E NOSU DRINGHIDI SU MESU UGAS

di Gabriele Ainis

 

Nel marasma di ciarpame quotidiano esibito a piene pattumiere dai Tiggì delle reti RAISET, brilla la notizia della scoperta di particelle elementari più veloci della luce (nel vuoto). Notizia sconvolgente, che potrebbe minare le basi della fisica moderna poiché, se verificata (ricordiamoci bene questo ’se verificata’) segnalerebbe una chiara violazione della teoria della relatività di Einstein. In realtà bisognerebbe esprimersi in maniera differente, più precisa, però per il grosso pubblico va benissimo: i neutrini corrono più veloci della luce quindi Einstein aveva torto! Punto.

Che poi in pochissimi sappiano cosa ciò significhi, o anche solo cosa siano i neutrini, non importa: Einstein è sempre Einstein anche se la maggioranza della gente non ha la più pallida idea di cosa abbia detto.

Immagino che in molti discuteranno aspramente. Discutere aspramente fa bene e aiuta a dimenticare le rogne quotidiane: se non ci fosse la rete saremmo tutti alla bocciofila a barare sulle distanze dal boccino, quindi meno male che ci sono i neutrini e gli scienziati che vanno a scovarli (roba per nulla facile!).

Mentre gli scienziati di tutto il mondo attendevano con trepidazione la notizia, l’Unione Sarda, per non essere da meno, pubblicava una paginata dedicata a quel genio dell’Archeologia nostrana che è il dottor Giovanni Ugas, ricercatore universitario, finalmente in pensione e libero di dedicarsi alle proprie passioni: le teorie rivoluzionarie in attesa di conferma.

Questa volta la notizia è davvero grossa: vuoi vedere che i nuragici adoperavano un sistema alfabetico affine a quello euboico piuttosto che a quello fenicio?

Diciamolo chiaramente: chi di noi ha potuto dormire la notte dopo tale eclatante scoperta?

Peccato che, al contrario di quanto possiamo fare per la precedente notizia, quella sulle particelle più veloci della luce, non sia possibile crearsi un’opinione informata in merito. Come mai?

La risposta è semplice: nel caso di Ereditato (il portavoce di OPERA, il progetto nell’ambito del quale è avvenuta la scoperta) l’annuncio sui giornali è stato immediatamente seguito da un seminario al CERN, nel corso del quale i ricercatori hanno fornito un resoconto dettagliato delle metodologie seguite, delle misure effettuate, insomma tutti i dettagli che possono permettere agli scienziati del settore di formulare un giudizio. Da ciò che si vede, in molti propendono per un errore sistematico (parolina che andrebbe spiegata ma non è questa la sede) oppure in una valutazione troppo ottimistica della precisione della misura (anche questo andrebbe spiegato, ma non in un blog pieno di GG) però vedremo in futuro, non si sa mai: la scienza è bella per questo, non finisce mai e riserva sempre molte sorprese. Personalmente sarei felicissimo di assistere al superamento della teoria della relatività, sarebbe davvero una transizione epocale.

E Ugas? Ecco la differenza: pubblica un paio di colonne sull’Unione Sarda e poi, forse, ma non si sa quando, un articolo su Tharros Felix V, rivista dell’Università di Sassari che ha la stessa rilevanza scientifica della Rivista del Seminario di Scienze dell’Università di Cagliari dei tempi d’oro, quando una delle mie amiche sognava di pubblicarci la tesi (ora insegna alle scuole medie, sta per andare in pensione ed è felicissima).

E nosu dringhidi, perché per Ugas non è una novità. Pubblica volentieri sull’Unione, rende volentieri interviste choccanti sugli Sherdanu, parla di nuragici in medio oriente ma poi, quando si tratta di pubblicare, ecco che appaiono gli editori come Fabula (l’Alba dei Nuraghi) e le riviste come Tharros Felix! Come dire che la clamorosa scoperta sui neutrini che corrono più veloci della luce la pubblicano sul bollettino parrocchiale di Pompu oppure la comunicano alla riunione dei coscritti del ’50 dopo cena. Ma una rivista come quella, per quanto dignitosa, chi la legge? I glottologi ai quali Ugas vorrebbe passare l’idea geniale?

Sorvolo sul ‘professore’ della presentazione, in cima alla pagina dell’unione e sul fatto che Ugas sarebbe l’erede di Lilliu (sic!): a volte l’Unione riesce ad essere più comico di Beppe Grillo.

