LO SDOP E L’OLOCAUSTO FENICIO

di Ario Gesbis

 

Qualcuno da odiare fa sempre comodo, è utile per coagulare le forze di un gruppo indicando un obiettivo comune: l’odio condiviso, la pratica dell’intolleranza e del razzismo, è il collante più efficace per la raccolta del consenso.

Da che le istanze indipendentiste più deteriori e intolleranti hanno trovato nella protostoria un terreno fertile per agitare la bandiera della “Sardegna ai Sardi”, ricercando laggiù la provenienza dello SDOP(*), i Fenici sono diventati il bersaglio degli strali di una manica di idioti travestiti da storici, archeologi, politici – naturalmente al servizio della “sardità” – tutti intenti a pestare duro su un popolo che ebbe l’unico torto di trovarsi, per una coincidenza del caso, nella condizione di navigare, commerciare, conquistare terre lontane, insomma raggiungere il successo, prima di essere soppiantato da una nuova potenza dominatrice che avrebbe ridotto il Mediterraneo alla condizione di stagno dietro la porta di casa.

Che hanno combinato di così aberrante, questi Fenici, per meritarsi un odio così sordo e carico di livore da parte di chi si ritiene uno SDOP? Perché sono diventati oggetto di vere e proprie campagne diffamatorie, tanto da sollevare un piccolo vespaio all’annuncio della creazione di un Parco del Golfo dei Fenici in quel di Aristanis?

La risposta è tutt’altro che ardua: perché, a quanto pare, furono proprio loro a perturbare l’ordine naturale degli ultimi sardi padroni in casa propria. I nuragici! Noi!

Come dire: eravamo così felici e tranquilli in casa nostra, tutti intenti a costruire migliaia di torri, e sono arrivati questi marinai che nessuno aveva chiamato, per di più con la pretesa di insegnarci chissà cosa: che si può vivere in una città, che esiste la scrittura, che la società può essere ricca e interessante e non solamente lo stretto orizzonte racchiuso dal territorio natio, che esistono tecnologie in grado di esaltare la mente dei sardi producendo piccoli capolavori di bronzo, insomma, come dire, un qualcosa che qualcuno chiama progresso e qualcun altro detesta perché preferirebbe continuare a cagare dietro un cespuglio piuttosto che perdere tempo a lavarsi il culo in un bidet. Ecco, diciamola tutta: chi a chiesto a questi… questi… questi semiti, di venire a casa nostra a portarci il bidet? Io no, e voi?

Quindi, poiché questa gentaglia è arrivata da noi per rubare l’isola e le sue risorse, altro non potevano essere che feroci e detestabili conquistatori, primo esempio di tutti gli altri che si sono succeduti nei secoli e nei millenni con il solo ed unico scopo di ridurci in schiavitù. Meno male che noi, fin dall’inizio, abbiamo avuto la buona idea di resistere, resistere, resistere… altro che il pool di Milano, barbari settentrionali che da noi hanno copiato tremila anni più tardi!

Eccoci qua: noi sardi veri che ancora resistiamo e non ci siamo per nulla mischiati con gli invasori, né con i fenici né con gli altri. Ce ne siamo andati tutti dentro il buco di Tiscali e abbiamo aspettato che i tempi maturassero. Fino ad oggi, insomma, e dunque eccoci a voi più invitti e puri che pria, con l’esempio di Ampsicora, resistente per eccellenza, ancora fresco nella memoria!

Bizzarro, poi, che un patrizio punico (tale era Ampsicora) venga invocato come esempio di indipendenza ed autonomia isolana, però non stiamo a sottilizzare: anche Hitler aveva di certo sangue ebreo nelle vene eppure non si peritò di andare a cercare la pura razza ariana, il TeDOP(**), con quel che ne consegue. Insomma poche storie: i Fenici, maledetti loro, sono l’esempio emblematico di ciò che a noi sardi non piace: il furbetto che prende una nave, sbarca e pretende di comandare a casa nostra!

Certo, sarà pure vero che magari qualcuno si sarà anche incrociato con noi generando qualche bastardello, bastardino, bastarduccio, magari saranno stati i prodi resistenti arroccati a Tiscali che ogni tanto, la notte, avranno compiuto raid sessuali andando a ingravidare quelle puttane fenicie in attesa sulle coste. Del resto le prostitute fenicie erano famose come lo sono al giorno d’oggi le cantanti libanesi nel vicino oriente. Sarà anche vero che non c’erano città prima che arrivassero loro ma dopo sì. Sarà anche vero che più si scava più si trova traccia dell’integrazione dei Fenici e del fatto che eravamo un tutt’uno, ma non stiamo a cercare le piattole annidate tra i peli pubici: tra Fenici e Sardi c’è una differenza fondamentale: noi siamo sardi e loro no: punto e chiuso!

