CHI SONO I SIGNORI DI ATLANTIDE?

di Gabriele Ainis

 

 

Sergio Frau aveva ragione!

Lasciatemi solo ricordare chi sia, così, per i pochi non schizzati di Atlantidi varie e Giacobbate in prima serata che possono anche permettersi, beati loro, di non conoscerlo. Frau è il sardomasco (*) propugnatore della possibilità che Atlantide fosse localizzata in Sardegna e che la civiltà atlantidea sia stata distrutta da uno tsunami (per la verità, visto che la geologia non è proprio un’opinione e segni di tsunami non ce ne sono, adesso si ricorre ad altre “ipotesi” – che sarebbe sinonimo di “idiozie” – ma non è di questo che vorrei parlare). Rispetto ad altri fantasiosi dilettanti, ha il pregio di scrivere in un italiano dignitoso e di far parte di un giro editoriale che non si può ignorare, ragioni per le quali è stato anche citato dal compianto Vidal-Naquet. Insomma, per gli amanti del genere, direi “uno famoso” (o famigerato, dipende dai gusti).

Se affermo che avesse ragione, non lo faccio come battuta ma in base a dati oggettivi, in particolare:

a)      è verissimo che Atlantide si trovasse in Sardegna, come ciascuno può verificare a questo link;

b)      è altrettanto vero che sia stata affondata da uno tsunami (cliccare per credere).

Tanto per essere chiari, definire “notizia” il fatto che una società sarda (nello specifico proprio Atlantis SpA) venga accusata dalla Guardia di Finanza di aver incassato impropriamente contributi pubblici, attraverso un giro di false fatturazioni e prestazioni inesistenti, sarebbe davvero una sciocchezza. Chiunque sia dotato di una briciola di onestà intellettuale, non potrà evitare di riconoscere che in Sardegna è diffusa la convinzione che ciò sia la norma e non l’eccezione, per cui non di notizia si tratta quanto di banale quotidianità: nell’Isola, contributo pubblico e truffa sono sinonimi!

Ecco, vorrei parlare proprio di questo, di un argomento che non si trova mai da nessuna parte e che, per certi versi, spaventa anche un poco: chi sono davvero i Signori di Atlantide? Per quanto riguarda Atlantis, il pretesto per questo breve post, naturalmente non sono interessato: ci penserà la magistratura e probabilmente, quando il tutto sarà concluso, nessuno di noi se ne ricorderà più, però è un buon esempio per una riflessione, forse non del tutto peregrina.

Facciamo un passo indietro: per quale motivo un investitore dovrebbe decidere di rischiare i propri quattrini in Sardegna? Così, sui due piedi, direi che non ce ne sono. In un ottica di mercato “puro” sarebbe una vera e propria idiozia. Siamo lontani dai mercati, privi di materie prime (mi verrebbe da dire “per fortuna”) ed abbiamo (giustamente) pretese (stipendi, scudi sociali) da “occidentali”. Ultimamente, ci siamo anche rotti le scatole di essere considerati una specie di pattumiera e prendiamo (poco e lentamente) coscienza della necessità di rispettare l’ambiente, fatto che ci rende più consapevoli ma anche meno disponibili a considerare insediamenti potenzialmente inquinanti. La conclusione, in ogni caso, è che nessuno sarebbe così folle da insediarsi da noi: svantaggi da mondo sviluppato (intendendo i sacrosanti controlli imposti dalle nostre legislazioni) che si sommano a svantaggi da mondo sottosviluppato (quale siamo, se si considerano le distanze e la situazione infrastrutturale e sociale).

Fortunatamente, facendo parte di uno stato europeo che deve, almeno formalmente, assicurare un bilanciamento tra le aree più o meno sviluppate del paese, sono stati posti in essere alcuni meccanismi di intervento pubblico per stimolare l’economia isolana: ad esempio i contributi pubblici per la realizzazione di nuovi insediamenti industriali, per il sostegno all’agropastorale, al turismo, alla ricerca.

Eccoci a noi: come mai, quello che potrebbe apparire come uno strumento ragionevole per dare impulso allo sviluppo economico si è trasformato nello stereotipo della truffa? Perché, leggendo notizie come l’affondamento di Atlantide, non ci stupiamo, tanto da non considerarle neppure notizie vere e proprie?