Però devo dire che una cosa mi ha colpito. Ugas scrive: “A partire dal sec. IX a.C., abbattuti i

nuraghi, le comunità dei villaggi compirono un passo fondamentale verso una società urbana…[ ]”

Abbattuti i nuraghi? Ma porca miseria… e allora cosa sono tutti quei cosi troncoconici di pietra gettati alla rinfusa in Sardegna?

Boh! La prossima volta che vedo Ugas glielo chiedo, anzi no, faccio diversamente: aspetto che pubblichi l’articolo su Tharros Felix V, magari ce lo spiega con dovizia di particolari. Potrebbe anche essere che per ‘nuraghe’ intendiamo una cosa diversa e questa potrebbe essere una spiegazione del fatto che lui vede i nuragici in medio oriente!

Del resto Ugas ci ha insegnato a stupirci, altro che storie. Adesso aspettiamo che pubblichi, ma non subito però, dopo la pubblicità.

Giacobbo fa scuola, no?

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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6 risposte a E NOSU DRINGHIDI SU MESU UGAS

  1. Maurizio ha detto:

    Un duetto comico con il Ministro Gelmini lo proporrei volentieri. Costei ha fatto ridere tutto il mondo (impresa difficile per chiunque) con due espressioni irresistibili:
    1) “Accogliamo con piacere la notizia che è stata finalmente SUPERATA la velocità della luce…”
    2) “…Il tunnel dal CERN al Gran Sasso…”
    Molto meglio di qualunque abbattimento di nuraghe e di qualunque terribile shardana, in considerazione che proviene dal Ministro dell’istruzione…

  2. sisaia ha detto:

    …Si potrebbe rimediare istituendo un nuovo Ministero apposta per la Gelmini et similia: quello della D-istruzione….

  3. Quintillus ha detto:

    Premesso che non condivido molte delle teorie di Giovanni Ugas e che su questa ci sarebbe molto da discutere e riflettere,
    premesso che già in altre occasioni ho avuto modo di verificare come un’affermazione x sia diventata xy o yz grazie alla vena poetica del giornalista (perché i giornali devono vendere, attirare l’attenzione e quindi spesso esagerano),
    premesso che ovviamente Giovanni Ugas è l’erede di Giovanni Lilliu come il 90% degli archeologi attualmente operanti in Sardegna, con il pregio di non aver limitato le sue indagini alla Sardegna ma di aver cercato il confronto anche fuori dall’isola,
    premesso che forse il termine abbattere è stato infelice e che forse un sinonimo sarebbe stato più appropriato (ma Ugas è certo lo abbia usato?),

    mi chiedo quale fra le 8000 torri dell’isola sia giunta ai giorni nostri perfettamente intatta come lo era 3000 anni, senza alcun riadattamento, crollo, trasformazione, cambio d’uso e destinazione e per il quale appunto sarebbe impossibile utilizzare il termine abbattere (senza per questo voler pensare a un sinonimo di “radere al suolo”).
    Che i nuraghi abbiano cessato la loro funzione a un dato momento è incontrovertibile; gli studiosi si confrontano sul quando questo sia avvenuto (se una data unica è possibile) e ad opera di chi (gli stessi Sardi che cambiano struttura sociale? Stranieri? eventi naturali? altro) e sulle cause ma è ormai assodati che già quando i Romani giunsero nell’isola i Nuraghi, pur con le loro torri in piedi (ma intere e integre?) non erano più quelli del 1500 a.C. e che attorno a loro si sviluppavano sistemi di vita pre-urbana o urbana (influsso fenicio-cartaginese? evoluzione autonoma? cambiamento dell’economia interna o mediterranea… troppi sono i punti ancora oscuri sui quali ci si interroga per avere una risposta certa).

    Tharros Felix è una rivista scientifica secondo i parametri internazionali ai quali l’Italia si è per fortuna dovuta adattare: possiamo anche non condividere quello che vi viene scritto ma è comunque un documento ufficiale destinato al mondo scientifico e a chiunque voglia accedervi (basta andare in libreria e ordinarla o girare su e-bay). Proprio perché destinata a un certo pubblico, alcuni suoi stralci (con i problemi conseguenti riportati nella seconda premessa) vengono diffusi tramite i giornali; la comunità scientifica è comunque perfettamente al corrente della sua esistenza e in ogni momento può accedervi per consultare, sviluppare, confutare le ricerche ivi proposte. Certamente nessuno scienziato darà peso a quanto scritto su un giornale da un giornalista (specie se quel giornale è l’Unione Sarda) non per superbia ma per finalità e approcci differenti.
    Personalmente ho continuato a dormine anche dopo la scoperta sui neutrini (meno dopo lo sproloquio ulteriore di Maria Stella e del suo addetto stampa… che vergogna!!!) ma il valore delle scoperte o ipotesi scientifiche non può essere misurato con l’impatto che ha nella vita quotidiana o nella storia degli studi, sia perché il cammino della scienza è fatto di piccoli passi sommando i quali si percorrono grandi distanze (come nel caso dei neutrini “velocipedi”) sia perché se questo fosse il metro allora dovremmo ridurre le indagini scientifiche al solo campo medico e poche altre cose, uno schema invero attualmente perseguito dal nostro ministero della ricerca presieduto attualmente proprio da Maria Stella.

