DONNE DI CASTEDDU

di Gabriele Ainis

 

 

Mi ero sempre chiesto come mai Giuseppe Masia non parlasse delle donne di Cagliari. Possibile che cantasse delle donne di Castiadas che ce le hanno a forma di seadas e non delle donne di Casteddu che hanno un sacco di ciorbeddu(*)?

Sì possibilissimo e c’è un motivo! Quale?

Semplice: le donne di Casteddu non si sono, non esistono e, per convincersi di questa amara realtà, basta guardare i risultati delle elezioni comunali:

Massimo Zedda (sindigu); MAGGIORANZA (24 seggi): Partito Democratico (13 seggi): Andrea Scano; Davide Carta; Claudio Cugusi; Goffredo Depau noto Ninni; Fabrizio Rodin; Fabrizio Salvatore Marcello; Maurizio Chessa; Matteo Lecis Cocco Ortu noto Matteo Lecis; Guido Portoghese; Francesco Ballero; Marco Murgia; Pier Giorgio Meloni; Gaetano Marongiu noto Tanino; Sinistra Ecologia Libertà (5 seggi): Giorgio Cugusi; Francesca Ghirra; Sergio Mascia; Maria Depau; Sebastiano Dessì; Italia dei Valori (2 seggi): Giovanni Dore; Giovanni Gialeto Floris noto Gialeto; Federazione della Sinistra (1 seggio): Enrico Lobina; Rosso Mori (1 seggio): Giuseppe Andreozzi; Meglio di prima non ci basta (1 seggio): Filippo Petrucci; Partito Socialista Italiano (1 seggio): Raimondo Perra noto Mondo.

Massimo Fantola (candidato sindigu tromb… non eletto); MINORANZA (14 seggi + 2); FLI Ignazio Artizzu (candidato sindigu tromb… non eletto anche lui); Popolo della Libertà (5 seggi): Giuseppe Farris ; Maurizio Porcelli; Edoardo Tocco; Stefano Schirru; Anselmo Piras; Riformatori Sardi (3 seggi): Alessio Mereu; Sandro Vargiu; Roberto Porrà; Unione di Centro (2 seggi): Giovanni Chessa noto Gianni; Paolo Carta; Patto per Cagliari (1 seggio): Pierluigi Mannino; UDS-UPC (1 seggio): Aurelio Lai noto Lelio; Giovani Centro (1 seggio): Antonello Floris; Partito Sardo d’Azione (1 seggio): Paolo Casu.

Forse, anzi di sicuro, le dimissioni di Zedda dal consiglio regionale innescheranno uno spostamento che consentirà di inserire un’altra femminuccia in consiglio e così saranno tre, numero perfetto!

Per evitarvi la fatica, ho evidenziato in rosso le due poverine che per ora risultano elette; in rosso perché saranno diventate rosse dalla rabbia, così come tutti noi dovremmo diventare rossi dalla vergogna!

Intendiamoci, non che il PD, ad esempio, non avesse candidato donne, c’erano e come se c’erano, però siccome in consiglio comunale si entra con le preferenze e le donne non le ha votate nessuno, sono rimaste fuori dal mucchio selvaggio. SEL fa eccezione, per fortuna, ma si direbbe che sia quella che conferma la regola.

Insomma, a giudicare dagli elettori, le donne di Casteddu sono sceme, incapaci di dare un contributo alla gestione della cosa pubblica e fanno bene a stare a casa a mettere le corna ai mariti che si impegnano in politica, così siamo tutti più contenti.

La polemica, ovviamente, non è di pochi eletti, capaci di indagare nei profondi e tenebrosi meandri della politica, di questa storia se ne sono accorti tutti e un poco se ne parla, anche se poi ci dimenticheremo subito della faccenda non appena cominceremo ad inveire contro su sindigu perché non ha abbattuto immediatamente il maglioncino di legno dell’Anfiteatro, oppure i casotti abusivi del Poetto, fino alla prossima tornata quando le cose saranno esattamente le stesse.

Quindi si discute tra chi predica le quote rosa e chi le osteggia (in nome della dignità della donna) o chi sospetta che le donne i voti non li abbiano avuti (anche se erano in lista, come nel PD) perché evidentemente gli elettori non le hanno ritenute all’altezza. E c’è chi dice che il PD (paboritteddu) le donne le sostiene a spada tratta, come si vede a Torino e nella media dei comuni al di sopra dei totmila abitanti e poi bla-bla-bla.

Ma chi se ne frega delle statistiche e delle donne in lista o non in lista e di Torino o dei comuni con più di totmila abitanti? Il fatto oggettivo, verificabile, certo, è che le donne in consiglio comunale a Cagliari, la città capoluogo attorno alla quale è concentrata una parte rilevante della popolazione sarda, non esprime donne nell’amministrazione della città, e si potrà discutere quanto si vuole dei perché e dei percome, ma le donne, alla fine, stanno a casa, magari stando a casa si divertono di più (è una battuta, amara, spero che si capisca) ma non ci sono.

Perché?

Casteddu è la città che è; le donne ci sono, sono splendide come tutte le donne del mondo ma hanno due brutte abitudini: non votano le donne (per questo sarei propenso ad una pena corporale a base di zironia, se non ci fosse il pericolo di essere sospettato di pratiche sadomaso) e abituano male i maschietti (colpa che si somma e sovrappone alla precedente). Questi – noi – sono abituati a piangere sulle tette della mamma da ragazzini, su quelle della moglie e dell’amante da adulti, e su quelle della badante da vecchi rincoglioniti, quando hanno bisogno di qualcuno che cambi loro il pannolone perché il sederino non si arrossi. Perché dovrebbero pensare a far cambiare ruolo a coloro che li viziano da millenni? E se le mandano in consiglio comunale, dove le trovano le tette per piangere?

Pertanto, se da casteddaio mi vergogno per la composizione di un consiglio comunale che si è detto scaturito da una ventata di rinnovamento, e mi imbarazzo per l’atteggiamento dei casteddai, non posso che ripetere alle casteddaie ciò che in gioventù mi valse la cacciata da un collettivo femminista (unico maschietto ammesso a partecipare alle riunioni):  le donne sono le peggiori nemiche delle donne!

Se non fossero d’accordo, mi mandino le pietre per e-mail: penserò personalmente a tirarmele addosso!

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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(*) per far contento l’ottimo dr Stiglitz: cherbeddu, tzelembru (logudorese) – cherveddu, nuor. – cerbèddu, ciorbeddu (campidanese) – tzaibeddu (sassarese) – cialbeddu (gallurese) – cervell (algherese) – servéllu (tabarchino) – c. balzano corrocciu (campidanese); aggiungo brain (inglese) e gehirn (tedesco) perché dai tempi belli di AFI un sacco di geni di quelle parti sono rimasti tra di noi, così come un sacco di nostri geni hanno migrato verso lidi lontani: in regime di parità linguistica, non se ne poteva fare a meno! La prossima volta inserirò anche il corrispettivo Inuit (qaqisaq) perché pare che un eskimo venne a visitarci qualche secolo addietro ai tempi degli sherdanu, com’è attestato dal fatto che gli insegnammo a costruire gli igloo, notoriamente inventati dai sardi atlantidei dell’età del titanio (quando gli altri si ostinavano ancora a lavorare il bronzo, poveri arretrati!);

 

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