GLI SHERDANU ERANO GRECI?

di Gabriele Ainis

 

 

Ma chi erano gli sherdanu? La mitica tribù di Dan che nel 2000 avanti Cristo migrò dal medio oriente per invadere tutto il mondo, arrivando finalmente in Sardegna dove trovò i nuraghi edificati 10.000 anni fa ed orientati verso la costellazione del Sirbone? Quelli che ambivano esibirsi nella festa sherdanu alla modica somma di 30,00€ (prezzo conveniente) per far arrivare un piatto di lenticchie nelle tasche dei difensori della sardità? Partecipate numerosi e lo saprete, c’è chi vi sarà eternamente grato, soprattutto se, da fessi quale siete, acquisterete il famoso liBBro, La Genesi delle Urine, completo di firma dell’autore e dedica: imperdibile!

A parte gli scherzi – anche se poi di scherzi non si tratta, ci sarebbe da piangere – mentre noi continuiamo a baloccarci con le nostre piccole beghe, con la politichetta da sottosviluppati, con la ricerca dell’amico dell’amico dell’amico che ci concede un pernottamento e una cena in un buon ristorante per parlare del sesso degli angeli sherdanu che si esprimono in coprocananao, nella patria dei micenei prima, e di Pericle, poi, svolazzano membri a basso pH (*), per non dire bassissimo. La Grecia – il sistema finanziario – è virtualmente fallita. In capo a un paio di mesi, se la Germania non sbloccherà gli aiuti comunitari richiesti, sarà bancarotta.

Che ci frega? Già, perché dovremmo interessarci ad una vicenda che apparentemente non ci riguarda? In fondo noi siamo italiani (e sardi): se i greci vanno a prendersela nel posteriore (in antico c’erano pure abituati) non ci potrebbe importare di meno. Pensiamo agli sherdanu, piuttosto, e divertiamoci, tanto i soldini per vivacchiare li troviamo senz’altro, basta protestare il giusto e c’è sempre chi, in cambio di un pacchetto di voti, apre i cordoni della borsa (pubblica). Non è sempre andata così?

Sì, questa è effettivamente la storia degli ultimi anni, a livello nazionale ma soprattutto regionale. Non dimentichiamo che noi siamo quelli che vanno a protestare affinché dalle nostre tasche vengano presi i soldi per mantenere aperte fabbriche in perdita, col tacito accordo di tutti: i politici che sfruttano un centro di potere, i privati che incassano una marea di soldi, i controllori che controllano ciò che fa comodo, i cittadini che vivacchiano benino dentro il sistema che garantisce uno straccio di stipendio, guadagnato a sprezzo del pericolo di essere arrotati sulla 131 in occasione di uno degli innumerevoli blocchi stradali. Siamo anche quelli che da una parte protestano per gli sprechi e dall’altra prendono i soldini per la LSC, dalle radio che trasmettono in limba, agli uffici comunali, agli innumerevoli convegni, seminari, incontri, eventi…

Torniamo alla Grecia: uno stipendio greco su tre è assicurato dallo stato. Ci ricorda qualcosa? No? Non ne dubitavo: dimenticare gli eventi spiacevoli è una delle caratteristiche della mente umana, pare che aiuti ad andare avanti meglio, a sopravvivere. Eppure è molto semplice: la Grecia è un posto dove si spendono un sacco di soldi (ma soprattutto si sono spesi fino al più recente passato) senza produrne. Detto in altre parole, hanno preso in prestito una marea di quattrini dal sistema bancario internazionale per vivacchiare a spese dello stato tutti quanti, a tutti i livelli con il beneplacito di tutti, perché vivacchiare senza lavorare (o lavorando poco) è comodo, aiuta a passare il tempo piacevolmente e permette di litigare continuamente tra un bicchiere di Retsina ed uno di Ouzo.

La Grecia è un luogo turistico, con bellissime spiagge e splendidi siti archeologici. Ci ricorda qualcosa? No? Non ne dubitavo: dimenticare gi eventi spiacevoli è una delle caratteristiche della mente umana, pare che aiuti ad andare avanti meglio, a sopravvivere. Peccato che di turismo e basta non si campi bene (neppure di antichità, anche se importanti come quelle greche), non certamente ai livelli che ci piace considerare come minimi dopo averli provati nel nostro opulento occidente industrializzato…

Oops! Ma guarda tu che parlando a ruota libera saltano fuori paroline magiche che neppure si sospetta di conoscere: industrializzato! E che sarà mai?