Orbene: perché incaponirsi a parlare degli sproloqui di una banda ideologizzata di poveri ignoranti? Non si tratta, in fondo, di fantasie pseudostoriche di nessuna rilevanza, posto che i Fenici, come i Nuragici, sono categorie etniche che i millenni hanno definitivamente seppellito sotto metri di sedimenti, tanto che anche gli archeologi (veri) stentano a definirle? O detto in termini più terra terra, per noi poverini: chi se ne frega dei Fenici, se neppure esistono più da migliaia d’anni?

Perché il problema, serio, serissimo, non riguarda i Fenici e, se è per questo, neppure i Nuragici. Il problema, serio, serissimo, è quello della creazione di una barriera, uno steccato separatore di due entità distinte, non necessariamente definite in dettaglio: noi e loro. Non c’è alcun bisogno di spiegare chi siamo noi, né perché dovremmo essere separati da loro, ci penseranno le circostanze a determinarlo di volta in volta: ieri gli ebrei, oggi un venditore di rose del Bangla Desh, domani chissà, non è importante, basta che esista un qualcuno da inquadrare ragionevolmente nella categoria dei loro e il gioco è fatto.

Perché il concetto è semplice: spezziamo le gambe dei venditori di rose, così imparano, quei maledetti Fenici!

 

ario.gesbis@virgilio.it

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(*) SDOP: Sardo a Denominazione d’Origine Protetta

(**) TeDOP: Tedesco a Denominazione d’Origine Protetta

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3 risposte a LO SDOP E L’OLOCAUSTO FENICIO

  1. Pierluigi Montalbano ha detto:

    Oggi non è giornata per ribadire barriere. Oggi è piacevole ricordare. Oggi è dolce riappropriarci delle emozioni che ci circondano e che troppo spesso sono impalpabili e trascurate. Oggi è un nuovo “primo giorno” della nostra vita futura. Oggi l’intelletto è rivolto ad un caro amico che tanto mi ha insegnato. Oggi il mio cuore è vuoto, non c’è spazio per il confronto…desidero solo serenità.

  2. Maurizio Feo ha detto:

    Sì: siamo tutti razzisti, naturalmente ed inconsapevolmente.Perché vediamo differenze con altri gruppi etnici della specie, che è una (inutile portare prove: qualsiasi unione tra bianchi, neri gialli etc. dimostra l’invariabile interfertilità tipica dell’appartenenza ad una medesima specie).Ma le differenze del Fenotipo (colore della pelle, dimensioni somatiche, forme ed aspetto generale) sono evidenti. Generano curiosità, sospetto, paure e sfiducia.Le differenze Culturali, ed economiche poi, completano il quadro, apportando incomprensioni, invidia, ostilità, aggressività.Il mondo è sempre stato così: e non è vero che in tempi antichi non esistesse il “razzismo”.Lo possono pensare solamente gli ingenui incolti che raffigurano erroneamente il passato nei loro resoconti come una specie di Età dell’Oro che non è mai esistita, in alcun luogo ed in alcun tempo.Alcuni di noi tentano di contrastare questa spinta naturale ed inconsapevole, sapendo razionalmente quanto sia ingiusta ed errata: nessun gruppo etnico è superiore ad altri. Le diverse fortune economiche, tecniche, sociali e culturali, possiedono tutte chiare motivazioni iniziali GEOGRAFICHE, ma non BIOLOGICHE.Altri non conoscono la verità, per Incultura, oppure si rifiutano di ammetterla, con determinazione odiosa. E’ vero che alcune Culture prima avanzate, oggi si sono infilate in vie senza uscita e rappresentano potenziali polveriere pronte a esplodere.Il problema è sempre quello dello scontro millenario tra Est ed Ovest (oggi Incultura Occidentale, nelle sue varie forme, e Cultura ed Incultura Islamica): richiede intelligenza, equilibrio e coraggio:tutte doti rare.Ma l’intellighenzia isolana preferisce dividersi (pocos, locos y mal unidos) sull’infelice interiezione savoiarda di un ex caratterista di secondo livello – certo P.Villaggio – piuttosto che curarsi dei Veri Problemi: un atteggiamento ormai tradizionale, capitolo isolano dell’Incultura Imperante a livello Nazionale.Il godimento delle mamme degli imbecilli si trasforma in tormento per tutti: stessero un po’ ferme…

  3. Ario Gesbis ha detto:

    Mi permetto di non essere d’accordo sulla valutazione di Villaggio. È un intellettuale molto raffinato, capace di suscitare un vespaio con una sola battuta. Forse che non ha messo a nudo, impietosamente, la nostra grande fragilità etnica e l’incapacità di discriminare tra quanto è importante e quanto è una sciocchezza? Preferisce una Michela Murgia che scrive libri banali ed influisce sulla realtà meno di una scoreggia di Villaggio? Ben vengano i Villaggio, se ci sbattono in faccia i nostri difetti (non trombare una pecora, sia chiaro, bensì l’incapacità di ridere di noi stessi).

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