IL RE VELENO: COME TRASFORMARE IN UNA MACCHIETTA UN MONARCA CHE PREOCCUPO’ ROMA

di Desi Satta

 

Quando ho visto che Einaudi aveva deciso di tradurre questa biografia di Mitridate VI Eupatore il Grande, mi sono rallegrata. Il re del Ponto, che aveva dato filo da torcere a Roma, come Giugurta – figlio dell’alleato storico Massinissa – prima di lui, è una figura storica che mi ha sempre intrigato, perché, come tutti i perdenti, è stato giustamente seviziato dalla storia e se ne sa poco, nonostante sia stato l’ideatore di una vera e propria pulizia etnica ai danni dei romani (*) il che non è trascurabile. Esprimendomi in questo modo, vorrei prendere le distanze da coloro che vivono di slogan e si consolano dell’appartenere ad una genìa di perdenti invocando la storia falsa scritta dai vincitori. È vero che la storia la scrivono i vincitori, ma è altrettanto vero che se scrivono la storia vuol dire che hanno vinto, fatto incontestabile e che non può essere cambiato. Dunque è la storia che bistratta i perdenti e non gli storici, incaricati, al massimo, di mentire il necessario per esaltare chi li paga.

Mitridate ha perso e Roma ha vinto, quindi non c’è dubbio, ed è giusto, che sia stata quest’ultima a scrivere com’è andata. Il punto è: se si decide di scrivere la biografia di un perdente, qual è il risultato se si parte dalla posizione preconcetta che questo fosse un paladino della libertà, assegnando al vincitore il ruolo di imperialista, sfruttatore, schiavista, nemico della democrazia, per cui sarebbe stato assai meglio per il mondo se il perdente avesse vinto?

Mediocre: il risultato è mediocre per non dire pessimo.

Mitridate, come figura istituzionale, era il risultato del sogno di Alessandro Magno di una commistione tra occidente greco e oriente persiano (oppure oriente in genere) perseguita con lo scopo preciso di creare un mondo nuovo capace di sintesi tra i due. Ed infatti il re del Ponto si presentava con un’ascendenza persiana per parte di padre e greca per parte di madre, rivendicando a sé lo stesso sogno di Alessandro dell’unificazione dei due mondi.

Dunque figura lontana dalle categorie politiche moderne, come del resto la repubblica romana, sebbene ben più vicina a noi, ed impossibile da comprendere se non attraverso una contestualizzazione precisa nel periodo di riferimento e nei luoghi.

L’autrice, al contrario, non solo evita accuratamente di farlo, ma si spinge all’uso di categorie politiche, economiche, storiche, che rimandano ad una concezione del mondo quale quella odierna, pretendo tuttavia di renderle valide nel primo secolo a.C.!

Da parte di uno storico, sarebbe un errore puerile ed infatti scopriamo, non senza perplessità, che la geniale autrice della biografia di Mitridate è una studiosa che si occupa di storia delle armi antiche, con una certa predilezione per i veleni.

Ecco spiegato il motivo del titolo – Il re Veleno, a causa della predilezione di Mitridate per l’uso politico dell’omicidio perpetrato tramite avvelenamento – ma soprattutto del risultato deludente del lavoro, nonostante la mole, poco più di 450 pagine al netto della bibliorafia, alleggerite dal corredo di note spesso inutile e male strutturato, quando non evidentemente orientato verso il sentire di chi scrive: ingegnarsi nel fare i mestiere altrui, spesso conduce a figuracce.

Chi ci perde, a parte l’incauto acquirente di un mattone che costa la bellezza di 38,00 € (e che sconsiglio caldamente di acquistare)?

Il povero Mitridate, trasformato nella macchietta di un improbabile scienziato ante litteram, amante dello studio dei veleni ed inventore della panacea universale che contribuì a mantenerlo in buona salute e sessualmente attivo come un mandrillo ingrifato fin nella vecchiaia. Un eroe invincibile, giusto, democratico, amante della libertà, del libero commercio, dedito allo sport (detentore del Guinness per il numero di cavalli che riusciva a governare nelle gare con i carri) alla caccia, alle donne (tante, tantissime e tutte innamorate follemente di lui) al buon governo e nemico dei traditori, quindi dei romani! Ma guarda un po’ che dovevamo aspettare questa biografia per scoprire da chi hanno copiato Siegel e Shuster, gli inventori di Nembo Kid (o di Berlusconi, se qualcuno riesce a vedere la differenza)!

Opera ricca di perle (nere!) tra le quali spicca l’ovvia attribuzione a Mitridate del possesso del meccanismo di Antikytera – e ci mancava – oppure i dettagli della vita e delle peregrinazioni giovanili del re: siccome si tratta di un periodo dichiaratamente del tutto sconosciuto, non c’è una fonte neppure ad inventarla, l’autrice si profonde in un itinerario puntigliosamente dettagliato, con tanto di nomi di località e scopi della tappa, passando per i favolosi tesori nascosti negli scrigni in sotterranei inaccessibili (ma cos’è L’Isola del Tesoro al confronto? E l’Isola dei Famosi?) e l’ipotesi di come il prossimo acerrimo nemico dei romani soddisfacesse le proprie esigenze sessuali, poiché un eroe come lui non poteva esse gay ed andava spasso con una compagnia di soli uomini.

La domanda sarebbe: come hanno fatto i romani a trovare la Kryptonite (o le intercettazioni telefoniche) e vincere? Un bel mistero, che naturalmente l’autrice non scioglie, probabilmente perché non ci ha pensato. Nel caso, sono convinta che non avrebbe esitato a descrivere, con dovizia di particolari, come la Kryptonite si trovasse all’interno delle comete con la coda ricurva che annunciarono la nascita dell’invincibile Mitridate, assimilandolo a Mitra, il dio persiano così simile a Gesù Cristo da suscitare non pochi dubbi sui diritti di copyright.

Di certo venne strappata alla superficie dei corpi celesti dal cavallo Pegaso, ed è per questo che il nostro eroe coniò le proprie splendide monete raffigurandolo spesso. Dobbiamo continuare, oppure chiediamo a Melardo Leonis di scrivere anche lui di Mitridate Vi Eupatore il Grande? Vuoi vedere che era uno sherdanu anche lui e non è vero che abbia perso ma in realtà ha vinto ed è andato in America passando per lo Zimbabwe e fondando Machu Pichu?

Però è proprio vero che Einaudi non è più quella di una volta: in altri tempi una porcheria come questa non l’avrebbero pubblicata (roba da Newton Compton!): è pure vero che ultimamente pubblica cani e porci, ma questa è un’altra storia.

 

desi.satta2@virgilio.it

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(*) nell’88 a.C. uccise in Asia circa 80.000 romani e italici inermi con un piano perfettamente orchestrato, da fare invidia alla precisione teutonica; rapportando il numero alla popolazione dell’epoca, uno degli eccidi più efferati mai commessi;

A. Mayor, Il re Veleno – Einaudi (2010)

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