TRZICOTU, REINCARNAZIONE E SCIENZA: MISTICI MISTERI SHARDANICI

di Gabriele Ainis

 

«Io sono terrorizzata dai gatti. Se ne incontro uno per strada non riesco più a muovermi, sto male per tre giorni. Un blocco completo, fisico e mentale.»

«Sorprendente. Hai svolto qualche indagine in merito?»

«Certo, ho compiuto una ricerca su Google. Ho scoperto che dipende dalla reincarnazione: evidentemente in una vita precedente ero un gatto e la cosa non mi stava per niente bene.»

 

Questa conversazione è vera, sebbene non testuale. Non so se debba specificarlo, potrebbe essere superfluo, tuttavia è meglio sottolinearlo per stabilire i termini del problema: la signora affetta dalla sindrome di cui sopra è una cittadina italiana di buona cultura e scolarità perfettamente inserita nel nostro mondo tecnologico, come si nota, ad esempio, dal tipo di soluzione adottata per ottenere una maggiore comprensione del proprio stato di sofferenza: una ricerca in rete!

La prima domanda è la seguente: com’è possibile conciliare Google e la reincarnazione? Sarà l’abitudine, ma il semplice gesto di accendere il computer, per non parlare dell’utilizzo di un motore di ricerca, sottende la presenza della scienza, di un disciplinare di comportamento generalmente accettato denominato “metodo scientifico” in base al quale la possibilità che la signora sia stata un gatto infelice e per questo, da reincarnata, provi fastidio a vederne uno, è esclusa.

Intendiamoci: non è un problema ingenuo, tant’è che fior di scienziati impiegano parte del proprio tempo (prezioso) per riflettere in merito alla religione e alla scienza, ricercando (è il caso di dirlo, poiché di ricercatori si tratta) la definizione dei termini di una convivenza pacifica, spesso accettando – circostanza che non manca di stupirmi – di farsi dettare l’agenda dalla prima piuttosto che dalla seconda. Ciò per dire che non ritengo la signora una sciocca (né sarebbe rilevante se anche lo pensassi) ma che mi interrogo sulla bizzarria della situazione, poiché il ragionamento – se così si può chiamare – che porta alla conclusione serenamente accettata che la paura dei gatti si spiega con la reincarnazione, è del tutto inconciliabile con quanto espresso dall’esistenza di Google, nel senso che se si accettasse il tipo di processo logico utilizzato per quella, il computer (e tutto il resto che adoperiamo con così tanta noncuranza) semplicemente non esisterebbe.

Con questo non intendo sostenere la necessità di un’adesione mistica alla scienza e al metodo scientifico, posto, tra l’altro, che si riesca definire univocamente le due categorie, quanto domandarmi se non si possa ipotizzare un piccolo passo nella direzione di una maggiore comprensione degli strumenti che impieghiamo quotidianamente. Non parlo di utensili nel senso convenzionale del termine, bensì di categorie logiche: che razza di metodo usiamo per interpretare la realtà e dunque assumere le decisioni che determinano il nostro vivere? Possibile che si possano conciliare i tarocchi (o la messa, la comunione, il ramadan, gli sciamani, gli imam, i bonzi e i preti, il malocchio e il rosario) con il metodo scientifico (tra l’altro alla base del nostro attuale benessere) che ci ha portato il PC e Google?

Una delle curiose accuse lanciate agli scienziati è quella di dogmatismo, fiducia cieca nelle potenzialità della scienza. Confesso che la trovo divertente, per quanto inquietante, ed è per questo che mi capita di ascoltare Radio Maria e lo scempio consapevole della logica e del linguaggio operato da quei microfoni. Quando desidero assistere alla pratica del fanatismo dogmatico e farmi quattro risate (amare) bastano pochi minuti.

Naturalmente è falso: sebbene esista una gradazione nel livello e qualità degli scienziati – alcuni ottimi (pochi) molti mediocri, altri pessimi (troppi) – è proprio il metodo scientifico che esclude il dogmatismo e spinge, al contrario, ad un continuo interrogarsi sul senso e la validità del proprio operato, a differenza di un prete che altro non farà se non ascoltare la parola infallibile del papa, girandola a proprio vantaggio (salvo i pochissimi, che discostandosi da ciò, ne pagano le conseguenze) o un credente disposto a fidarsi ciecamente del prete.