    Quintillus

  4. Gabriele Ainis ha detto:

    Gentile Quintilius,
    – premesso che almeno in due non condividiamo le (balzane) teorie di Ugas e che su questa ci sarebbe da riflettere;
    – premesso che la sua osservazione sulle x che diventano xy o yz è fuori luogo, perché l’articolo è firmato da Ugas e non da un giornalista (che firma l’intervista, anch’essa al limite dell’orrido);
    – premesso che sull’eredità di Lilliu siamo d’accordo (Ugas non è erede di Lilliu per il semplice motivo che non ha senso porsi il problema, ma se anche avesse senso di certo non si dovrebbe citare Ugas) e che Ugas non è certo il solo che ha operato fuori dall’isola;
    – premesso che la invito a rileggersi l’articolo perché il termine “abbattere” è firmato da lui;

    tutto ciò premesso, rispondo volentieri alla sua domanda: nessuna delle 8000 torri è giunta a noi intatta (ma le aggiungo anche che questa osservazione è del tutto fuori luogo).
    A questo punto, infatti, le faccio una domanda: se lei scrivesse un articolo divulgativo (tale dovrebbe essere un pezzo sull’”Ugnone”) userebbe un termine chiaramente inadatto come ‘abbattere’ (senza renderlo più chiaro come correttamente cerca di fare lei)? Oppure scriverebbe due righe (chiarissime) come ha fatto nel nostro blog?
    Perché il punto è tutto qua: pretendere di fare il divulgatore senza averne la stoffa, ma soprattutto pretendere di ‘anticipare’ chissà quali scoperte senza poi dare riscontro a ciò che dice in tempi ragionevoli in una qualsivoglia rivista specialistica (e guardi che ho evitato di sottolineare le altre emerite sciocchezze contenute nello stesso articolo di cui parliamo). Converrà inoltre che divulgare non significa dare conto semplicemente delle proprie teorie (soprattutto quando sono così poco accettate dal mondo accademico) ma anche fornire materia di riflessione nel caso ce ne siano di alternative (le devo ricordare le interviste rilasciate da Ugas a pezzi da novanta dell’intellighenzia isolana come qual raffinato polemista di Gianfranco Pintore??).
    Sul fatto che nessuno specialista terrà conto di quanto Ugas scrive sull’Unione le do pienamente ragione, è ovvio (ma la ringrazio per averlo notato) ed è proprio questo il tema del mio post: Ugas ha la pessima abitudine di ‘divulgare’ prima di aver dato conto nelle sedi adatte delle proprie proposte (le devo ricordare gli sproloqui sugli Sherdanu e l’Alba dei Nuraghi?) oppure, in alternativa, produce pubblicazioni (come per l’appunto l’Aba dei nuraghi, editore Fabula, come dire editore ‘nessuno’) caratterizzate da rilevanza pericolosamente prossima allo zero assoluto. E con questo veniamo a Tharros Felix.
    Che sia una rivista scientifica secondo i parametri internazionali, è opinione sua che rispetto ma non condivido. Ad esempio è priva di referaggio ed in ogni caso non è certo il luogo adatto per parlare di paleografia, se non in modo incidentale e funzionale ad altri argomenti. Ciò che sostengo (e non mi pare che lei porti argomenti validi per contestarlo) è che proprio Tharros felix non sia la rivista più adatta a proporre l’ipotesi dell’uso di un alfabeto euboico (ma lei è davvero sicuro che Ugas capisca appieno ciò che dice?), argomento che avrebbe bisogno di ben altro palcoscenico. Se anche la pubblicherà, e vedremo come, sono davvero curioso, passerà inosservata come la maggior parte delle tesi ‘innovative’ di Ugas, con le migrazioni sherdanu (leggi el-Ahwat) in medio oriente a fare da apripista.
    Sui neutrini, abbiamo dormito benissimo entrambi e condividiamo il concetto di lento procedere della scienza (anche se ritengo la tesi degli equilibri punteggiati molto più rispondente a parecchie discipline scientifiche). Così come l’avversione per un ministro che è dovuto andare in Sicilia per sostenere l’esame di stato (e si vede!).
    In definitiva, mi lasci dire che il suo commento mi perplime (come avrebbe detto Rokko Wintermans) perché mi pare quasi che diciamo in gran parte le stesse cose. Guardi, troviamo un accordo: diciamo che Ugas farebbe bene a scrivere di meno sull’Ugnone… oppure no, tutt’altro, l’Ugnone è esattamente il luogo naturale per le sue esternazioni e questo lo dico con convinzione!
    Cordialmente,