Sì: la Grecia ha speso un sacco di soldi vivendo sui prestiti e non producendo una ricchezza tale da poterli onorare, più o meno come quelli che continuano ad accendere debiti senza rendersi conto che i propri guadagni non saranno mai sufficienti per estinguerli. Certo, poi se la prendono con coloro che, cattivoni, hanno concesso i crediti, brutti speculatori, quindi si pretende di non pagare, ma alla fine si paga, sempre e comunque, oppure paga qualcun altro!

Vediamo di intenderci: quando diciamo che dobbiamo salvare la Grecia, significa che i soldi vanno presi dalle nostre tasche, perché le banche che hanno fatto credito alla Grecia (speculando e facendo arricchire fior di finanzieri) sono le stesse del circuito finanziario che garantisce i nostri risparmi…

Se la Grecia fallisce, le banche non prendono i soldi (e paghiamo noi con i risparmi), se aiutiamo la Grecia, al contrario, paghiamo noi lo stesso (con le tasse). Chiaro?

Adesso veniamo al punto: cosa c’entrano gli sherdanu?

Semplice: di fronte al disastro greco, ma anche Islandese e Irlandese, mi sono ricordato di quegli idioti che fino a poco tempo fa (parlo di mesi!) citavano questi paesi come esempio di fiera indipendenza all’interno dell’Europa, domandandosi per quale motivo “loro” fossero indipendenti e parlassero una propria lingua e “noi”, sardi DOC, eredi dei fasti sherdanu, invece no! Visto la Grecia? Lo sapete che in Europa i documenti vengono tradotti in greco? Che ci sono gli interpreti? Che vivono di turismo e di antichità? E noi? Perché ci sono quelli che dicono che non si può fare? INDIPENDENZA SUBITO!

Ecco perché ne parlo, perché gli indipendentisti nostrani hanno la memoria corta, ovviamente, e in questi casi si dimenticano delle stupidaggini versate a piene lingue (lunghe, leccare i politici, soprattutto i piccoletti che vivacchiano nelle posizioni di sottogoverno, sviluppa l’organo).

Certo, a volte citano la Catalogna, i Paesi Baschi… e perché non la Lombardia? Perché è ovvio che queste realtà vogliono essere indipendenti per non dare da mangiare a posti come la Sardegna! Loro sì che possono pretendere di essere indipendenti, perché la ricchezza, loro, la producono!

Morale: potrebbe anche darsi che greci e sherdanu siano parenti; forse in un lontano passato li abbiamo conquistati, come dimostra il fatto che siamo così simili, abituati a vivere alle spalle di babbo stato e mamma politica pretendendo che i problemi si risolvano andando a Roma assieme alle pecore per implorare di comprare il pecorino che nessuno vuole mangiare, o di pagare l’energia elettrica all’ALCOA, o costruire un inceneritore a Porto Torres,

Per una cosa tuttavia, sono d’accordo con loro, anche se si tratta di forma: dobbiamo porci il problema di generare almeno la ricchezza sufficiente a sopravvivere. Per questo, però, non ci vuole l’indipendenza (che ci affosserebbe immediatamente) ci vuole una classe dirigente capace di programmare qualcosa di diverso dal mattone e dai lavori pubblici, unici settori sardi che tirano davvero.

Oppure possiamo continuare a fare gli sherdanu, finché dura. Tanto costa poco: 30.00€ e un liBBro firmato dall’autore. Possiamo pretendere di più?

Sì: l’agenda politica adesso ruota attorno ai due nuovi quotidiani sardi! Poco male: con i costi della carta igienica non potranno che tornare utili, soprattutto se scritti in LSC!

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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(*) per chi non conosce la chimica, cazzi acidi;

 

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Una risposta a GLI SHERDANU ERANO GRECI?

  1. Maurizio ha detto:

    Ci sono altri quesiti che dobbiamo porci?
    Ci sono altri porci che dobbiamo inquisire?
    Ci sono altri porci a cui dobbiamo questi?
    E – alla fine di tutto – saranno mebri per diabetici (*) per tutti, in Sardegna, nessuno escluso (neppure i porci ed i loro quesiti).

    (*) Per chi non avesse familiarità con la terapia medica: “cazzi amari”.

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