Sì, Sì, Sì, Sì… E LA SARDEGNA? UN VOTO CHIARAMENTE INDIPENDENTISTA!!

di Gabriele Ainis

 

 

Il Berlusca si è beccato un’altra pappina: bene, anzi, benissimo!

Ne parlano tutti, quindi non è che si possano scrivere delle gran novità, anche perché non si capisce chi siano i vincitori: chi è stato a dare le pappine al Berlusca? Ascoltando in giro parrebbe che i vincitori siano numerosissimi, dai cattolici impegnati nel sociale (Mani Tese, ad esempio, impegnata attivamente per i referendum sull’acqua) ai centri sociali: una bella ammucchiata, da far impallidire gli scambisti e gli amanti delle gang-bang! Come dire, un porno in cui si muovono Rosy Bindi, Nichi Vendola, Bersani e Bocchino… ciurpis! Altro che Rocco Siffredi&C!

Quindi niente analisi politiche del voto, non sono in grado e ci sono ben altri che possono: questa volta io non può!

Però una cosetta piccola,piccola vorrei dirla: visto che i numeri sono un’opinione, mi permetto di dire la mia.

Dopo il voto del referendum sardo sul nucleare, qualche imbecille aveva provato a renderlo “sardista”, come se davvero la massa di concittadini recatisi alle urne per dire no al nucleare in Sardegna, pensasse anche solo lontanamente ad istanze autonomiste! Per affermare una cosa del genere è necessario scegliere tra le due opzioni: a) essere in malafede, oppure b) essere completamente idioti! (Propendo per la seconda).

Allora, mi ero permesso di dire che si trattava di un’evidente sciocchezza, aggiungendo che mi pareva ovvio che in caso di consultazione nazionale si sarebbero ripetuti esattamente gli stessi numeri… estesi a tutt’Italia! Ciò, naturalmente, nulla avrebbe avuto a che fare con eventuali istanze locali.

Bene: quanti sono andati a votare per il nucleare per il precedente referendum regionale? Il 59,5% (http://www.regione.sardegna.it/j/v/25?s=166497&v=2&c=86&t=1); quanti hanno votato per quello nazionale sul nucleare? Il 58,6%; la media nazionale? 57%! (http://referendum.interno.it/votanti/votanti110612/RFIvotanti3.htm)

Abbiamo ancora qualche dubbio? Nell’isola, tanti sono andati a votare prima, quanti sono andati adesso, anche se, a pensarci bene, dovremmo dire che ora, per il referendum nazionale, c’è stato maggiore impegno, visto che questo non è stato accorpato alle amministrative come quello regionale.

No, non hanno vinto gli autonomisti allora, come non hanno vinto oggi, per la verità pare che abbiano vinto i cittadini, cioè noi, capaci di dare un colpo di reni e levarci il cetriolo dal sedere senza credere all’adagio che impone di lasciar fare e non agitarsi per non favorire l’avversario che ci sodomizza. Tutti i cittadini (isole comprese); e i sardi non sono stati neppure tra i migliori, visto che Emilia-Romagna e Trentino-Alto Adige hanno superato il 64%, ma neppure tra i peggiori, perché tra le regioni meridionali (almeno questo!) siamo stati i più bravini (che vergogna noi del sud!).

Adesso bisognerà capire chi ha vinto, nel senso che, se abbiamo vinto noi, dovremmo deciderci, una buona volta, a scegliere una classe dirigente nuova, fatto particolarmente pressante per noi poveri isolani, schiacciati tra una destra incapace (l’amministrazione Cappellacci verrà ricordata come sinonimo di disastro e le mamme minacceranno di chiamare lui al posto di Mommotti, quando i bambini non vogliono mangiare le stelline col formaggino) e una sinistra che deve piantarla, se vuole davvero proporsi come salvagente di una situazione che appare disperata, di agire con le vecchie logiche spartitorie e una gestione proprietaria del potere che, vista dall’esterno, sembra davvero poco diversa da quella della destra!

Con l’industria pezzi, l’agropastorale in bilico, il turismo vago e la mancanza totale di programmazione e capacità di indirizzo, spero non si ricominci con le stupidaggini delle istanze autonomiste, indipendentiste, con la LSC e con un presidente della regione trassato da “sardo” per recitare una parte che nessuno gli chiede.

Guarda un po’, pare che prima delle cazzate autonomiste i cittadini sardi siano interessati al proprio futuro, al lavoro, a una coesistenza sociale decente, alla possibilità di non dover andar via per trovare uno straccio di lavoro, a non dover dipendere dalla pensione della zia, della nonna, del babbo o della mamma!

Sono anche interessati a sentirsi sardi, e ci mancherebbe, se questo non vuol dire rendersi ridicoli, ma soprattutto mantenere una brutta genia di politici/intellettuali che pensano prima di ogni altra cosa al proprio piatto di lenticchie, detto in senso buono (ci sono intellettuali fuori dal mondo e in buonafede) e in senso cattivo (ci sono quelli che sono incapaci di vivere d’altro, in malafede, ma non si capisce perché dovremmo mantenerli noi). Che sia la volta buona che li prendiamo, metaforicamente, a calci nel culo?

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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3 risposte a Sì, Sì, Sì, Sì… E LA SARDEGNA? UN VOTO CHIARAMENTE INDIPENDENTISTA!!

