ARCHEOLOGIA SARDA: PROBLEMI DI LINGUAGGIO?

di Gabriele Ainis

 

Abbiamo ricevuto parecchie critiche per aver osato porre in dubbio l’efficacia di un miniconvegno su “Atlantide e i nuraghi in occasione delle giornate della cultura. Come, ci hanno detto in molti, ci sono degli archeologi che finalmente spiegano perché Atlantide sia una bufala e vi lamentate?

Per la verità sì, tuttavia vorrei lasciare l’argomento al punto in cui il gentile dr Perra l’ha condotto (forse gli ho anche risposto una volta di troppo). Se riprendo la cosa è solo perché vorrei parlare d’altro ma mi occorre un pretesto.

Precisamente, ciò che segue la domanda di cui sopra (il nostro lagnarci): Perché non proponete qualcosa voi, invece di lamentarvi e basta?

È un argomento spinoso. Prima di tutto perché dentro Boicheddu Segurani non ci sono archeologi e poi perché bisognerebbe parlarne seriamente, non in un botta e risposta semiserio al traino di un bLLog di goliardi cazzeggiatori (Desi, riferendosi a sé stessa, dice sempre cazzeggia-vacche, per via del sesso!).

Tuttavia lancio due ipotesi, la prima, ovvia e poco seria, riguarda noi: di fronte a personaggi di tipologia quale quella della solita Banda Bassotti Shardariana, vale più uno sfottò o davvero gli si può dar credito rispondendo seriamente alle loro scoregge? Mi risulta che a uno Storico Disallineato sia stato chiesto di recente quando si deciderà a dare alle stampe la “Genesi delle Feci” dopo aver pubblicato la “Genesi delle Urine”. Pensiamo che questo signore preferisca essere preso per il culo o che gli si dia la possibilità di essere considerato alla stregua di una persona in grado di non dire solamente un mucchio di idiozie, rispondendogli seriamente? Oppure: mi dice una spia (Mata Aru lavora per noi) che un famosissimo archeoastronomo sardo, alla fine di un’esibizione cialtronesca, al momento delle domande abbia ricevuto la seguente: Ma la carota nel sedere non le dà fastidio?

Trascuro i paleografi perché pare siano persone sensibili e si lamentino spesso di essere oggetto di proditorii attacchi personali, nonché gli ex giornalisti perché mi fanno vagamente pena, tuttavia pongo il problema, serio, del linguaggio che si deve adoperare con costoro, disapprovando quanti, in buonafede, si ingegnano di rispondere con cognizione di causa a vere e proprie stupidaggini, esponendosi al pericolo di dare dignità di argomento a un cumulo di stronzate. Detto in breve, e me scuso, ma noi siamo vili meccanici, credo sia più utile un Koroneu che parla della costellazione del Sirbone, di un convegno, per quanto dotto.

Seconda ipotesi. Guardate la fotografia: un gruppetto di ragazzini produce una stratigrafia approntata per loro, sotto l’occhio di un professionista: Paleoworking lavora da tempo su questo filone, con una costanza ammirevole.

Diciamo che questi bambini hanno sette-dieci anni: tra quindici, saranno persone fatte che avranno ben impresso nel proprio bagaglio culturale cosa ci sia alla base della disciplina archeologica. Avranno uno strumento col quale giudicare chi dice un mucchio di scemenze e chi lavora seriamente: saranno assai meno propensi a dar credito alla Genesi delle Urine, alla Genesi delle Feci e alla decifrazione dei calcoli renali di Yahwhé!

Intendiamoci bene: ripeto ancora una volta, nel caso ci fossero ancora dubbi, che non metto in dubbio la serietà di chi decide di dedicare il proprio tempo ad un convegno su Atlantide e i nuraghi, quanto l’utilità in merito all’obiettivo che si desidera raggiungere: chi si vorrebbe coinvolgere se non persone che già sanno discernere tra scienza e Zelig? Non sarà meglio, da una parte, dare a Zelig ciò che è di Zelig e, dall’altra, scegliere linguaggi ed obiettivi suscettibili di risultati?

So per certo che Paleoworking non sarà entusiasta di quest’articolo, sono persone che lavorano e vorrebbero essere lasciate in pace, tuttavia vorrei precisare come, a far le cose seriamente, ci si esponga ad attacchi inverecondi (i miei, ad esempio) come ho già avuto modo di dire al dottor Stiglitz e, più di recente, al dottor Perra. Mi spiace ma, ad esser seri nell’Italia di oggi, si deve pagar pegno!

Trovo che le persone dabbene debbano essere spronate, additate al pubblico ludibrio, si debba criticare ciò che fanno per mostrare quanto valore ci sia nel loro agitarsi, mostrare come non sia vero che la nostra storia, l’archeologia, il modo di affrontare la realtà siano solamente la decifrazione delle cancellate di Villa Devoto (che recano scritto settantasette volte il nome di Yahwé) le idiozie di pensionati frustrati, le carote degli archeoastronomi, passando per la lettura delle cacche di cane!

Come dicevo nel titolo, prima di tutto una questione di linguaggio!

 

PS – L’ho detto un po’ per scherzo, ma quando ci sarà davvero un piccolo, minuto, insignificante, pigmeo workshop sul “Che fare?” in merito al profondo casino in cui versa la nostra sfortunata isola per quanto riguarda l’offesa che si fa alla sua storia (che sarebbe poi la nostra)?

No, non mi riferisco ad iniziative pubbliche: cari addetti ai lavori, vi capita mai di parlarne seriamente – e in privato – tra di voi? Sì? Potremmo vedere i risultati, oppure ci dobbiamo limitare a prendere atto di cose come questa, lodevoli, quanto inutili?

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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