Risposta 1): gli imprenditori sono tutti furfanti; 2) gli imprenditori che vengono da noi, sono tutti furfanti; 3) chi prende soldi pubblici è un furfante per definizione

Potrei andare avanti a piacere, trovando una serie illimitata di varianti sul tema. Sia chiaro: non ho intenzione di dare una risposta, non è compito mio né mi illudo di averne le competenze, piuttosto mi domando: ma i soldi pubblici, li vogliamo o no? Perché se le risposte sono del tenore di quelle esposte poco sopra, non ci sono molte alternative: mi pare ovvio che non li vogliamo! D’altra parte, quale imprenditore rischierebbe, finanziato dai soldi pubblici, di recarsi in una regione dove i cittadini sono convinti che lui sia un delinquente per il solo fatto di prenderli?

Si potrebbe dire (tesi Dipietrista): un imprenditore serio non ha nulla da temere! Se gli piomba la Guardia di Finanza in casa basta che si rechi dal giudice e spieghi tutto.

In un paese normale potrebbe anche essere, forse, peccato che dalle nostre parti si conosca la data di inizio di una vertenza penale/amministrativa/erariale, ma non si possa mai definire quella conclusiva! In altri termini: non so se Atlantis abbia commesso o meno degli illeciti (né mi interessa) ma credo di poter affermare che sarà in ogni caso una storia lunghissima, che però, nel frattempo, metterà l’azienda nella condizione di operare con molta difficoltà (quale banca seria sostiene un’azienda impegolata in un paio di processi e con i sequestri in atto?).

Poiché l’equazione soldi pubblici=truffa è ormai consolidata, ma allo stesso tempo non facciamo altro che chiedere un intervento pubblico per dare impulso alla nostra economia agonizzante, mi chiedo come faremo ad uscirne.

Nel frattempo, rispondo alla domanda iniziale: i Signori di Atlantide sono coloro che decidono, per mestiere, se Atlantide debba essere affondata o meno, sono i signori controllori che disvelano truffe e irregolarità – vere o presunte, si deciderà a babbo morto. Oggi la Sardegna è in balìa degli tsunami scatenati dai Signori di Atlantide.

Attenzione: nessuno legga in queste parole una critica al singolo finanziere/funzionario/giudice che verifica la regolarità di un finanziamento pubblico, ci mancherebbe! Come in tutte le comunità umane, ci sono pubblici ufficiali onesti e capaci, come ci sono i delinquenti e gli incapaci, cerco piuttosto di interrogarmi sul sistema attualmente in essere, quello che ci ha costretto nella condizione di aderire all’equazione perversa soldi pubblici=truffa!

Che mi porta ad un’altra – e conclusiva – considerazione: perché nessuno ne parla? Perché questo strano connubio pubblico/truffa non è oggetto di una riflessione politica (ma dovrebbero essere soprattutto gli intellettuali a parlarne) della nostra classe dirigente, mentre dovrebbe essere uno dei capisaldi di ogni discussione in vista di una politica di indirizzo industriale? I soliti malfidati diranno che se ne parla poco perché i politici sono parte attiva dell’equazione, cioè ci mangiano anche loro (ci mangeranno anche gli intellettuali?) ma in verità non credo sia così, o non solo.

Ho l’impressione, invece, che l’equazione sia andata bene a tutti noi quando ci siamo adattati, senza troppi scrupoli, ad un sistema che ha pervaso tutta la nostra società isolana, dal voto di scambio in poi (passando per le assunzioni facili, la moltiplicazione dei posti pubblici, le pensioni di invalidità, la spartizione dei posti di lavoro nelle partecipazioni statali, la connivenza pubblico/privato). Adesso che i Signori di Atlantide procedono a colpi di tsunami, affogando tutti, sarebbe ora di parlarne, ad esempio per domandarci se, anche in questa situazione, non ci sia chi di tsunami ci vive, avendo imparato i metodi per sopravvivere o vivacchiare benino anche sotto le onde alte 500 metri che sono arrivate coprire la “reggia” di Barumini. Vuoi vedere che le onde poderose di Poseidone hanno contribuito alla selezione di nuove realtà imprenditoriali ad esse immuni?

Ma soprattutto sarebbe ora di chiederci come se ne possa uscire, maledizione, perché a volere i soldi pubblici e non volerli si finisce in un romanzo di Borges e non in un futuro ragionevole! Ci sarà un motivo se si parla spesso di Barumini e Atlantide, ma si ignora il ruolo oggettivo del disastro del controllo di legalità?

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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(*) sintesi mirabile di sardo e bergamasco; ne conosco anche altri e sono tutti particolarmente esiziali;

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