Ebbene, senza tanti proclami, è proprio la scienza che si interroga sulla convivenza tra fisica e metafisica, suggerendo svariate motivazioni per l’esistenza di un bisogno apparentemente ineliminabile (e probabilmente positivo per gli esseri umani, visto che lo manifestiamo fin dalla comparsa della nostra specie sulla terra) legato ad un’interpretazione trascendente della realtà.

Parrebbe, insomma, che si abbia bisogno dei preti (trattasi di sineddoche), oppure che non se ne possa fare a meno, ma ciò non significa che sia necessario ignorarlo assumendo per certo che siano esistite vite precedenti in cui eravamo gatti o che un pezzo di pane si trasformi nella carne di un dio, disponibile a farsi mangiare à-la-tartare. Come dire che, sebbene consapevoli dell’impossibilità di eliminare il raffreddore, non per questo è doveroso abbandonarsi ad esso permettendogli di condizionare la nostra vita: possiamo prendere le misure e conviverci  senza farci influenzare oltre il ragionevole.

Il bisogno di metafisica si può manifestare nei modi più stravaganti. C’è chi indossa il cilicio, come i numerari dell’Opus Dei (ma c’è anche chi si abbandona alla pratica del bondage! Non so se i numerari dell’Opus Dei lo pratichino correntemente) chi si inventa una nuova setta o vi aderisce, andando a pescare nei luoghi più impensati: UFO, misteri in genere, l’11 settembre, le scie chimiche, Medjugorje, le terapie alternative per sconfiggere il cancro. C’è solo l’imbarazzo della scelta e la consapevolezza dell’inesauribilità della fantasia umana (o del bisogno, non dimentichiamolo: a volte ci adattiamo anche al Voodoo quando non abbiamo altra speranza!).

La nostra bella isola di Sardegna ne ospita alcune tra le più curiose del mazzo, ad esempio IRS, setta a sfondo politico, oppure i Seguaci di Atlantide Nuragica, seguaci di un bellicoso giornalista sardobardo trapiantato a Roma, i Cavalieri Sherdanu o la Confraternita della Scrittura Nuragica, quest’ultima particolarmente bizzarra.

Gli ingredienti per definirla setta ci sono tutti: la presenza di un testo esoterico (la tavoletta medioevale di Trzicotu, che i perfidi scienziati si rifiutano di prendere sul serio dichiarandola una bufala) il santone che lo interpreta a proprio piacimento, trovandoci il nome di dio (ma chi era Rabbi Loew al suo confronto?) il politicume interessato che ne sposa la causa in cerca di consenso, i personaggi minori che ruotano attorno al carismatico profeta come le mosche verdastre attorno… attorno… attorno a ciò che di norma attira gli allegri ditteri, per finire con gli adepti, colti da mistico abbandono al fascino del guru, capaci di pagare denaro sonante per assistere alla celebrazione del rito interpretativo. Abbiamo l’armamentario completo, i tecnici direbbero il set: mistica, soldi, politica, miseria (tanta) e nobiltà (ma quando mai!) interessi vari, che di norma si associano all’esistenza dei gruppuscoli titolari di una pretesa conoscenza segreta e disposti a condividerla a patto di un’adesione acritica, ascientifica e tutt’altro che gratuita al culto (i riti costano, mentre i sacri testi, invece… pure: fratello, ricordati che bisogna pagare!).

Posso dirlo? Se proprio non possiamo fare a meno della metafisica, preferisco la signora convinta di essere stata un gatto. Sa di poetica accettazione dell’inevitabile (la fobia per i gatti) e non richiede la corresponsione di una sostanziosa parcella ad uno strizzacervelli, né l’acquisto di un libro stampato su carta troppo spessa, inutilizzabile anche per pulirsi il culo: per ora, e speriamo non cambi, l’intervento taumaturgico di Google, onnipotente dio della rete, è del tutto gratuito (se si porta attenzione alla pubblicità più o meno occulta, naturalmente, di gratuito a questo mondo non c’è nulla, soprattutto la religione, dichiarata o meno!).

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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