LA STRENUA LOTTA TRA LANER E LE BEUF: GLI STRANI CASI DEL POZZO DI SANTA CRISTINA E DELLA MACCHINA DI SE’ STESSA… NONCHE’ LA COSTANTE INCUL-TURALE SARDA

di Desi Satta

 

Una delle stupidaggini più bizzarre prodotte dal variegato panorama isolano di balenghi fanta-X (in cui X assume di volta il volta la valenza di storici, archeologi, giornalisti, ricercatori universitari, epigrafisti, e la lista non si esaurisce qui) riguarda la pretesa interpretazione in chiave “astronomica” del pozzo nuragico di Santa Cristina, a suo tempo assai chiacchierato per un restauro abbastanza discutibile (e tuttora oggetto di dispute in merito alla sua validità).

Tuttavia, le bestialità profuse a pieno sfintere su uno degli esempi più noti(1) dell’espressione cultuale dei sardi all’uscita dell’età del bronzo, gareggiano validamente con le altrettanto eclatanti fesserie riguardanti l’edificazione delle torri nuragiche, tanto da suggerire l’ovvia domanda: chi brilla maggiormente per ignoranza, l’ineffabile Le Beuf o il surreale Laner?

Intendiamoci, non è che la domanda tolga il sonno – di spargistronzate pseudoarcheoqualcosa ce ne sono a bizzeffe ovunque, non solo dalle nostre parti – però vale la pena esaminare una particolarità che spesso non viene notata (e posta in risalto).

Andiamo con ordine: qual è la validità scientifica del lavoro dei due famosissimi ricercatori non allineati (col solstizio d’inverno) su una scala da uno a dieci?

Attorno al meno centoventi, tanto per essere clementi: è difficile reperire un ammasso più denso di assurdità palesi dei liBBri pubblicati dai due(2). Si và dalla totale e asinina ignoranza di Le Beuf in merito ai metodi delle discipline archeologiche in genere, ed al dettaglio dell’archeologia sarda in particolare, all’incomprensibile tentativo di Laner di accreditarsi come esempio di completa insipienza in merito alla progettazione di un edificio o alla gestione di un cantiere, come se un architetto dovesse scientemente dimenticare le più elementari nozioni di scienza e tecnica delle costruzioni quando si diletta nello scrivere di fantarcheologia(3)!

Le sciocchezze dei due sono talmente evidenti che non vale la pena discuterne, ed infatti non è questo il tema del post, ci si potrebbe al massimo domandare per quale motivo ci siano degli archeologi che sentono il bisogno di cimentarsi nella loro confutazione: cosa li spinge a perdere del tempo a parlare di barzellette?

Eppure, per almeno un aspetto, ha senso porsi una domanda: possibile che noi sardi si sia così psicologicamente dipendenti dal Continente, da non esser neppure capaci di esprimere degli ignoranti di buon livello a casa nostra?

Mi spiego meglio. Consideriamo l’esempio delle piramidi di Giza: forse che le stupidaggini in merito alla loro orientazione, uso e consumo, edificazione e via di seguito, sono state escogitate da egiziani? Naturalmente no, ci mancherebbe, i locali, al massimo, e solo di recente, esprimono validi archeologi e storici (sebbene, per motivi di marketing, siano obbligati ad un certo tipo di comportamento che spinga verso lo sfruttamento turistico dei siti, ah la pagnotta!). C’è un motivo: l’Egitto è un paese economicamente depresso rispetto al mondo occidentale e non ha una società in grado né di esprimere né di consumare la fantarcheologia (adesso hanno ben altro a cui pensare, purtroppo!). Nello stesso modo, le stupidaggini sugli Anasazi non le hanno inventate i Navajos (sebbene vivano anche di turismo e quindi le adoperino) né quelle sul Gran Zimbabwe i neri autoctoni di quelle parti (che però le ripetono con rara competenza e ben consci di prendere gli occidentali per i fondelli, come avviene nel Mali: provare per credere!).

Cosa ci suggerisce tutto ciò? Come mai, se dobbiamo inventare una fesseria sul pozzo di S. Cristina o pensare alle enormità sulla “macchina di sé stessa”(sic!), abbiamo necessità di rivolgerci agli stranieri(4)?

La risposta, a questo punto, appare ovvia: perché, come accade per gli egiziani e i Navajos, non siamo in grado di esprimerli e, più o meno, per gli stessi motivi. Che ci piaccia o meno, anche la capacità di generare cialtroni mediatici di buon livello è indice di “cultura” (e di capacità economica) ed è per questo che, se dobbiamo comprare un buon libro di fantarcheologia egizia (intendendo con questo un testo curato e scritto decentemente) ci ritroviamo tra le mani una traduzione dall’inglese (ad esempio Hancock, per tutti)(5).

Rispetto all’Egitto e allo Zimbabwe, tuttavia, c’è una differenza: noi sardi, per ora, abbiamo la possibilità di consumare la fantarcheologia, anzi in parecchi ne sono patiti, tuttavia ne produciamo di livello talmente infimo da aver bisogno di aiuto esterno!

Ci sarebbe da prenderne atto e scuotere il capo con un grano di mestizia, come per i pomodori olandesi sui banchi dei nostri supermarket, quando ci domandiamo se non sia possibile produrre ortaggi decenti a casa nostra senza bisogno di farli arrivare dal nord Europa, se non fosse che esistono anche i cretini che usano le cialtronerie continentali per la difesa della sacra Sardità, e questa non è più in-cultura, bensì vera e propria incul-tura, ovvero una propensione del tutto incomprensibile verso la sodomia autopraticata: si esaltano i cialtroni stranieri perché non ne abbiamo di nostrani! Come dire: non sono sardi? Allora subito giù le braghe e, primi della fila, proprio coloro che tuonano contro i soprusi stranieri (dai fenici in poi, naturalmente)!

Costante incul-turale, per l’appunto, altro che Costante resistenziale!

 

desi.satta2@virgilio.it

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(1) perché si raggiunge comodamente, altrimenti ce ne sarebbero altri ben più interessanti e completi; ci sarebbe anche da parlare della pochezza culturale della presentazione dell’area nel suo complesso, ma, essendo un problema ben più ampio, non ci pare il caso di affrontarlo qui;

(2) tralasciando, naturalmente, gli scritti di coloro che litigano col congiuntivo e col principio del terzo escluso; c’è un limite a tutto: và bene parlare degli ignoranti, ma i pagliacci lasciamoli al circo;

(3) tralascio le stupidaggini aggiuntive in tema di archeologia: possibile che un professore universitario, per quanto architetto (!), non abbia mail letto un testo serio di archeologia sarda? Nel senso: ci fa o ci è?

(4) così facciamo contenti un po’ tutti, dagli indipendentisti sardi a quelli veneti, sebbene il buon Laner non lo sia;

(5) ripeto, parliamo di liBBri: La Genesi delle Urine è una pagliacciata!

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