COSA FANNO I SARDI? SCOMMETTONO!

di Gabriele Ainis

 

 

Quand’ero ragazzino, mi parlavano con entusiasmo del partito Podda: pappa, buffa e … Una buona interpretazione sherdanu del dolce far niente, espressione particolarmente diffusa all’estero quando si parla degli italiani. Insomma non andiamo famosi per la voglia di lavorare, sebbene si tratti di una favola e le statistiche dicano tutt’altro. Sarà che le statistiche non prendono la pancia, mentre ciò che afferra le viscere è di altro genere.

Ad esempio, il documento CONAGGA del 2008 (l’ultimo che sono riuscito a trovare), ci informa sulla propensione italiana per il gioco d’azzardo (nel 2004 eravamo terzi al mondo, dopo Giappone e Gran Bretagna): 790€ pro capite/anno! Attenzione, dentro il “pro capite” ci sono anche i bambini di tre mesi, stiamo parlando di valori medi…

Accidenti a quelli pieni di soldi che non sanno che farsene e li buttano in questo modo!

Ma neppure per idea! Giocano il 47% degli indigenti, il 56% degli appartenenti al ceto medio-basso, il 66% dei disoccupati… in Italia ci sarebbero almeno 700.000 (settecentomila) giocatori compulsivi, cioè coloro che sono vittima del “gioco patologico”, localizzati essenzialmente tra coloro che chiamiamo correntemente morti di fame(*)!

Non sono interessato ad un’analisi sociologica dei motivi di tutto ciò, né al meccanismo perverso per il quale è proprio lo stato che spinge alla scommessa (incassando una quantità immane di quattrini: nel 2008, Mediobanca informa che quella delle scommesse era la terza azienda italiana per fatturato dopo Eni e FIAT). Vorrei segnalare invece una cosetta che ci riguarda da vicino: se l’Italia è ai primi posti nel mondo per volume di scommesse pro capite… dove starà la Sardegna?

A livello nazionale al primo posto, condiviso con Sicilia, Campania e Abruzzo: se ne poteva dubitare? Per le scommesse, nel 2008 le famiglie sarde hanno investito il 6,5% (sei virgola cinque percento) del proprio reddito. Sarebbe come dire che per ogni 1000 euro che entrano in casa, ne escono 65 per le scommesse. Che facciamo, proviamo ad investigare sul fatturato prodotto dalle scommesse a livello regionale e lo confrontiamo con il fatturato industriale? Vogliamo chiederci quale sia l’azienda sarda che fattura di più?

A questo punto, mi sono chiesto: ma accidenti, possibile che di una cosa del genere non freghi un fico a nessuno? Parliamo di una montagna di soldi, di un comportamento sociale che dovrebbe preoccupare a tutti i livelli. Dov’è l’uomo politico che se ne interessa? L’intellettuale che tuona contro i costumi degradati? Il giornalista che si impegna in una campagna di informazione? Possibile che non si possa far nulla?

Un momento: perché si dovrebbe? Perché i politici (tutti) dovrebbero impegnarsi per estinguere un gettito di soldi facili che rappresentano in realtà una vera e propria tassa indiretta (che procede direttamente nelle disponibilità del vorace governo di turno?).

Qualcuno si ricorda le sigarette? Uno stato che vende cancro, incassa le tasse e poi le adopera, in piccola parte, per curare i polmoni metastatizzati dei cittadini e per le spese sociali elevatissime dovute al fumo!

Mah, si dirà, in fondo non è che di gioco si muoia, come per il cancro ai polmoni, è piuttosto un piacere: non si parlava di pappa, buffa e … ? No? Mangiare e bere sono necessità per sopravvivere, ma c… è un piacere, vogliamo levare anche questo?

A parte il fatto che buffa non si riferisce all’acqua necessaria alla sopravvivenza, ed infatti anche il consumo di alcolici è un grave problema isolano, normalmente non si finisce da uno strozzino per eccesso di sesso (salvo le debite eccezioni, come ricorda giustamente il potere dei peli che tirano più di una coppia di buoi) mentre sono proprio le scommesse che rappresentano la prima causa di ricorso agli usurai.

Il fatto è che la Sardegna, regione afflitta da gravi problemi di disoccupazione, spende e spande cifre folli in scommesse (cioè getta via i soldi!) col concorso di tutti i cittadini, somme che finiscono nelle disponibilità di spesa dei politici che incassano una vera e propria tassa senza l’assillo di vedersela richiedere indietro: noi sardi le scommesse gliele regaliamo di buon grado, da bravi fessi e siamo anche convinti di divertirci!

Forse… Che sia un piacere è falso: è una dipendenza, come qualunque altra droga, con la differenza che non è (formalmente) proibita, anzi, è graditissima.

Domanda: perché nessuno se ne occupa?

Risposta: è falso! La prossima riunione di Seneghe dei maggiori intellettuali sardi deciderà come si scrive scommessa in LSC!

Contenti?

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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(*) finché non inventeranno diversamente mangianti;

 

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