PERCHÉ I FANTA-X SARDI AMANO LE CAROTE?

di Gabriele Ainis

 

Chi non ha mai sentito parlare del Triangolo delle Bermuda? È uno dei luoghi misteriosi per eccellenza, scenario di infinte storie avventurose, da X-Files a Indiana Jones (si mormora in rete che il quinto episodio della saga vedrà protagonista proprio il misterioso Triangolo) passando per Topolino e Voyager. (Op. CIt)

 

Da una parte, l’enigma rappresentato dal misterioso amore dei Fanta-X isolani per le carote (pare per imitazione di un bizzarro archeoastronomo che l’adopera per studiare l’allineamento delle torri nuragiche con la costellazione del Sirbone) non è di quelli che fanno dormire la notte; dall’altra, non amo particolarmente i libri che si occupano di spiegare la solita monotona sequela di Misteri Insoluti&Ignorati dalla Scienza Ufficiale in cui sono impeganti i suddetti Fanta-X. Ecco il motivo per il quale questo libricino di Bagnasco, Ferrero e Mautino mi era sfuggito. Insomma non occupo il mio tempo a (in)seguire coloro che si divertono a dimostrare quanto siano cretini i Fanta-X: me ne sono occupato qualche anno addietro, convincendomi che si tratti di un branco di cialtroni (spesso in malafede) poi ho pensato che esistono attività più gratificanti che non dimostrare che i cretini (e i delinquenti) lo siano, attività di cui non fornisco esempi perché non interessa nessuno e ciascuno di noi ha – per fortuna! – gusti differenti.

Poi c’è anche il fatto che quelli del CICAP, gli autori ne fanno parte, non mi sono di norma troppo simpatici, forse per eccesso di supponenza; come dire che, a volte, o troppo spesso, si porgono male, con troppa sufficienza. Ciò non mi impedisce di sostenere che abbiano ragione e ragioni da vendere, sia chiaro, e però un grano di ironia ogni tanto non guasterebbe. C’è anche da dire, che uno degli scopi dell’associazione è quello di proteggere gli sfortunati dalle grinfie di delinquenti che illudono chi si trova in difficoltà, da chi vorrebbe curare il cancro con il bicarbonato di sodio a chi sfrutta i momenti bui della vita di tutti noi con l’illusione della magia, fino alla guerra generalizzata alla scienza che in Italia appare tanto virulenta quanto poco considerata dalla collettività. Dunque tanto di cappello! Se solo avessero facce più divertenti e meno ingessate… accidenti alla seriosità.

Insomma mi era passato sotto il naso, nello stesso modo in cui non leggo regolarmente la rivista del CICAP e non mi sono mai risolto ad aderire all’associazione.

Così, una mattina, un amico mi consegna una busta di plastica (in Mater-Bi™, biodegradabile e ovviamente già squarciata) e mi dice: Mi devi diciassette euro; la busta te la regalo, tanto è rotta!

Gli amici sono così, e il brutto è che nessuno te li impone, come avviene invece per i calcoli renali: te li scegli, e su questo sarebbe utile riflettere. Però, dopo aver letto le poche pagine dell’introduzione, ho capito il motivo per il quale ho deciso di avere un amico che acquista i libri al mio posto: perché spesso ci azzecca. Sapendo della mia idiosincrasia per il CICAP (di cui lui è invece sostenitore) e conoscendo la mia mania di leggere qualunque cosa mi capiti a tiro, ha trovato il modo di sottoporre “Sulla scena del mistero” alla mia attenzione, facendomi cosa gradita.

Non si tratta infatti del solito libro che spiega perché la Sardegna non è Atlantide o i motivi per i quali la Sindone è una bufala, bensì del tentativo di illustrare ai profani, desiderosi di informarsi in merito, il metodo di indagine scientifica usato dagli scienziati per investigare la realtà. Per farlo, segue una strada che deriva dalla divulgazione di stampo anglosassone: si racconta una storia coinvolgente, non si prescinde dal rigore e si asperge la narrazione con piccanti granelli di ironia, ricorrendo spesso al paradosso e legando il tutto con una scrittura agile, di stampo quasi giornalistico: un esperimento che per la nostra povera – e ascientifica – Italia è un lusso sempre più raro.

