VENTO NO… SOLE SI’

di Gabriele Ainis

 

 

Nonostante tutto, Cappellacci non smette di stupirmi!

Andiamo con ordine: la Giunta Regionale ha approvato un ddl che individua le linee guida del piano energetico ambientale regionale (Pears), valido per tre anni e vincolante riguardo l’installazione di nuove unità produttive nel settore energetico. A parte il solito lessico, il succo è semplice: basta centraline eoliche, si vada verso il fotovoltaico!

È pur vero che, di fronte alla notizia che Zedda diventa sindigu di Casteddu e alla mobilitazione per i referendum, notizie come questa paiono quasi scomparire, ma non bisognerebbe trascurarne l’importanza, anzi, sarebbe utile interrogarsi in merito al loro significato proprio perché apparentemente irrilevanti di fronte al piccolo-grande sconquasso dei risultati delle amministrative.

Prima di tutto le motivazioni che sottendono la scelta, un gioiello di logica aristotelica di rara chiarezza. Eccone un riassunto: siccome l’industria isolana sta andando a puttane, allora non abbiamo bisogno di più energia di quanta attualmente non venga già prodotta; siccome non abbiamo bisogno di più energia di quanta attualmente non venga già prodotta, dobbiamo guardare alla produzione di energia in funzione di una sua esportazione. Ciò detto, poiché la generazione di energia per via eolica è troppo invasiva dal punto di vista paesaggistico, dedichiamoci al fotovoltaico.

Bello no?

Ebbene, so per certo che, in linea di principio, molti saranno d’accordo con questa scelta. Il fotovoltaico appare, infatti, come una specie di buco nero da cui scaturisce magicamente energia pulita e a costo zero, ma, a vedere le cose con un minimo di senso critico, si tratta di una decisione completamente priva di senso, demagogica e incomprensibile se non nell’ottica della politica della “gestione dei prossimi tre minuti”, senza neppure arrivare a passare la nottata.

Primo: che l’industria isolana vada a picco e verissimo, tra l’altro a causa dei costi elevati dell’energia (comune a tutte le industrie italiane). Che però che se ne debba sancire il definitivo tramonto dandolo per acquisito è indegno di un’amministrazione regionale, anche di quella Cappellacci che si è rivelata una delle meno utili alla collettività da che la Regione Autonoma è stata istituita. Possibile che si debba candidamente ammettere di non avere la minima intenzione di difendere ed incrementare l’industria? Che si voglia davvero diventare un grande villaggio vacanze in cui finiremmo per aspirare, come già avviene, ad una carriera da camerieri stagionali?

Inoltre: siamo sicuri che “100% fotovoltaico” sia una scelta saggia?

Secondo me, molto semplicemente, Cappellacci&C (ma l’opposizione non è messa meglio) conosce pochissimo il fotovoltaico ma, soprattutto, non sa nulla della Sardegna! Per chi si occupa di generazione di energia elettrica, è palese il fatto che il fotovoltaico, considerato allo stato attuale della tecnologia, è inadatto alla generazione per usi industriali. I pannelli si giustificano nell’ottica di un uso domestico (detto in senso lato, naturalmente), integrato in una rete distributiva, e in ben precise condizioni ambientali. Detto in altre parole, i pannelli vanno bene sul tetto di una villetta, non sui condomini (al massimo su un edificio pubblico), e sono inadatti per una fabbrica. In moltissimi ci auguriamo che nuove tecnologie e mutati scenari energetici (la carenza di fonti fossili e la necessità di limitare l’effetto serra) diano un impulso alle celle fotovoltaiche, ma oggi, 2011, nessuno sarebbe così pazzo da rinunciare ad un bilanciamento delle risorse, ignorando l’eolico, per quanto problematico, dato il regime variabile dei nostri venti, e per l’impatto sul paesaggio. Se appena si guarda alla distribuzione delle abitazioni in Sardegna, la scelta del fotovoltaico e basta, è del tutto priva di senso!

C’è anche un’altra considerazione: i paesi che puntano alle fonti rinnovabili non lo fanno solamente in un’ottica demagogica, per soddisfare la pancia del popolo bue spaventato dal disastro giapponese, ma anche per guidare lo sviluppo industriale. L’eolico ed il fotovoltaico, assieme ai nuovi materiali e tecnologie costruttive per il risparmio energetico, contengono infatti un vasto spettro di nuove opportunità produttive, tecniche, presuppongono una nuova cultura tecnologica di approccio allo sfruttamento ambientale. Ciò significa nuove fabbriche, posti di lavoro, cultura. Chi sceglie le fonti rinnovabili, compie prima di tutto una scelta culturale a lungo termine, nel senso più ampio dell’accezione.

E noi? Se scegliamo il fotovoltaico, da dove prendiamo i pannelli e le tecnologie? Dalla Cina? Dalla Germania? Dagli Stati Uniti?

Non lo so, ma di certo so da dove “non” li prendiamo: dalla Sardegna! Saremo, ancore una volta, completamente dipendenti dall’esterno (che sarebbe come dire l’estero, perché l’Italia non brilla né per R&D né per investimenti).

Vogliamo scegliere il fotovoltaico? E sia, ma allora prevediamo un piano di sviluppo che non ci renda solo “clienti” ma anche parte attiva, ad esempio destinando decentemente i 200 milioni di euro di fondi comunitari mai spesi, per lo sviluppo di progetti legati alla generazione di energia da fonti rinnovabili (ma possibile che nella Repubblica del Mattone che è diventata la Sardegna non ci sia uno straccio di strategia per il risparmio?). Così farebbe un qualunque amministratore pubblico, se potesse chiamarsi in questo modo: come Cappellacci chiami sé stesso quando si fa la barba e si guarda nello specchio la mattina non lo so.

Ecco perché il nostro Presidente della Regione non finisce mai di stupirmi: dopo tante scemenze combinate nel corso del proprio mandato, ignorando le questioncelle penali, riesce ancora ad essere imprevedibile come una Carpa dell’Omodeo, assumendo provvedimenti tanto inaspettati quanto dannosi: una bella accoppiata

Uno spot anti PDL?

Neppure per idea: le opposizioni si sono guardate bene dal contestare l’affermazione implicita del ddl riguardo la morte della nostra industria. Né ce n’è stato uno che abbia notato come la scelta energetica manchi clamorosamente della parte più interessante: un necessario corollario per lo sviluppo industriale. Se Cappellacci stupisce, gli altri non sono da meno. A dirla tutt a è sembrato quasi che si siano detti: accidenti, questa volta ha fatto il colpo! Ma non potevamo pensarci noi?

E gli “intellettuali”? Non pervenuti, erano impegnati nella discussioni sulla Limba: moriremo di fame, sì, ma orgogliosamente in LSC!

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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