CESSSS….Cazzate Energetiche SSSSarde

di Gabriele Ainis

 

 

Qualche tempo fa, quando ho letto la notizia della sparata di Cappellacci sul futuro della generazione di energia in Sardegna, da buon casteddaio ho esclamato: CESSSSS che cazzata!!

Il motivo è semplicissimo: il peggior presidente della ragione che ricordi, proclamava a gran voce che d’ora in poi avremmo lasciato perdere il vento per dedicarci al solare, cioè al fotovoltaico. Una belinata unica, tipica di chi non solo non capisce un accidente per mancanza di cultura specifica, ma anche di chi non ha alcuna intenzione di regalarsi un minimo di informazione, ad esempio leggendo un qualunque saggio divulgativo (ce ne sono per i ragazzi!) su cosa sia il fotovoltaico e come funzioni, anche per sommi capi.

Infatti, non bisogna essere scienziati per sapere che una cella fotovoltaica ha un limite teorico di rendimento del 31% che, detto per i poveri cristi come me, significa che dell’energia solare che arriva sulla cella meno di un terzo può essere utilizzata! Si aggiunga a ciò, che le celle in commercio trasformano in elettricità non più del 10-15% dell’energia incidente, mentre solo a livello di laboratorio si sono raggiunti livelli del 26% (ma con metodi per ora troppo costosi da trasferire in pratica). Ciò rende conto del perché le celle fotovoltaiche siano così poco impiegate: l’energia ottenuta in questo modo è ancora troppo più costosa rispetto a quella generata con metodi tradizionali.

Questo fatto, spiega anche per quale motivo nessuno, al mondo, salvo applicazioni specifiche, ha mai pensato di lanciarsi in progetti faraonici di conversione al fotovoltaico: un po’ non conviene, un po’ è chiaro a tutti che un impianto fotovoltaico ha elevata probabilità di essere obsoleto in meno di dieci anni.

Ci sarebbe anche un altro aspetto: un’isola come la nostra non ha la minima possibilità, né oggi né in futuro, di entrare nella competizione tecnologica per l’innovazione in questo settore. Che ci piaccia o meno, quando, e se, il fotovoltaico venisse adottato in maniera massiccia (trascurando altre fonti complementari) resteremmo sempre e comunque dei fruitori di tecnologia altrui e, dato il livello attuale della nostra industria, anche acquirenti del prodotto finito. Di ciò sarà bene farci una ragione e meditare sul futuro partendo da queste basi.

Detto in altri termini, se oggi dipendiamo dall’importazione di energia da combustibili fossili, un domani ci troveremo a dipendere dall’importazione di tecnologia cinese o tedesca, una dipendenza non troppo diversa da quella attuale.

Torniamo a Cappellacci, ma non solo a lui. Possibile che nessuno dei nostri politici (davvero nessuno, nel senso più squisito del termine: nemmeno uno) si sia lanciato in una critica almeno velata alle cazzate diramate a mezzo stampa? Ciò che ha detto il Presidente Evanescente è una sciocchezza talmente estrema che in qualunque luogo normale del mondo avrebbe sollevato una marea montante di fischi e grasse risate, mentre, al contrario, da noi ci si è divisi in due gruppi: coloro che hanno detto Visto che Cappellacci è in gamba? e coloro che hanno esclamato L’avevamo detto prima noi!

Del resto questa bufala dell’indipendenza energetica dell’isola è del tutto bipartisan: destra, sinistra, avanti, indietro, soprattutto indietro, per il vero! E in particolare se ne fanno portatori i secessionisti, quelli del sardo a tutti i costi, il che non deve stupire perché sono personaggini simpatici che si piccano di essere ignoranti e di saper vivere di lenticchie, soprattutto se estratte dal piatto pubblico: cento di qua, duecento di là, un posticino a destra, una pensioncina a sinistra… tutto fa brodo.

In totale uno slogan, quello di Cappellacci ma anche di tutti gli altri: sai la novità!

E pensare che sarebbe sufficiente un poco di buon senso, di informazione, anche superficiale minima, per capire che a noi serve prima di tutto una diversificazione delle fonti e una buona politica di informazione per il risparmio, che non vuol dire rinunciare al nostro stile di vita ma semplicemente piantarla di produrre energia per buttarla direttamente nel cesso. Il che vuol dire, tra l’altro, cominciare a dare un contributo originale e locale alla soluzione dei nostri problemi, perché se è vero che (ahimè) non possiamo competere nelle tecnologie più avanzate, possiamo farlo nei comportamenti e nell’educazione, ma anche in alcune delle metodiche di generazione tradizionali che non richiedono eccessiva sofisticazione (per esempio quell’eolico che si vorrebbe affossare o le turbine a bassa prevalenza, senza parlare dei materiali per edilizia o della progettazione degli stabili).

Però non ci piace, lo so, preferiamo i Masaniello che ci guidino sull’onda degli slogan verso un luminoso futuro di indipendenza energetica e alti proclami: Libera energia in libera isola! (Ma soprattutto Libere cazzate!). Strano che ancora nessuno ci abbia pensato.

Nel frattempo, se qualcuno avesse voglia di riflettere in breve, suggerisco la lettura del numero di luglio de Le Scienze, che mi ha fatto tornare in mente il CESSS… che cazzata!! C’è un bell’articolo sul futuro possibile della generazione di energia per via alternativa e compatibile che vale la pena di leggere, soprattutto questo.

Senza dimenticare che, per ora, il modo migliore che abbiamo di sfruttare il sole è quello di stenderci su una spiaggia, però, anche lì, senza esagerare, con un po’ di buonsenso e una buona crema protettiva, ché il melanoma è sempre in agguato!

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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