L’inizio è bizzarro: un parallelo tra la “Materia Oscura”, un vero mistero della scienza attuale, e un esempio di OOPArt, una bufala: che differenza c’è tra i due?

A parte la nomenclatura (il primo viene definito Mistero e il secondo Mystero, fatto che mi ha estasiato e riempito di orgoglio – noi abbiamo lanciato ArcheoloGGia) ciò che davvero mi ha intrigato è la risposta alla domanda precedente: poiché nelle questioni scientifiche il principio di autorità non vale (cioè non possiamo dire: L’ha detto Pinco!) è tutta una questione di metodo!

Eccoci a noi: da quel punto in poi, con estrema chiarezza e semplicità si descrive il metodo scientifico; con dovizia di esempi e, quando si arriva al dunque, le basi filosofiche della ricerca scientifica – con accenni al solito Popper, a Lakatos, Kuhn, al Rasoio d’Occam – appaiono talmente evidenti da far sospettare di aver sempre saputo quelle cose lì, perché d’altro non si tratta se non di buon senso.

Il che è perfettamente vero, sebbene gli argomenti siano tutt’altro che semplici e, soprattutto, richiedano al solito la necessaria apertura mentale e la mancanza di dogmatismo (e di interesse personale). Pertanto, se ad esempio si parla di reperti archeologici e contestualizzazione, è necessario non rifiutarsi a priori di seguire il ragionamento (rifiutando l’ovvia necessità di situare qualunque reperto nel contesto cronologico dal quale proviene) oppure, se si parla di indipendenza di un esperimento dall’influenza dello sperimentatore, non ci si deve rifiutare di accettare tutte le precauzioni poste in essere per renderla effettiva (ad esempio in medicina o parapsicologia con la tecnica del doppio cieco) e così via.

Come dire, insomma, che neppure questo libro prescinde dalla necessità di adoperare il raziocinio, però, per una volta, ciò appare sorprendentemente a portata di mano: per capire così in breve e con tanta semplicità cosa sia il metodo scientifico di indagine della realtà, non si può pretendere di più.

Per chi fosse interessato, nelle 190 paginette, che nonostante la densità dei concetti sono davvero molto agili, troverà anche la spiegazione dei motivi per i quali i nostri Fanta-X isolani (e coloro che isolani lo sono solo per adozione) abbiano deciso di usare in modo generalizzato le grosse carote taglia XXXL, rischiando di mandare in fallimento l’allevamento delle lumache. Non che sia un buon motivo per l’acquisto del saggio, però può essere divertente.

Un’ultima precisazione: ne suggerisco la lettura anche agli archeologi, o a coloro che pur non essendo tali hanno la pretesa di lavorare sul tema, sia in ambito accademico che al di fuori di esso: rileggere cosa sia il metodo scientifico non nuoce mai, al massimo arricchisce, e potrebbe indurre una riflessione in coloro che pretendono di fare scienza avendo talvolta le idee confuse (ogni accenno a chi vorrebbe studiare le torri nuragiche è puramente voluto).

Nel libro, alcune belle paginette sono dedicate al peer reviewing e alle discussioni attualmente in atto per migliorarlo. Delizioso l’accenno alla Gazzetta modenese di scienze improbabili, con impact factor pari a zero eppure sottoposta a peer review. Non so bene per quale motivo, ma una certa assonanza geografica con pretesi scienziati che razzolano in riviste di pari autorevolezza ( vantandosene!) mi ha fatto comprendere i motivi dell’uso continuato delle carote. So per certo che alcuni non gradiranno, ma non si può imputare a noi l’abitudine acquisita dell’uso improprio delle rosse radici ricche di vitamine: se hanno deciso, saranno ben fatti loro!

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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S. Bagnasco, A. Ferrero, B. Mautino – Sulla scena del mistero: Guida scientifica all’indagine dei fenomeni inspiegabili – SIRONI (2010)

 

 

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