portaerei di Soru si arena al Poetto e dalla piattaforma del Lido nessuno la vede o, per meglio dire, nessuno la guarda, perché, per vedere, si vede benissimo, anche troppo.

Bellu analizza, Murgia tuona, altri piangono (i giornalisti a spasso), altri ancora sparano slogan (sì la condizione della Sardegna è questa) ma la realtà vera si articola attorno a due amare considerazioni: i più se ne sbattono altamente (ci sarà un motivo se nessuno lo comprava, no?), mentre coloro che presumibilmente dovrebbero riflettere sull’accaduto (gli intellettuaLLi), per ruolo se non per mestiere, sono clamorosamente assenti (anche se ci sono, questo è l’enorme problema!).

Il mondo intellettuale è assente… o non c’è proprio? È assente anche se c’è?

Facciamo un passo indietro: chi è Nick Bilton?

Uno che lavora per il New York Times e si occupa di prevedere come saranno i giornali in futuro. Come mai il Times ha deciso di assumere qualcuno per svolgere questo strano mestiere?

Perché negli anni ’90, negli USA, i quotidiani a pagamento vendevano 60 milioni di copie e, nel 2008, solo 49 milioni (dato attuale: in discesa netta). Un editore con le palle cosa avrebbe fatto se non interrogarsi sul perché e poi sul cosa fare in proiezione futura?

Bilton ha pubblicato il suo gustoso libricino (accessibile a tutti, davvero un linguaggio scorrevole) nel 2010 (in inglese, in italiano nel 2011) spiegando i come e i perché dell’evoluzione della complessa interazione tra informazione e utente alla luce delle nuove tecnologie (rete e nuovi dispositivi elettronici). Non è che sia un genio, non è né un sociologo né un esperto di comunicazione e non è che dica chissà che: si limita a raccogliere le informazioni disponibili ed a raccontarle con piglio da editorialista.

Cosa dice? Lo traduco in due parole adattando al caso di S24: “I giornali come S24 non li compra più nessuno, perché l’utenza che richiede informazione si orienta verso un prodotto diverso!”. Quale sia questo prodotto lo spiega, ma non è questo il punto, ora parliamo d’altro.

Bilton non è un genio, riporta cose risapute da coloro che si occupano di informazione, come vogliamo chiamarli: intellettuali? Ma sì, cosa sarebbero altrimenti i giornalisti: carpentieri?

Al che ci si domanda: ma se Bilton non è un genio e non fa altro che pubblicare cose arcinote, perché i Bellu, i Murgia, i Fois, gli altri intellettuali coinvolti nel progetto non se ne sono accorti? Possibile che siano stati colti dalla sindrome del lemming e si siano gettati tutti dalla scogliera per lasciare di sé un ricordo letterariamente rimarchevole?

Naturalmente no, ed è questo che più di ogni altra cosa induce alla riflessione sullo stato miserando della cultura in Sardegna (ahimè, devo anche dire di quella che si richiama ad ambienti progressisti). Che tutti questi signori ne fossero perfettamente consapevoli, salta fuori pian piano come i rottami dalla Costa Concordia, un pezzetto alla volta.

Senti Michela Murgia: Cosa vuoi che succeda quando un editore vuole che qualcuno gli faccia un giornale tradizionale senza dargli la fiducia economica sufficiente per coprire tutto il territorio, e allo stesso tempo non gli dà neanche le risorse per aprirsi una prospettiva verso quei lettori che i giornali di carta non li comprano più? Succede che i giornali chiudono, di chiunque siano.

Brava, no? Peccato che la famosa scrittrice fosse imbarcata anche lei sulla portaerei, mica viveva sulla Luna.

E senti un po’ Francesco Giorgioni: partiamo da un dato: il direttore Bellu è certo una vittima (come tutti coloro che hanno lavorato al giornale) di un progetto nato senza una vera base credibile, ma è altrettanto vero che i tre professionisti contattati prima di lui aveva declinato l’offerta giudicando troppo fragili le fondamenta dell’iniziativa.

Alloddu, arribbau! Questo invece stava su Giove!

