ATLANTIDE, NURAGHI, SHEELA-NA-GIG E INCULTURA: CHE PECCATO PER VILLANOVAFORRU!

di Boicheddu Segurani

 

Ho appreso con un certo sconcerto la decisione di dedicare una giornata della cultura al tema “Atlantide e i Nuraghi”. Ad essere sincero, non amo particolarmente le iniziative calate dall’alto secondo le quali esiste un giorno della cultura (*), in cui si và a sentire una dotta conferenza, e trecentosessantaquattro altri giorni in cui ci dimentichiamo che le scuole sono in caduta libera, però, si sa, sono un paria rompiscatole, quindi non c’è da aspettarsi molto.

Però, che cinque ottimi archeologi (in ordine alfabetico: Angioni, Bernardini, Perra, Stiglitz e Usai) e un geologo (Ulzega, che non dubito ottimo anche lui, sebbene non lo conosca, e me ne scuso ma rimedierò) si dedichino ad un tema quale quello all’oggetto in occasione di una delle Giornate della Cultura, mi provoca i brividi.

Il perché è presto detto e sta tutto in una domanda: Per quale motivo ci si dovrebbe interessare ad una scemenza quale la pretesa di avvicinare i nuraghi al mito di Atlantide?

Che sia una clamorosa sciocchezza, è palese a chiunque si avvicini con un minimo di strumenti critici al tema: di mito si tratta e la pretesa di costruire un castello di minestrina riscaldata, piazzando in Sardegna ciò che è stato precedentemente localizzato in mezzo mondo da altri sognatori e ciarlatani, equivale più o meno all’ascolto di un nuovo monologhista a Zelig: esaurito sesso e Berlusconi, altre battute non ci sono. Per cui: da dove la necessità di trattare a così alto livello (detto senza alcuna ironia) seppure con un approccio divulgativo, un’idiozia di questo tipo?

Vista dall’esterno, intendo all’esterno del campo professionale degli archeologi, parrebbe quasi una risposta alle argomentazioni di un pugno di ignoranti che, avendo tempo da sprecare (si và dai pensionati senz’arte né parte, ai disoccupati, passando per i ricercatori universitari che adoperano il tempo pagato dai cittadini per occuparsi del sesso degli angeli) si diletta nel miscelare politica, intolleranza, populismo, usando l’incultura come collante universale e, ciliegina sulla torta, la rivendicazione di un (falso) passato glorioso di guerrieri, conquistatori, portatori di civiltà.

Orbene: per quale motivo si dovrebbe rispondere con argomenti scientifici ad un tema che di scientifico non ha nulla? Come dire: chi si aspetta che Veronesi organizzi un simposio per spiegare, con dotta argomentazione, che il cancro non si cura col bicarbonato di sodio? Nessuno, ovviamente, salvo due categorie di cittadini: coloro che truffano i poverini in cerca di speranza e questi ultimi, perché di fronte alla morte saremmo tutti disposti a credere qualunque cosa, inclusi i riti Voodoo!

Se proprio si deve parlare di bicarbonato e di Simoncini, ci pensa Striscia la Notizia, che a me piace poco, ma rende conto bene del livello di riferimento del dibattito.

Cosa accadrebbe se Veronesi organizzasse un dibattito pubblico su Simoncini? Che quest’ultimo acquisterebbe maggiore credibilità, perché un Veronesi non perde tempo a rispondere dottamente ai ciarlatani, al massimo -come ha fatto più volte – dice semplicemente che lo sono e chiude la partita!

E pur vero che viviamo in tempi di incultura, che il mezzo principe di comunicazione di massa ci subissa di giacobbi e forgioni, ma ciò non implica che la risposta debba essere la perdita di tempo per dimostrare scientificamente come costoro siano solo cialtroni dispensatori di fumo, per di più su un argomento specifico quale quello di Atlantide!

È palese che gli archeologi siano irritati, che siano stufi delle continue accuse e provocazioni di chi non ha alcuna credibilità scientifica da mettere sul piatto e non teme di sputtanarsi, anzi di sputtanamento, proprio e altrui, ci vive, tuttavia: siamo proprio sicuri che il metodo migliore di rispondere agli ignoranti sia quello di accettare il palinsesto proposto da loro? Possibile che non si possa trovare di meglio che rincorrere stupidaggini tanto eclatanti come questa idiozia di Atlantide? Non esistono altri temi interessanti e possibilmente meno stantii di questo?