    PS – Diciamolo francamente: Ugas ha detto una puttanata (per non dire una bella sfilza) che si sarebbe potuto evitare, punto e a capo.
    PPS – La ringrazio del commento, mi ha fatto piacere leggerlo e risponderle: interloquire con una persona intelligente è merce rara.

    • Quintillus ha detto:

      Carissimo,
      la ringrazio per l’intelligente…. lo prendo come un auspicio.
      Che Tharros Felix sia rivista scientifica continuo a ribadirlo: il referaggio, sarà obbligatorio per le riviste scientifiche a breve, per il momento è solo un auspicio; Basta l’uso di un abstract in più lingue e 5 parole chiave…. il referaggio, che sarebbe auspicabile fosse applicato a tutte le pubblicazioni, purtroppo è pratica desueta nelle riviste umanistiche italiane (l’unica che lo applichi a memoria sono i Fasti Archeologici ON-Line); gli altri da quelle edite dal CNR a quelle pubblicate dall’università statale o privata sono prive di referee: hanno alle spalle, come nel caso di Tharros Felix, un qualificato comitato scientifico che garantisce per quanto scritto… purtroppo è un filtro che non sempre funziona ma … se non ci fossero teorie da criticare spesso le riviste rimarrebbero vuote…. sia clemente (^_^). Sul luogo scelto per parlare di linguistica e paleografia …. probabilmente ha ragione… voglio leggere in quale contesto è stato inserito l’articolo… tuttavia, ahimé, non è semplice trovare spazi adeguati oggigiorno e così nella rivista di studi fenici, edita dal cnr, trovi anche la descrizione di un monumento funerario di età alto imperiale o negli atti di un convegno internazionale di archeologia preistorica trovare la pubblicazione di un miliario del IV secolo d.C. …. per fortuna gli archeologi classici e gli epigrafisti hanno a disposizione repertori e strumenti che permettono di recuperare materiale sparso in sedi valide ma non propriamente in tema. Non si preoccupi, lo stesso faranno glottologi e archeologi preistorici, filologi etc. ovviamente maledicendo Ugas per aver scelto quella sede…
      Mi pare molto ottimista sulle attività all’estero degli archeologi isolani nati prima del 1960: quella che è oggi è una pratica consolidata (per fortuna) allora era un’eccezione e in questo Ugas è stato un apripista… che poi non ne abbia tratto giovamento si potrebbe a lungo discutere, specie guardando le più recenti pubblicazioni… ma credo che comunque sia un bene scrivere e documentare… se sono tesi campate in aria sarà semplice confutare.
      Per il resto concordo pienamente… purtroppo la scrittura non ha un timbro e un tono come la voce, non ci sono gli sguardi come nel parlare de visu, e di conseguenza è facile fraintendere …
      Sono comunque da tempo un vostro lettore (non assiduo purtroppo) e continuerò ad esserlo

  5. Gabriele Ainis ha detto:

    Gentile Quintilius,
    abbiamo espresso entrambi ciò che pensiamo, quindi le lascio volentieri l’ultima parola (tra l’altro non vorrei essere accusato ancora una volta di accanimento terapeutico nei confronti di Giovanni Ugas). Mi lasci solamente chiosare il suo “scientifico” assegnato a Tharros Felix, sul quale dissento, credo, senza possibilità di mediazione con lei (per ciò che vale). Nello stesso modo preferirei che quelle che lei chiama “tesi” venissero sottoposte quantomeno ad un comitato di referees prima della pubblicazione, che non sarà perfetto ma aiuta. E qui la smetto, altrimenti torniamo all’Ugnone e cominciamo daccapo.
    Cordialmente,

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