NO TAV… DALLE PARTI DI BADDE URBARA

di Gabriele Ainis

 

 

NO-TAV a Badde Urbara? E che ci farebbero?

Facciamo un passo indietro: per le notizie sul movimento NO-TAV e la sommossa di Chiomonte (notizie vere, non le sciocchezze dispensate a piene mani dai mezzi di informazione di ogni ordine e tipo) dovrei essere un privilegiato. In fondo abito in Piemonte e, prendendo l’autostrada a San Giorgio, se non ci sono ingorghi in autostrada, soprattutto la tangenziale, in Val Susa ci arrivo in un momento o due. Chiomonte, insomma, sta dietro casa.

Invece ne so quanto uno stampacino seduto al bar alle nove di mattina (d’estate ci si alza presto, che diamine!) occupato a vuotare il terzo o quarto birroncino della giornata: non ne so nulla!

I mezzi di informazione, infatti, tutti, sono concordi nel non informare su quanto è accaduto e accade in un pezzetto d’Italia dimenticato dagli italiani, salvo quando c’è da costruire una Grande Opera (che in questo caso è solo un’opera grande… e costosa) da qualche altra parte che non sia il cortile di casa propria: se c’è una faccenda che i media hanno trattato con sapiente distorsione dei fatti, è proprio questa.

Così, siccome sono curioso e qualche piccola conoscenza ce l’ho anch’io, ho chiamato un amico che insegna all’università, a Torino, una persona posata e riflessiva, con i capelli bianchi e poco avvezza alle discussioni urlate: di certo non un pericoloso sovversivo dei centri sociali, e abbiamo scambiato due chiacchiere.

Lui in Val di Susa c’era capitato per curiosità, domandandosi per quale motivo i valligiani si opponessero ad un’infrastruttura così utile per la comunità. Essendo una persona posata e riflessiva, oltreché un professionista capace, aveva pensato di informarsi per contestare le scelte dei NO-TAV in modo puntuale e, facendolo, è diventato un NO-TAV pure lui! Detto per inciso, avendo ascoltato con attenzione i suoi ragionamenti (ma soprattutto i documenti che mi ha mostrato) sono diventato NO-TAV pure io (lo dico subito, così mi levo il pensiero).

Il fatto bizzarro, è che i documenti che mi ha mostrato sono semplicemente quelli prodotti dai fautori dell’Alta Velocità per dimostrare l’utilità dell’opera. Basta leggerli con attenzione e non si può fare a meno di schierarsi in modo netto e senza tentennamenti dalla parte di coloro che ritengono l’opera inutile, sorpassata e funzionale a certo tipo di industria “privata” che vive al contrario sulle spalle dei contribuenti, vezzo particolarmente sviluppato nella nostra bella Italia.

Ne abbiamo discusso brevemente, il mio amico detesta le lunghe conversazioni telefoniche, e mi ha raccontato quello che è successo a Chiomonte: duemila poliziotti hanno sgombrato i dimostranti da un terreno che era stato in parte affittato ed in parte acquistato dai movimenti NO-TAV (anche io mi ero messo in lista per acquistare un metro quadro di Val Susa, ma non ci sono riuscito!). Quindi i tutori dell’ordine, inviati da un ministro leghista (!), hanno cacciato via la gente da casa propria per consentire una formale apertura di un cantiere che fagociterà cifre da capogiro per un periodo di tempo in definito (forse trent’anni) producendo alla fine un’opera inutile ed incapace di autosostenersi.

Perché ne parlo se Badde Urbara, al contrario del sottoscritto, dista anni luce dalla Val Susa?

Semplice: perché a Cagliari stanno per vedere la luce due nuovi quotidiani, perché quattro disgraziati hanno pestato una donna senegalese al Poetto, su un pullman, ed infine perché alcuni turisti sono stati denunciati per furto di sabbia a Is Arutas.

Paiono fatti slegati tra loro e invece racchiudono il motivo per i l quale noi sardi dovremmo fare molta attenzione ai fatti della val di Susa piuttosto che perderci in cretinate autonomiste o nelle discussioni sul sesso degli angeli sherdanu (quelli che insegnarono a Dio come scrivere la Bibbia, spiegandogli tra l’altro che si chiamava Yahwhé prima che lo sapesse egli stesso).

La prima riflessione riguarda i due nuovi quotidiani. Si plaude alla loro apertura poiché dovrebbero assicurare una maggiore “informazione” dunque più “democrazia”. A parte a tiratura prevista (da giornale parrocchiale, grottesco) è una vera e propria sciocchezza: in Piemonte abbiamo un numero inverosimile di giornali, eppure un minimo di informazione sulla TAV (mi verrebbe da chiamarla controinformazione) non c’è, a tutta dimostrazione che attualmente i giornali sono cosa da giornalisti, come la politica cosa da politici. Quelli veramente contenti del lancio dei nuovi quotidiani sono i giornalisti che avranno un lavoro, che sarebbe come dire una sorta di lavoro socialmente (in)utile ad alto livello, si fa per dire. Detto in due parole, in Italia (ma in Sardegna stiamo anche peggio) i giornali servono a controllare l’opinione e, per questo, i giornalisti sono felicissimi di vendere il posteriore, anche senza lubrificanti aggiunti: che sarà mai un poco di bruciorini al culetto di fronte ad uno stipendio?

La seconda: quattro delinquenti hanno pestato una donna senegalese su un pullman. Neppure ci stupisce più, il razzismo, nella nostra isola, è diventato fatto quotidiano, alimentato dal clima di intolleranza fomentato ad arte da un gran numero di intellettuali che plaudono all’autonomia e alla “Sardegna ai Sardi”. Che ci frega della TAV se dobbiamo combattere contro l’invasione dei neri/gialli/rossi/?

La terza, la sabbia rubata ad Is Arutas, fatto che ha indignato tutti i sardi responsabili ed amanti della natura, del paesaggio, strenui difensori delle bellezze naturali dell’isola. Tutti indignati fino alla prossima estate quando comparirà, ancora una volta, la notizia di un balordo che stacca un pezzo di roccia, o un imbecille che dà fuoco alle stoppie. Un bel raccontino estivo che fa il paio con l’omicidio dell’anno (vinto per acclamazione da Melania Rea con l’interpretazione della faccia di Salvatore Parolisi).

Quindi?

Quindi avremo due nuovi giornali che daranno stipendi a persone incaricate di imparare dalla TAV, così da pubblicare un articolo sul furto di sabbia, tralasciando il disastro edilizio versato a piene mani sulle coste, a pochi metri da dove l’incauto turista ha rapinato i grani di riso di Is Arutas.

E la notiziola di una poveraccia che ha la colpa di essere una morta di fame ed avere la pelle nera, così da tuonare contro l’intolleranza, tralasciando accuratamente le ideologie neo-razziste neppure tanto nascoste degli autonomisti e secessionisti nostrani, affatto differenti da quelle di un Borghezio, magari appena meno urlate e celate dietro un doveroso richiamo a Gandhi.

Ecco perché dovremmo lottare anche noi contro la TAV, perché non è così lontana come sembra: in realtà, anche se la vogliono fare in Val di Susa, finirà per passare anche nel cortile di casa nostra a Badde Urbara.

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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