LA SVELTINA DI SORU

di Gabriele Ainis

 

Da ragazzini, alla scuola elementare S. Alenixedda, dicevamo: Entrata da leone, uscita da…

Fa rima con ‘leone’ ma non ricordo esattamente… eh, l’età!

Sono bastati sei mesi, una sveltina editoriale senza preservativo, per chiudere la faccenda di Sardegna24, la portaerei di Bellu che avrebbe dovuto affondare i quotidiani concorrenti con una salva da babordo: BUUUUUM! BURUBUM… BUM…BUM!!!

Che pena!

Perché scrivo due righe sulla faccenda?

Perché mi sono letteralmente rotto le scatole delle lamentazioni dei giornalisti, categoria che giace nel mazzo delle consorterie di cui il nostro paese pullula (e l’Isola vivacchia). Chiude un giornale, e i commenti si dividono (con le sparute e dovute eccezioni) in due categorie:

categoria a) – la morte di S24 è una iattura per l’informazione isolana;

categoria b) – ci sono i poveri giornalisti che se ne stanno a spasso.

Tutte palle!

Punto primo: S24 chiude proprio perché di un giornale come questo non si sentiva alcun bisogno. È nato vecchio, con un impianto aziendale che non teneva conto della realtà locale in cui si trovava ad operare e una linea editoriale suicida, come se davvero il nuovo quotidiano potesse attrezzarsi da portaerei per poi incrociare in uno stagno, pochi centimetri d’acqua in cui la potente macchina da guerra si è impantanata immediatamente. Questa robaccia, a cavallo tra i Fois e i Bellu, passando per l’impareggiabile Murgia, non l’ha acquistata nessuno, anche perché, a differenza di quanto accadeva mezzo secolo addietro, adesso siamo abituati ai dieci piani di morbidezza e il giornale che stinge non usa più.

Punto secondo: Bellu&C si piccano di essere professionisti, lo sbandierano in continuazione usando questa categoria, tra l’altro, per affermare la propria indipendenza da qualunque condizionamento. Bene, benissimo, ma allora: perché piangere lacrime sconsolate se si rimane a spasso? Perché continuare con l’equivoco bizzarro tra il prode giornalista senza macchia e senza paura, paladino della verità, e l’impiegato statale con lo stipendio assicurato?

I giornalisti che ora piangono – spargendo lacrime amare – e affermano di essere stati lasciati soli dall’Editore (con la E maiuscola) confondono (chissà se volutamente o meno) un editore con uno sponsor. Il primo è un imprenditore che guarda al bilancio con un prodotto dignitoso da proporre ad un mercato; il secondo un portafoglio, interessato ad un giornale per altri fini, ad esempio la carriera politica o la difesa di una posizione di privilegio (non per nulla il 24 richiama Il Sole 24 Ore, giornale della Confindustria, famoso per l’imparzialità in termini di informazione su questioni economiche e industriali!).

Insomma, basta con le lamentazioni: la verità nuda e cruda è che il giornale non si riusciva a vendere perché era una ciofeca e l’approccio col mercato è stato da dilettanti, due fatti che, senza un fiume di denaro da buttare nel cesso per altri motivi che non siano il mercato dell’informazione (e giornali di questo tipo ce ne sono tanti) portano necessariamente alla chiusura. Senza citare il il patetico tentativo di Bellu – forse credeva di essere un Padellaro o un Travaglio – che ha impietosamente mostrato tutti i propri limiti non solo di direttore, ma anche di editore, mestiere per nulla semplice, soprattutto in un posto, come la Sardegna, dove il lettori paganti devi andare a trovarteli con la katana in pugno, oppure devi poterne fare a meno, come ha deciso di fare Sardegna Quotidiano, che l’informazione non sa neppure dove stia di casa ma non ha alcun bisogno di lettori paganti (e infatti non vende un fico!).

Sentiremo la mancanza di S24?

Neppure per idea!

E i giornalisti della redazione?

Purtroppo, tra un piagnisteo e l’altro, troveranno comunque il modo di sfangarla, perché il giornalismo italiano è una consorteria che si può permettere la pubblicità gratuita su tutti i quotidiani e le televisioni, senza troppi pensieri sull’etica professionale: i cani non si mangiano tra loro (anche se litigano in continuazione affinché gli spettatori pensino davvero che sia una cosa seria).

Bellu vuole andare avanti? Bene: si comporti da professionista o da giornalista vero, possibilmente entrambe le cose, che non guasta. Cominci a scrivere in prima pagina che rinuncia ai contributi statali, come Il Fatto, o si metta in gioco come ha fatto Santoro, contando sul fatto che un vero professionista riesce a confezionare, prima di tutto, un prodotto decente. Né Padellaro né Santoro sono i miei paladini (e Travaglio lo detesto) però ci mettono la faccia e le chiappe (e infatti a volte non si capisce se stiamo guardando l’una o le altre). Bellu?

E per favore, se fosse possibile, basta con i piagnistei dei poveri giornalisti a spasso: fanno vomitare!

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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