Scrittura nuraGGica: gli errori di Minoja

di Gabriele Ainis

 

Posso permettermi un modesto commento al documento predisposto dal buon Marco Minoja, Soprintendente per i beni archeologici di Cagliari e Oristano (chiamato Soprintendente Archeologico da un ignorante) per la risposta del competente ministero ad un’interrogazione irrilevante presentata da due valenti uomini politici?

Personalmente, sono convinto che se, per dovere di ruolo, il dottor Minoja non fosse stato tenuto a redigere il documento, avrebbe evitato accuratamente di accennare a coloro che vorrebbero la Sardegna simile alle Comore: orgogliosamente povera, ignorante e priva di futuro (però sardo parlante, intendiamoci!).

Non potendo rifiutarsi, ha scelto una scrittura ibrida, a mezzo tra la divulgazione e i tecnicismi, commettendo, a mio avviso, almeno due errori rilevanti.

Premetto che mi interessa poco il merito dell’interrogazione: chiunque, dotato di un minimo di senso critico e di pudore, non può che pensare ai danni provocati da una politica – condotta da eletti che non hanno necessità di rispondere ai cittadini, essendo nominati da un capataz cui giurano fiducia cieca – lontanissima dai problemi contingenti degli elettori, come ad esempio due parlamentari che cianciano di archeologia trascurando lo stato in cui versa l’Isola. Né sono interessato alla bizzarra crociata sherdanu di novelli amanti di vecchi slogan intolleranti e razzisti.

Mi importa, al contrario, sottolineare gli errori di Minoja.

Il primo riguarda la maniera in cui viene trattato il ventilato interesse di Pettinato per il reperto in questione (un coccio neolitico in cui una banda di ignoranti vedrebbe una scrittura cuneiforme!). Poniamoci nei panni di uno scienziato cui venga chiesto di commentare ufficialmente il parere di un collega (per gli stupidi che leggeranno questo scritto, specifico: lo scienziato è Minoja e il collega è Pettinato!). Orbene: cosa risponderebbe lo scienziato? Chiederebbe prima di tutto il riferimento bibliografico che gli consenta di determinare con esattezza le affermazioni del collega: dove l’ha scritto? Che argomenti ha usato per difendere la propria tesi? Su quali basi?

Per cui, Minoja avrebbe dovuto dire prima di tutto: cari signori, che razza di domanda mi fate? La scienza non è fatta di sentito dire: se un ricercatore ha qualcosa da comunicare, lo pubblica, dopo di che gli si risponde con un’altra pubblicazione o comunque in modo tale che rimanga agli atti e lo scambio di opinioni sia verificabile dalla comunità scientifica. Nessuna disciplina che ambisca a definirsi scientifica opera in maniera differente. Ragion per cui, o gli interroganti hanno un riferimento bibliografico da indicare, oppure vadano da Pettinato e si facciano rilasciare una dichiarazione: gli archeologi, di mestiere, non vanno alla ricerca di conferme di sentito dire. Detto in altri termini, Minoja avrebbe dovuto segnalare prima di ogni altra cosa l’ignoranza degli interroganti, sottolineando come l’interrogazione manchi completamente di qualunque senso scientifico. Ciò detto, dunque evidenziato opportunamente che ci si trova dinnanzi a una manica di ignoranti, avrebbe anche potuto aggiungere, per buona educazione e dimostrazione di disponibilità, le cose che poi ha scritto. Insomma, ha perso l’occasione per sottolineare, come sarebbe stato opportuno, la profonda ignoranza degli interroganti.

Punto secondo: il primo e fondamentale problema epigrafico è quello della contestualizzazione del supporto, ovvero la sua assegnazione ad un preciso contesto spaziale e temporale. Se non si è a conoscenza del contesto e non si hanno altre coincidenze, un dato epigrafico è del tutto inutile. Pettinato, non essendo un archeologo (e non conoscendo l’archeologia sarda) non sarebbe stato in grado di contestualizzare il coccio, per cui, se anche avesse manifestato interesse (cosa di cui dubito per quanto dirò oltre) si sarebbe trattato di un parere di nessuna rilevanza. Del resto, abbiamo esempi eclatanti delle fesserie che un esperto di discipline lontane dall’archeologia, senza far nomi il professor Pittau, è in grado di propalare quando cerca di occuparsi del mestiere altrui. Perché evitare di dirlo?

Insomma: perché non scrivere chiaramente: il prof Pettinato, presumibilmente, se anche avesse visto il coccio, non sarebbe stato in grado di attribuirlo ad un epoca e/o un luogo, per cui, conoscendo il rigore del ricercatore, si nutrono forti dubbi che si sarebbe abbandonato a commenti di merito, come qualcuno vorrebbe far passare. Detto per i poveri di spirito, un Pettinato non si sputtana per quattro segni su un coccio se prima non c’è qualcuno (di cui si fida) che glielo abbia datato!

Ed infatti, guarda caso, Pettinato non ha pubblicato nulla in merito!

Ed infine: ma perché prendersela con quattro asini scendendo al loro livello? Gli asini ragliano e comprendono, al massimo, il senso delle carote, sebbene questi cui ci riferiamo neppure le mangino e ne facciano ben altro uso. Dove starebbe il motivo per il quale dar loro importanza facendo riferimento agli ex-giornalisti di mestiere, i pensionati, i ricercatori frustrati&C?

Minoja, pur lodevole per non aver mandato a quel paese gli interroganti, ha perso una buona occasione per dire apertamente come anche porre le domande presupponga la necessità di una certa base culturale, e per far notare che i suddetti ne sono clamorosamente privi (del resto i nostri poltici non brillano per cultura…).

Peccato.

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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2 risposte a Scrittura nuraGGica: gli errori di Minoja

  1. Jonathan Livingstone ha detto:

    @ Ainis

    Ferma restando la Sua analisi, sì che è stato evidenziato il perchè gli interroganti non sono credibili. Come non lo sono i promotori della petizione:

    “A questa Soprintendenza risulta che nessuno dei promotori abbia titoli riconosciuti di archeologo o di epigrafista (laurea in Lettere quadriennale del vecchio ordinamento o quinquennale del nuovo ordinamento, più perfezionamento o specializzazione o dottorato nella specifica materia), e pertanto nessuno di essi gode del benché minimo credito negli ambienti scientifici che elaborano, selezionano e verificano le ipotesi riguardanti lo sviluppo delle antiche civiltà mediterranee.”

    A me è sufficiente. Ai promotori dello spreco di tempo e denaro altrui invece no.

  2. Maurizio Feo ha detto:

    Coccio de-contestualizzato.
    Presunta scrittura.
    Presunto periodo “nuragico” (che – al momento – si può ancora impunemente attribuire ad un periodo lungo circa 1700 anni! E quindi non significa ancora nulla).
    Molto ammoino da parte di una piccola folla variegata.
    Sembra proprio la scena del girotondo per asciugare i vestiti in: “Alice nel Paese delle Meraviglie”: L’assurdità del “Nonsense” è la medesima.
    Solo che non è Humor Britannico, è Sardo.

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