MATEMATTICA NURAGGICA

di Desi Satta

 

 

“Nessuno lo sa per certo, ma probabilmente i numeri non hanno più di diecimila anni”

 

Non sto a commentare questa affermazione di Bellos, sebbene sia fondamentalmente d’accordo con lui (e con chi si occupa di queste cose per mestiere) sono assai più interessata al perché si possa dare dell’ignorante a chi non sa leggere e scrivere dignitosamente, mentre ci sono fior di letterati (che chiamano sé stessi “intellettuali”) che si vantano di non capire una fistula plumbea di matematica.

Ciò è irritante, ad esempio alla luce del fatto che senza la matematica (e la logica formale da essa sottesa) il nostro ipertecnologico mondo occidentale non esisterebbe e gli “intellettuali” scriverebbero ancora con la penna d’oca, usandola anche per pulirsi l’eruditissimo sedere. Eppure è comprensibile: la matematica, a differenza di tutto il resto, ha la pessima abitudine di non ammettere sconti e richiedere una buona dose di intelligenza e studio.

Diciamo anche che ha poco appeal, ad esempio sarebbe impossibile litigare in un blog come si fa con la scrittura nuraGGica (che non esiste) gli sherdanu (da associare alla categoria precedente) o i poPPoli del maRRe: al massimo si potrebbe assistere a sfide matematiche (e di blog di questo tipo ce ne sono a bizzeffe) che però hanno la stessa pessima caratteristica prima citata: per capirle bisogna studiare, non parlare a lingua libera!

En passant, bisognerebbe anche osservare che esistono coloro che non sanno di matematica, ma non sanno neppure parlare in italiano (o in qualunque altra lingua) come dimostrano gli scombiccherati interventi di molti “studiosi indipendenti” i quali, volendo per l’appunto distinguersi da coloro che “dipendono”, dimostrano tutta la propria ripugnanza per congiuntivi e condizionali, consecutio temporum ed altre baggianate del genere. In fondo ciò è importa è la sostanza, pertanto non si capisce per quale motivo dovrebbero articolare le loro scempiaggini in buon italiano (o sardo, inglese, tedesco, tamasheq).

Per questi motivi, ci si trova in imbarazzo nel parlare di libri come questo, Il meraviglioso mondo dei numeri, scritto da un giornalista (laureato però in matematica e filosofia) con lo scopo di diffondere, se possibile, un poco di affetto per questa sciagurata disciplina, così utile quanto invisa ai più. Del resto, essendomi domandata spesso come definire la matematica, ho finito per considerarla un ibrido tra una necessità e un vizio, due aspetti della vita umana così discordanti da farla ritenere una tenebrosa pratica oscena, come ad esempio la coprofilia.

In effetti il saggio di Bellos, molto ben scritto e tradotto dignitosamente, non contiene novità per chi, come me, ma non è un vanto, come non ci si vanterebbe di essere coprofili, legge saggi dello stesso tenore da troppi e lunghi anni. Non credo sia il tipo di libro che si regala per natale restando indecisi tra questo e una cravatta o un deodorante, così come sono convinta che anche solo per sfogliarlo sia necessario essere preda del vizio, altrimenti non si capirebbe per quale motivo si dovrebbe passare il proprio tempo leggendo di cosa sia lo zero e come sia nato, oppure di pi-greca, o di un trapano che produce buchi quadrati (sebbene inventato dagli sherdanu) o della campana di Gauss (che neppure suona!).

Fanno forse eccezione gli accenni al senso dei numeri negli esseri umani, le curiose (per quanto neppure queste nuovissime) cognizioni numeriche degli ultimi cacciatori-raccoglitori ancora rimasti al giorno d’oggi (tra Brasile, Australia e Nuova Guinea) che contano solo fino a tre (o quattro) dopo di che arriva il “molti” e che vivono in un mondo privo di numeri senza per questo dolersene (forse la maggior parte di noi si troverebbe meglio!). Tuttavia, ho come l’impressione che anche questi argomenti sarebbero poco interessanti per la maggior parte della gente: la matematica in tutte le sue accezioni e risvolti, urta più della filossera, a meno di non essere preda del vizio (oppure dovrei chiamarlo viZZio?.

Se devo spezzare una lancia per Bellos, noto come sia riuscito a rendere la materia assai più semplice rispetto ad altri saggi che mi sono capitati a tiro, forse perché l’autore non è un addetto ai lavori, quindi si può permettere un tono svagato e ludico, senza rinunciare, comunque, ad un certo rigore, come la materia impone.

Potrei anche dire che alcuni appassionati di nuraghi potrebbero trovare spunti interessanti per trarre qualche conclusione sulle capacità matematiche dei nostri lontani predecessori, ma non mi spingo a tanto: tra macchine di sé stesse e paraboloidi di rotazione, meglio restare nel ristretto ambito di noi viZZiosi, è meglio!

 

desi.satta2@virgilio.it

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Alex Bellos – Il meraviglioso mondo dei numeri – Einaudi (2011)

 

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