27 GENNAIO: BRUTTI SPORCHI E CATTIVI

di Gabriele Ainis

 

27 gennaio, Giornata della Memoria: come non scrivere due righe?

È scontato, certo, ci penserà chi è più bravo di me, ma lo è anche quello che hanno combinato i tedeschi con la loro soluzione finale, a parte il gioiello logistico dell’organizzazione minuziosa, la pianificazione accurata, la cura dei minimi particolari.

Sulla shoah ho letto un numero inverosimile di libri, tanto da domandarmi se non sia stato attirato, in qualche modo, dal contrasto tra la banalità di uccidere un essere umano indifeso e la grandiosità del progetto di sterminare milioni e milioni di persone. Forse, un poco, mi vergogno riconoscendomi una vena morbosa che vorrei non facesse parte di me.

Eppure, comunque sia, non si può cedere alla tentazione di individuare un buon pretesto per evitare di parlarne, di ricordare, di spingere noi stessi a rifiutarci di onorare l’appuntamento annuale con l’atrocità umana.

Piuttosto, e devo dire che questa considerazione la vedo emergere sempre più spesso negli ultimi anni, è necessario ampliare la consapevolezza che l’olocausto non è stato un fatto isolato né l’ultimo in ordine di tempo, anche se il numero esorbitante delle vittime soffoca il tentativo di trovare altri esempi, sicché, andando con la mente agli “stermini dimenticati”, recenti o meno, si finisce per accettare pacificamente la considerazione dell’improponibilità dei confronti, tanta e tale è stata la ‘questione finale’ dei tedeschi.

Ciò non implica necessariamente una rinuncia. Magari a bassa voce e in poche righe, magari una volta all’anno, il 27 di gennaio, proviamo a trovarlo un altro esempio, ché non si fatica.

Ecco il mio: assieme ai milioni di ebrei, il nazismo sterminò un numero esorbitante di zingari, mezzo milione.

Uno dei miei tanti difetti è l’uso della statistica: essa afferma, senza tema di essere smentita, che questo numero, rapportato alla consistenza della popolazione di Sinti e Rom, sia stato percentualmente superiore a quello degli ebrei: i tedeschi furono maggiormente efficaci nella questione zingara che in quella ebrea.

Se la memoria implica il ricordo, non dimentichiamo il Porajmos assieme alla Shoah: gli zingari, anche se sono brutti, sporchi e cattivi, non sono meno uomini degli altri.

 

Guenter Lewy – La persecuzione nazista degli zingari – Biblioteca di cultura storica, Einaudi 2002

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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Una risposta a 27 GENNAIO: BRUTTI SPORCHI E CATTIVI

  1. Ario Gesbis ha detto:

    Intento lodevole e scelta condivisibile per almeno due motivi. Il primo: i nazisti sono una comoda cortina dietro la quale celare l’orrore del razzismo antisemita. Anche altri contribuirono alla shoah, inclusi noi italiani, è bene non dimenticarlo. Il secondo: la scelta degli zingari è particolarmente opportuna alla luce di quanto accade proprio in questi giorni in Ungheria, in cui l’intolleranza razzista trova i Rom come bersaglio predestinato.

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