IL TOPO PALINDROMO E 50 GRANDI IDEE DI ARCHEOLOGIA SARDA

di Giampaolo Loddo

 

 

Avvertenza: questo è un post che parla di archeologia sarda (archeologia, non archeoloGGia) però, per capirlo, è necessario leggerlo tutto.

 

Edizioni Dedalo pubblica una piccola e interessante collana dedicata alla descrizione di un certo numero di discipline attraverso un elenco di cinquanta grandi idee: 50 grandi idee … fisica, matematica, filosofia…

In linea di principio, non amo particolarmente questo tipo di libri, la cui struttura presuppone necessariamente una grande frammentazione, la mancanza di un filo conduttore nella descrizione di una disciplina. Eppure essi, se rigorosi, possono essere un utile strumento per definire alcune parole chiave per coloro i quali, pur non particolarmente appassionati e dunque indisponibili alla lettura di un saggio ponderoso e riflessivo, desiderino chiarirsi le idee su alcuni concetti basilari.

Tra quelli pubblicati, ne ho scelto uno che mi appare il più condivisibile di tutti, 50 grandi idee genetica, perché è un tema che riscuote grande interesse e compare assai spesso nei mezzi di comunicazione di massa.

Il titolo del mio post si riferisce alla ventottesima grande idea, La fine dei maschi?, che si occupa del piccolo e vituperato cromosoma Y, quello che abbiamo solamente noi maschietti e fatica, apparentemente, a sopravvivere all’azione incessante e demolitrice del tempo, tanto da aver fatto affiorare l’idea che in capo a 125.000 anni potrebbe anche sparire del tutto… facendo sparire i maschi!

Y è piccolino, meno di 100 geni, mentre X ne ha più di 1000; noi abbiamo una coppia XY, loro (le femminucce) una coppia XX (sempre esagerate… e poi si lamentano di essere deboli e indifese!). Se date un’occhiata al libro, scoprirete qual è il problema, ma anche la strategia che il piccolo Y ha adottato per sopravvivere: ha scritto gran parte del proprio codice genetico in palindromi, cioè ampie sezioni che possono essere lette da sinistra a destra o viceversa, come la frase i topi non avevano nipoti. La cosa funziona perché, mentre i due cromosomi X delle femminucce si riparano l’un l’altro, quello Y dei maschietti, sfruttando i palindromi, si ripara da sé (con l’ovvia battuta che i maschi sono geneticamente portati alla masturbazione fin dai cromosomi!).

Comunque, pare che si possa sopravvivere rimanendo maschietti anche senza un cromosoma Y, come appunto il topo talpa del Caucaso, che l’ha perso da tempo (*) eppure continua ad andare dietro alle topine e, immaginiamo, a contribuire attivamente alla generazione di un gran nugolo di topini. Mi sta talmente simpatico che l’ho soprannominato il topo palindromo.

Insomma, i libri come questi, 50 grandi idee … hanno il compito di solleticare la curiosità del lettore senza coinvolgerlo troppo in profondità nella materia, seminando tuttavia idee che possono indurre dubbi interessanti in coloro che non sono abituati ad approfondire e controllare ciò che viene propinato dai media. Trentesima grande idea: Omosessualità, “In alcuni branchi di giraffe, il 90% degli atti sessuali è consumato tra maschi”. E adesso chiedete ai preti cosa intendano per “naturale” e “non naturale” quando parlano di coppie gay che aspirerebbero ad un matrimonio!

Se però ho preso ad esempio questo libro e ne ho parlato, è per sollevare, assai modestamente, una questione che mi sta a cuore e precisamente il vituperio continuato dell’archeologia sarda, operato scientemente da una fin troppo numerosa congrega di fantarcheologi e sostenuto troppo spesso da mezzi di informazione che si fatica a definire tali (tra etere e carta stampata) nonché da politicanti da strapazzo che un sistema elettorale quale quello attuale impedisce di eliminare dalla gestione della cosa pubblica.

È pur vero che il mondo dell’archeologia sarda si impegna nella divulgazione, nella partecipazione a conferenze e convegni informali indirizzati al pubblico degli appassionati, c’è anche chi, nel poco tempo lasciato libero dagli impegni di lavoro, è così gentile da partecipare ai dibattiti in rete, eppure, se dovessi citare un testo divulgativo ben fatto del tipo 50 grandi idee … mi troverei in difficoltà.

Lancio un sassolino, piccolo e discreto: non ci sarebbe un archeologo, o un gruppo di archeologi, disponibile a scrivere un libretto tipo… 50 grandi idee archeologia sarda? Quattro paginette per ogni idea, ne verrebbe fuori un volumetto di duecento pagine, possibilmente senza troppe fotografie ma con un numero dignitoso di schemi e disegni illustrativi.

Troppe? Si potrebbe cominciare da 25… e se il gruppo di archeologi fosse composto da cinque membri, ecco che sarebbero cinque idee a testa… con l’impegno di un linguaggio rigoroso ma accessibile e una veste grafica per la quale suggerisco quella della collana di Dedalo.

Posso dire la mia? Io lo intitolerei 50 grandi idee archeologia (sarda), intendendo con questo che almeno venticinque dovrebbero essere generali e le rimanenti specifiche per la nostra isola. Non mi azzardo a suggerire qualche idea perché, non essendo il mio mestiere, correrei il rischio di dire un cumulo di bestialità, però non dubito che gli addetti ai lavori non avrebbero soverchie difficoltà. Io, nel mio piccol(issim)o ci spero.

Nel frattempo, leggiamoci i libri di Dedalo Edizioni, così possiamo ingannare l’attesa con qualcosa di interessante.

 

michael.ventris@virgilio.it

270

 

(*) il topo talpa del Caucaso è un animaletto terribilmente sbadato;

 

Mark Henderson – 50 grandi idee genetica – Edizioni Dedalo (2010)

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