LA MEMORIA DI ATLANTIDE… E QUELLA DI MANINCHEDDA

di Gabriele Ainis

 

 

Che fine ha fatto Atlantide?

No, non intendo l’Atlantide mitica, quella finita in fondo al mare a causa dell’ira di Poseidone, bensì le scemenze dei folkloristici atlantidei nostrani. Nuove scemenze?

No, non ancora. Siamo in estate e gli atlantidei sono occupati ad ammorbare l’aria delle spiagge con il puzzo dei piedi (in genere non brillano per igiene personale): ci sarà tempo a settembre per riprendere l’ardua tenzone, quando dal puzzo dei piedi si tornerà a molto più efficaci scoregge.

Nel frattempo, tuttavia, compaiono in rete curiose prese di distanza da parte di pretesi “intellettuali” sardi, che si ricordano di non essersi mai occupati di sherdanu e scritture nuragiche. Chi?

Ma l’ineffabile Maninchedda, naturalmente! Ecco a voi l’ultima perla:

 

Caro Vito,

come ben sai io non sono di centrodestra neanche per semplificazione estrema, e neanche di centrosinistra.

Per il resto, ormai i siti sono il luogo del qualunquismo più volgare, ma che si scriva che io mi sono occupato di shardana e di scrittura nuragica, beh, vuol dire veramente inventare di sana pianta un’accusa inconsistente.

 

Bello vero? Risponde a un qualcuno (uno qualunque) che gli ricorda di aver giocato con sherdanu e scritture nuragiche quando gli faceva comodo e di aver poi scaricato la cosa quando non gli è andato più bene, atteggiamento che fa il paio con la pretesa di non essere “né di destra né di sinistra”, come dire sempre a servizio di quello che paga meglio e conviene di più.

Naturalmente per il bene della Sardegna e dei sardi, vediamo di non dimenticarlo!

Chi ci ricorda? Chi ci viene in mente quando pensiamo a qualcuno che tuona contro il governo e poi ne fa parte, mangiando allo stesso tavolo degli altri salvo lamentarsi che il caviale (ma nel nostro caso una buona bottarga) è costretto a cacciarlo a forza nel gargarozzo per il bene dei propri elettori?

Sì, ci ricorda i leghisti, che passano metà del proprio tempo a pappai, come tutti gli altri, ed il tempo rimanente a smarcarsi dalla maggioranza di cui fanno parte, fingendo di non condividerne le scelte e votandole “a malincuore”, in nome di interessi superiori. Anche loro non sono né di destra né di sinistra: hanno imparato a vendersi al miglior offerente e la prostituzione non è un reato (l’istigazione sì, ma ci porterebbe lontano); ciascuno vende ciò che ha: chi il sedere (in senso metaforico, senza indicazione di genere) chi i voti.

La risposta sdegnata di Maninchedda, che si guarda bene dall’argomentare a tono e la gira in rissa, atteggiamento classico di chi ha poco da dire, come ci hanno insegnato anni di regime berlusconiano (con l’entusiastica collaborazione dell’opposizione) è indicativa dello stato attuale del dibattito inutile e fuorviante sui problemi dell’autonomia e dell’identità nazionale dei sardi: anziché partire dai gravi problemi dell’isola, interrogandosi in merito alla possibilità di una soluzione favorita dall’autonomia, si parte da questa per avere un pretesto per ignorare quelli, come se davvero essa fosse un valore in sé, panacea di ogni male e viatico per l’agognato benessere! Del resto c’è chi la preferisce al pane, o almeno dichiara di preferirla, consigliandola agli altri (cosa mangi poi lui, è un altro film!).

Di fronte a “intellettuali” come questi, con i quali la discussione è inutile perché si finisce in rissa oppure a discettare del sesso degli angeli (autonomi o indipendenti) vale un solo atteggiamento ragionevole: ricordare a costoro l’immensa inutilità della loro azione “politica”, il ridicolo di cui si coprono ritenendo, forse, di porre in essere complesse strategie quando dichiarano, ma sai l’intelligenza!, di non essere né di destra né di sinistra. Che pena.

Però, a parte la mania tutta autonomista di smarcarsi da tutto e tutti (pappendi al tavolo del governo, ovviamente, nazionale o regionale che sia, del resto sono autonomisti, no?) vogliamo ricordare al signor Maninchedda cos’hanno fatto i Riformatori Sardi? Oppure non si ricorda niente in merito a NUR-AT?

Come dire: ci potrebbe spiegare dove stava quando questa amministrazione regionale buttava nel cesso un pacco di soldi da dedicare allo studio di Atlantide? Dove stanno le sue prese di posizione? Le sue grida di dolore, il disappunto? Visto che si immagina di essere un “intellettuale”, quando mai ha usato l’”intelletto” per domandarsi se la Sardegna abbia bisogno di una stupidaggine come quella, mentre il nostro patrimonio storico e archeologico versa in condizioni pietose e la cultura, quella vera, non Atlantide, nessuno sa più dove sia finita?

E dove stava, il signor Maninchedda, quando la Provincia di Olbia (e Tempio) dava il proprio patrocinio ad una manifestazione centrata sulla Scrittura Nuragica (organizzata da una cooperativa che prende soldi pubblici)? Vorrebbe dire che non ne ha sentito parlare? E allora tutte le sue comparsate sul blog di Pintore? Non si ricorda neppure quelle?

Visto che siamo d’estate, suggeriamo al valente intellettuale e uomo politico una buona cura di fosforo, un tempo si diceva giovasse alla memoria; la nostra, per ora, non ne ha bisogno: la sua?

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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2 risposte a LA MEMORIA DI ATLANTIDE… E QUELLA DI MANINCHEDDA

  1. Jonathan Livingstone ha detto:

    Egregio Ainis, mi permetta una piccola correzione: chi ha organizzato il “convegno” bufala sull’altrettanto bovina scrittura nuragica era una associazione culturale (?). Chi ha sostenuto i costi del soggiorno a pensione completa nel ristorante-hotel era ************* . Era ventilato l’arrivo a maggio del carrozzone di Atlantikà, ma per fortuna, ancora non si è visto nulla. Ora la prossima mattonata è l’affido diretto della gestione del museo e dei siti archeologici a un gruppo di ragazzini con tanto di laurea fresca di stampa. Si è già toccato il fondo, ora non resta che scavare il fondo del baratro. Da ricoprire con una bella stele di granito con questo epitaffio : Qui giace la Cultura di Olbia. Per ulteriori info sull’argomento, vedere il gruppo “Amici del museo archeologico di Olbia” su Facebook.

    Gentile J. Livingstone. Risulterebbe anche a me, tuttavia non ho i documenti da mostrare, le prove. Sono obbligato a rimuovere la Sua affermazione per poter pubblicare il resto del commento. Se non le andasse bene, mi scriva e rimuoverò anche il resto. Se invece potesse produrre la documentazione comprovante quanto afferma, sarò felicissimo di pubblicare il tutto. Un saluto, BS

  2. Jonathan Livingstone ha detto:

    Egregio Segurani la ringrazio, va benissimo così: il senso si capisce ugualmente. Come si dice ad Olbia “O è babbu o è sa motonave”. Il mio scritto era solo per scagionare chi non c’entra, cioè la Provincia. Tra le mie cartacce devo avere ancora l’opuscolo della “manifestazione” con la presentazione dell’assessore alla “cultura”.Nei prossimi giorni lo cerco e le manderò qualche foto
    poi Lei deciderà cosa farne. Nel felice paesotto si sa benissimo chi ha fatto cosa e come. Un cordiale saluto. J. L.

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