  1. Pierluigi Montalbano ha detto:

    Oggi abbiamo ribadito che vogliamo un Italia che fa buon uso della politica buona, quella che opera a vantaggio della comunità e non per ingrassare il portafoglio dei membri dei partiti. Cosa capiscono questi personaggi delle vicende economiche necessarie per arrivare a fine mese? Cosa sanno degli ufficiali giudiziari che, per conto delle banche (ossia gli interessi forti), mettono sulla strada chi non è riuscito a pagare qualche bolletta? Quando capiranno che i giovani italiani hanno la testa sulle spalle e vogliono un rinnovamento TOTALE della classe politica? Troppo comodo affermare che i ragazzi di oggi sono bamboccioni! Eliminiamo le caste, le mafie, i privilegi, i figli di personaggi importanti e, finalmente, avremo un nuovo equilibrio che premierà il merito.
    Sì alla politica…no ai partiti, qualunque sia il colore e l’indirizzo. Oggi abbiamo vinto noi, piccoli esseri mortali che lottano per la sopravvivenza. Hanno vinto gli anziani che non riescono ad arrivare a fine mese. Hanno vinto i lavoratori che sperano di poter crescere i figli in un mondo senza scorie e senza impianti nucleari. Hanno vinto i giovani, veri artefici del tam tam che ha portato il 57% degli aventi diritto a recarsi alle urne. Hanno perso i partiti. Hanno perso i capoccia che soffrono di delirio di onnipotenza. Hanno perso i vari Bersani, Berlusconi, Bossi e tutti i membri del clan degli aventi diritto (ma ne hanno davvero diritto?) a 20.000 Euro al mese. Hanno vinto coloro che sanno che il pianeta ha risorse limitate e si deve operare per evitarne il depauperamento.

  2. Mario ha detto:

    Ottimo articolo come spesso succede da queste parti, complimenti per la lucidità!
    Da aggiungere che in giro per la rete si leggeva molto di chi prendeva i Sardi per tonti, nel senso che dicevano che siccome avevamo già votato il referendum regionale consultivo di maggio sul nucleare, non saremmo andati a votare per il referendum nazionale sul nucleare perché pensavamo che l’avessimo già fatto. I risultati di ieri sono la migliore risposta anche a quest’altro tipo di imbecilli “continentali”, insieme agli imbecilli “nostrani” che si be(l)ano di “nazionalismo indipendentista” e storie del genere. A conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, che gli imbecilli non hanno patria né colore.
    A proposito di colore, vorrei dire al sig. Montalbano che quelli che chiama “partiti” sono fatti non solo dai pochissimi che prendono migliaia di euro al mese, ma anche e soprattutto dai tantissimi che in quei partiti ci militano, ci lavorano disinteressatamente e anzi rimettendoci tempo, fegato e a volte persino di tasca propria. Sono persone, cittadini, giovani e anziani anche questi, sa? I “partiti” non sono entità astratte e i nostri politici non vengono dalla Luna, ma vengono votati, o non votati, da tutti noi. E chi entra in un partito, come qualunque altra associazione politica, sociale, culturale, ricreativa etc., lo fa perché pensa che così può dare il suo contributo, anche per migliorare le cose, anche per provare a liberarsi di certi personaggi che rovinano l’idea stessa e la pratica della politica, quella vera, che è una delle cose più nobili che si possano fare, occuparsi della “polis” a beneficio di tutti e di ciascuno. Spesso si sbaglia, spesso si è impotenti, spesso si assiste a degenerazioni dei soliti furbetti e profittatori, ma impegnarsi in prima persona nella politica, anche in un partito, è sempre meglio che dedicarsi alle invettive generalizzanti e ingenerose da fuori (come se esistesse un “fuori”, poi), e comunque meritano RISPETTO.
    Vogliamo il rinnovamente totale della classe politica? D’accordissimo. Diamoci da fare allora. ANCHE nei partiti, come pure con il nostro voto e i nostri comportamenti quotidiani.

  3. Pierluigi Montalbano ha detto:

    Gentile sig. Mario,
    quella è la parte buona della politica, quella sana e motivata da ideali che rispetto e ammiro.
    Mi riferivo, invece, a quei politicanti (e in parte al ristretto staff dirigenziale che li circonda) da 20.000 Euro mensili che dirigono i partiti ma non sono eletti dai cittadini. Queste persone, per le quali nutro poca fiducia, essendo decisori del nostro futuro dovrebbero avere competenze sulle materie loro affidate, ma sistematicamente propongono leggi che testimoniano scarsa lungimiranza.
    Odio, soprattutto, la manipolazione e la strumentalizzazione che quasi tutti i leader “partitici” (come vede non scrivo politici perché non sono degni di parteciparvi) praticano senza pudore. Sono sempre presenti alle inaugurazioni, alla posa della prima pietra e a tutte quelle manifestazioni nelle quali cercano (e trovano) visibilità, ma quando si tratta di partecipare attivamente a dibattiti o incontri sul benessere della collettività…latitano. Diciamo che cavalcano l’onda finché i tempi sono buoni, ma si inabissano se il vento è contrario o se devono rispettare gli impegni promessi. Non ci sono distinzioni tra destra, sinistra e centro: ormai si fa politica (pessima) contro gli avversari e non per il bene comune. Solo pochi leader meriterebbero di non essere gettati dalla torre, è una classe politica di scarso rilievo, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
    Sono quindi d’accordo con lei sul rispetto verso chi entra in un partito per cercare di migliorare le cose, e apprezzo, come lei (e uso le sue stesse parole), chi lavora disinteressatamente e rimettendoci tempo, fegato e a volte persino di tasca propria.
    Cari saluti

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