Vogliamo tradurre in soldoni? Proviamo. Traduzione: “Sì, sapevamo benissimo che come iniziativa editoriale era destinata a non vendere – nessuno vuole più giornali come questo – ma pensavamo che Soru ci avrebbe messo i soldi, come fanno altri imprenditori/politici che hanno bisogno di avere un giornale, una radio, un’emittente televisiva per la creazione del consenso. Che male c’è?”

Nessun male, ci mancherebbe, neppure noi viviamo sulla Luna o su Giove però, con tutto il rispetto, come dicono i marines nei film di guerra: come diamine fate a lamentarvi? Non fareste meglio a tacere? Possibile che dobbiate sputtanarvi da soli in questo modo? Non si usa più la buona creanza e si caga tranquillamente in pubblico?

Insomma in definitiva: ma sono davvero questi i nostri intellettuali?

Ma no, non scherziamo, provate a leggere la fine analisi politica di quel raffinato intellettuale di Pubusa: S24 ha chiuso perché tutto quello che tocca Soru finisce in merda! In confronto l’analisi di Murgia sembra scritta da Kissinger (premio Nobel, eh, non dimentichiamolo!).

E Manichedda? Ah: Sebbene io abbia avuto forti delusioni dal mondo dell’informazione, continuo a dire che ciò che occorre fare è una public company federativa. Come dire: lo so io come si fanno i giornali, e infatti Sardegna Quotidiano lo regalano e informazione non ne fa, neppure di sghiscio.

Pintore non lo cito perché di stupidaggini ne ho a sufficienza, del resto uno come lui – che vorrebbe abbattere il potere romanocentrico a colpi di cazzate fantarcheologiche – cosa potrebbe dire se non gli altri sono tutti imbevuti di ideologia e la gente si è rotta le tasche (lui no, invece, eh, mi raccomando)?

E poi? Tutto qui?

Sì, tutto qui, perché i nostri intellettuali sono questi: se non riescono a vivere al coperto protetti dallo sponsor di turno si stupiscono (ma perché mangiano a sbafo tutti e loro no?) e quando la portaerei si arena è colpa di Soru che non sa pilotare, oppure delle ideologie romanocentriche e ci pensa Maninchedda a farci vedere come si fa un giornale, altro che storie!

Serve altro?

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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N. Bilton – Io vivo nel futuro – Codice (2011)

 

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Una risposta a PERCHE’ SARDEGNA24 SI E’ ARENATO AL POETTO?

  1. Sono sostanzialmente d’accordo con quanto hai scritto. credo che i problemi essenzialmente siano 2:
    il primo, che gli imprenditori disposti ad investire sull’editoria in Sardegna, sono pochi e, purtroppo, legati strettamente alle sorti politiche o comunque, della loro sfera di potere.
    Il secondo, è che i giornali, (non ostante qualche penna valida, dalle nostre parti, ci sia), l’unica informazione che fanno, è riguardo la cronaca locale, i morti, lo sport.letture veloci, da cesso, da bar, da caffè volante in ufficio o da orario di lavoro da pubblico impiego.
    E’ un cocktail che non produce di sicuro una bevanda di qualità, che non fa altro che rafforzare lo strapotere dell’ Unione Sarda, colosso dai piedi d’argilla, ben saldo grazie alla piena soddisfazione delle 2 succitate condizioni: foraggiato dal potentato Isolano, garante del fatto che.. quelle quattro o più righe sul vicino carcerato, sull’incidente cui ha assistito qualcuno, su qualcosa di cui sparlare, sul classico morto di cui dire- “Du connoscemmu de pitticcheddu”-..sulle sorti de su Casteddu nostro adorato.. non mancheranno mai, e che sono quelle che non hanno colore politico, sono asettiche dure.
    Ciò detto, spero che prima o poi, qualche altra iniziativa culturale in tal senso, vada ad affiancare..ad esempio, realtà come Fuoritema, ottima e innovativa, che da tutti questi discorsi prende le distanze, autofinanziandosi, autodeterminandosi. Lunga vita!

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