CHIMICA VERDE IN SARDEGNA: GLI INTELLETTUALI DISCUTONO SULLA DENOMINAZIONE PRECISA IN LSC!

di Gabriele Ainis

 

 

Una commedia di Dario Fo e Franca Rame è intitolata: L`operaio conosce 300 parole, il padrone 1000 per questo è lui il padrone.

Come dire: un Inceneritore fa paura? Chiamiamolo Termovalorizzatore e siamo subito più tranquilli: non c’è cenere, quindi puzza, inquinamento, polvere e poi si ventila una Valorizzazione, insomma si guadagna! Così, che un termovalorizzatore sia un inceneritore non se lo ricorda più nessuno e si è tutti più felici. Contenti?

Non so, bisognerebbe chiedere a un morto di fame se viva meglio sentendosi chiamare diversamente ricco – come un handicappato per l’appellativo diversamente abile – e avremo risposto alla domanda: a mio avviso probabilmente sì, altrimenti non si spiegherebbe la pazzia collettiva di un popolo che prima inventa un Mussolini e dopo meno di mezzo secolo un Berlusconi!

Nel nostro ristretto ambito di isolani, anche noi ce la caviamo piuttosto bene: ci siamo innamorati della chimica attorno agli anni settanta, plaudendo alle cattedrali di ciminiere che hanno distrutto il territorio e il tessuto sociale, ed ora stiamo per dare il via ad un sequel degno della migliore tradizione di Hollywood: Chimica verde: il ritorno!, regia dei soliti noti, solito cast, solita claque, soliti finanziatori (noi), soliti spettatori.

La sceneggiatura non è particolarmente nuova: dapprima si spendono un pacco di soldi per far finta di bonificare i disastri ereditati dalla chimica precedente, poi si inventa un nome più accattivante con un tocco di colore che la renda più digeribile, chimica verde, così abbiamo tutti una buona scusa per farcela piacere.

Detto in soldoni, l’ENI si è preso ex lege la grana di ripianare i disastri di Porto Torres e proporre un nuovo comparto produttivo in grado di assorbire, almeno parzialmente, la sacca di disoccupazione derivante dalla dismissione della chimica precedente. Naturalmente è passato sotto silenzio il fatto che con il disastro precedente l’ENI non c’entra nulla, ma che importa, tanto in Italia siamo abituati a spalmare le rogne sulla schiena del popolo bue lasciando i guadagni ai privati, questo è solo un altro caso, in attesa della definitiva soluzione di Tirrenia, altro esempio di scuola che si potrebbe intitolare Alitalia 2, la fotocopia!

Di che si tratta? In breve: sette impianti per la produzione di bioplastiche (come sacchetti e posate in Mater-bi), monomeri e lubrificanti bio, più una centrale elettrica a biomasse da 40 MW alimentata da colture intensive, preferibilmente cardi, da piantare su 20mila ettari dislocati all’interno dell’intero territorio regionale.

Cosa sia un sacchetto in Mater-bi lo sappiamo tutti: sono i sacchetti che puzzano di pop-corn bruciato, non servono a nulla perché si rompono immediatamente, però costano un sacco di soldi. La cosa migliore da farsi è non usarli, adoperando le borse, come faceva mia madre quando si recava al mercato di San Benedetto, così siamo davvero tutti più contenti. In realtà, la furbata non è il Mater-bi ma evitare l’usa-e-getta, una vera e propria cretineria in cui noi italiani pariamo eccellere (ad esempio le bottiglie di PET per l’acqua minerale!).

Ma sappiamo anche cosa sia un’azienda chimica? Certo che lo sappiamo, basta andare a Porto Torres, Ottana, Macchiareddu…

Ma come, si dirà, quella che citi è chimica, non chimica, ben altra roba! Ah sì? E dove sarebbe la differenza, nel colore?

Sì, la differenza è nel colore, solo ed esclusivamente nel verde. Sono aziende in cui la materia prima è di origine vegetale, non fossile (cioè non si usano, o si usano poco, i derivati del petrolio) ma non per questo non si generano un sacco di porcherie (tecnicamente sottoprodotti) che vanno graziosamente a spasso per aria, terra, acqua. Così come la centrale a biomasse, altro non è che un marchingegno che genera energia elettrica bruciando vegetali (ma vuoi vedere che è un inceneritore?). Peccato che, assieme all’energia, produca anche una gran massa di ceneri non propriamente salubri, ma questo nel verde della chimica verde non è compreso: le ceneri sono nerastre, per nulla verdi e non c’entrano proprio nulla, quindi non se ne parla!

Pare che Cappellacci sia entusiasta del progetto, il che non mi stupisce: pochi presidenti della regione si sono dimostrati così insipienti, ma non è che l’opposizione vada meglio, forse perché conviene a tutti. Il tutto promette, infatti, ancora una volta, la creazione di un bellissimo sistema di spartizione clientelare dei posti di lavoro che trascinerà con sé, com’è accaduto fino ad ora, le piaghe dell’assenteismo, della bassa produttività, del continuo lottare e manifestare per qualcosa.

A parte il piccolo dettaglio dei 20.000 (ventimila) ettari coltivati a cardi da versare dentro le fauci dell’incenerit… scusate della centrale a biomasse, come se mettere a coltura piante specifiche da utilizzare per la generazione di energia non sia già una prassi contestata ovunque nel mondo e ritenuta sciocca e inutile, sorpassata.

E poi stiamo parlando di ventimila ettari, ventimila, come dire che da un giorno all’altro ci mettiamo a coltivare cardi, cardi e poi ancora cardi… da vendere tutti alla società che deve bruciarli! E il prezzo chi lo fa, Mommotti o Cappellacci? Dove sarebbe la logica di mercato che determina la qualità del prodotto, la resa, la bravura di chi coltiva meglio e altre sciocchezze del genere? Dove starebbe la concorrenza?

Boh, magari proviamo a chiamarla concorrenza verde e saremo tutti più contenti… di assistere ad un altro disastro annunciato che in capo a qualche anno sarà sanato da un altro colore, ad esempio il blu: chimica al posto della chimica!

E gli intellettuali sardi? Discutono in merito alla corretta traduzione di verde in sardo: birde (logudorese) – birdi (campidanese) – verdi (sassarese) – veldi (gallurese) – verd (algherese) – verde (tabarchino). Questa volta lascio stare green e grun, il dottor Stiglitz mi scuserà.

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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4 risposte a CHIMICA VERDE IN SARDEGNA: GLI INTELLETTUALI DISCUTONO SULLA DENOMINAZIONE PRECISA IN LSC!

  1. direkteur ha detto:

    Reblogged this on Il Sanlurese.

  2. Pingback: LE BALLE VERDI DI MATRÌCA: CHE SUCCEDE A PORTO TORRES NEL CHIASSO DELLA POLITICA? | ArcheoloGGia NuraGGica

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