1200 POSTI DI LAVORO… IN THE SKY WITH DIAMONDS

di Gabriele Ainis

 

 

Ci sono i ballottaggi, altro che storie, e l’Isola dei Famosi è terminata da tempo, assieme al Grande Fratello, per cui si parla di Pisapia che ruba le autoradio (mitico Crozza!) e Letizia Brichetto Arnaboldi che tenta di levarsi le scope dal sedere per recuperare al secondo turno, facendo finta di non essere una “signora bene” che con la maggior parte dei milanesi ha poco a che spartire.

Nel nostro piccolo, abbiamo anche noi il nostro ballottaggio, condito di dignitose satire nostrane, per l’elezione del primo cittadino di Cagliari. Insomma c’è da divertirsi: perché dovremmo tediarci con la notizia che appena 1200 posti di lavoro sono in procinto di prendere il volo fluttuando in the SKY with diamonds?

Dalla citazione della bella canzone dei Beatles si notano due fatti: il primo, che mi avvio ad essere irrimediabilmente vecchio (Chi erano mai questi Beatles?); il secondo, che non capisco una mazza di politica italiana, tutta centrata sull’oggi che più oggi non si può, come ben si addice ad un paese decrepito che al futuro non ha intenzione di pensare ben sapendo, data l’età media di coloro che prendono le decisioni in nome e per conto della collettività, che non racchiude nulla di piacevole (una bara non piace a nessuno, pare, esclusi i venditori di bare).

Eppure, un migliaio abbondante di buste paga (sebbene risicate), per una regione come la nostra, sono un’enormità, un oceano, né si vede quale altra attività diversa da un call center potrebbe compensare l’emorragia: perché se ne parla così poco?

Mi lancio in un’ipotesi bizzarra (il dr Stiglitz direbbe, forse, goliardica): perché nessuno (destra, sinistra, centro, centro destra, centro-centro destra, sinistra-destra centrale della sinistra, sinistra del centro destra…) saprebbe cosa dire!

Per parlare, anche in modo superficiale, del caso SKY, bisognerebbe infatti porsi alcune domande, la prima delle quali potrebbe essere: come mai il più grande call center italiano di SKY è finito proprio a Sestu? Una risposta, tra le tante, potrebbe essere: perché i call center conviene farli nei posti da morti di fame! Non sarà elegante, sarà poco rispettoso di noi poveri isolani, però è proprio così, tant’è vero che la notizia dell’evaporazione dei posti di lavoro è associata a quella del probabile trasferimento degli stessi in Albania (che quanto a morire di fame si difende benissimo!).

Per cui, portando a conclusione il ragionamento, sarebbe necessario dire apertamente quanto segue: la Sardegna è in competizione con l’Albania per l’assegnazione di 1200 posti di lavoro: c’è qualcuno che davvero ha voglia di parlare in questi termini? C’è qualcuno cha ha voglia di ricordare esplicitamente a tutti quanti che stiamo parlando di uno dei lavori intellettualmente meno qualificanti che si possano immaginare? Che ad essere in competizione con l’Albania significa confrontarci con uno dei paesi più micragnosi e sottosviluppati del nostro immediato vicinato?

Già, perché allora bisognerebbe domandarsi: dove stavano i politici, i sindacalisti, gli intellettuali, dove stavano tutti quanti quando si è plaudito alla costruzione di un call center, che è quanto di più precario ed aleatorio esista? Che è la prova evidente dello stato miserevole del mondo del lavoro isolano? Della mancanza di una seppur minima capacità di gestione politica di uno straccio di programmazione industriale a livello regionale?

I sindacalisti faranno pure il proprio mestiere annunciando, al solito, una strenua lotta a difesa dell’occupazione, ma ciò accade in un momento storico in cui i sindacati americani entrano dentro la Crysler (mettendoci le proprie pensioni) e quelli tedeschi si fanno parte attiva nella discussione del futuro industriale della Germania! E i nostri?

Poche storie: il giorno in cui SKY deciderà di spostare il call center, non ci saranno scioperi o interventi governativi (locali o meno) in grado di evitarlo, salvo che, al solito, non si decida di caricare i costi sulle corna dei soliti buoi (come avvenuto, ad esempio, con lo scandaloso caso dell’ALCOA). Il che potrebbe essere, ancora una volta, ed a parte il tentativo di turare una falla con un tappo che è peggio del buco, un’ulteriore dimostrazione dell’incapacità palese della nostra politica di programmare il futuro. Se, per un insondabile oscillazione del caos, non si troverà un aborto di classe dirigente e intellettuale, capace di affrontare seriamente la problematica del nostro futuro produttivo, saremo in buona compagnia degli Albanesi a passare le giornate rispondendo al telefono per pochi centesimi, oppure a danzare con la mastruca e la maschera di legno (ad agosto!), come i Dogon del Mali, che hanno inventato sé stessi a richiesta dei turisti occidentali.

Ci piace?

Nel frattempo, continuiamo a discutere di LSD (Limba Sarda Dementziale) di Atlantide, della costante resistenziale e interroghiamo il Ministro della Cultura per chiedere che gli archeologi la piantino di rubare i cocci, preziose testimonianze del nostro glorioso passato. Senza dimenticare di chiedere a Michela Murgia per quale sindaco votare o a Marcello Fois un prezioso giudizio politico sulla prossima tenzone letteraria di Pompu: oggi la nostra cultura pare essere questa!

Ah, dimenticavo, continuiamo a divertirci col tifo calcistico per Zedda o Fantola, Pisapia o Brichetto Arnaboldi, tanto tra qualche mese ritorna l’Isola dei Famosi e il Grande fratello, non è il caso di preoccuparsi.

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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Una risposta a 1200 POSTI DI LAVORO… IN THE SKY WITH DIAMONDS

  1. Mario ha detto:

    Cosa aggiungere? che ha stramaledettamente ragione praticamente su tutta la linea.
    L’ultima frase, poi, è di una verità così vera che fa male… ai pochi che cerchiamo di sottrarci a certi “tifi”.
    Con affetto e dolore da un Sardo da tempo all’estero

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