In altri termini: quale sarebbe la ratio sottesa dall’operazione? Il desiderio di convincere qualcuno? E chi sarebbe questo qualcuno, quanti seguono la banda di ignoranti di cui sopra? Che sarebbe come dire l’equivalente di coloro che si sono fatti truffare da Simoncini?

Siamo seri, il piccolo – e sicuramente interessante – simposio sarà l’occasione per ritrovare persone che non hanno alcuna necessità di essere convinte ed altre che saranno felicissime di rimasticare ancora una volta le stesse obiezioni, dalla teoria del complotto fino alle interrogazioni parlamentari per smascherare i perfidi accademici incaricati di tenere il popolo sardo nell’ignoranza!

Da tempo vado dicendo come non sarebbe male cambiare approccio, avere il coraggio di lasciare che le mosche ronzino: se desiderano continuare a volteggiare e posarsi voluttuosamente sulla cacca, lo facciano pure, l’agitarla equivarrà a farla puzzare maggiormente favorendo i suddetti, simpatici insetti.

È necessario un suggerimento per un tema più fresco ed altrettanto inutile?

Eccolo qua: Sheela-Na-Gig.

Dentro c’è tutto quello che può solleticare la fantasia degli imbecilli: un po’ di sesso, il mistero, l’assoluta mancanza di riscontri in Sardegna (storici e/o archeologici) senza dimenticare il fatto che comincia con Sh- come Sh-erdanu: che si potrebbe desiderare di più?

A questo punto, visto che la solita banda di cretini shardariani ancora non ci ha pensato, se non altro, per una volta, saranno loro a dover inseguire: da un certo punto di vista sarebbe, questa sì, una novità!

 

boicheddu.segurani@virgilio.it

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(*) o più giorni, il senso generale non cambia;

 

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6 risposte a ATLANTIDE, NURAGHI, SHEELA-NA-GIG E INCULTURA: CHE PECCATO PER VILLANOVAFORRU!

  1. Mauro Perra ha detto:

    Forse Boicheddu non sa che grazie al progetto NURAT i mosconi di cui parla stanno per posarsi su un escremento consistente: circa 10.000.000 di euro! Odio gli indifferenti, scriveva Gramsci alla vigilia del ventennio. Ebbene, gli archeologi, i geologi,
    gli antropologi e i sardi tutti non possono stare indifferenti e ritirarsi sul Gennargentu (l’Aventino sardo) come se non stesse accadendo nulla. E’ in atto un’operazione scandalosa che finanzia, mentre musei e cultura languono, un progetto fondato sul nulla: dimostrare che la Sardegna nuragica è l’Atlantide di Platone e che i nuraghi del Campidano sarebbero stati sommersi da un’onda anomala. Il Museo Genna Maria non si vuole tirare indietro e, insieme a coloro che ci stanno, combattere questa vergogna.

  2. Gabriele Ainis ha detto:

    Gentile dr Perra,
    mi permetta una breve premessa. A) Ho scritto personalmente l’articolo, che appare a firma di Boicheddu, perché riflette il pensiero dello sparuto (e mediocre) gruppuscolo di persone che vaga in rete sul canottino del bLLog. B) Le rinnovo la stima per il suo lavoro (e per quello dei suoi colleghi): non vorrei che sorgessero equivoci su questo punto.
    Ciò detto, il suo commento, del quale la ringrazio, conferma i miei peggiori timori: siete convinti che l’iniziativa di cui parliamo possa essere una risposta all’incultura imperante che porta, tra l’altro, ad iniziative quale quella del progetto NURAT di cui lei fa menzione (e di cui bisognerebbe vergognarsi).
    Il senso del nostro articolo è esattamente questo: siamo convinti – e non solo noi – che sia sbagliato. Ad un fine lodevole, evitare l’accidia, corrisponde una strategia errata. Iniziative come le vostre verranno adoperate per mostrare come il progetto NURAT, ed in genere la “questione Atlantide”, sia argomento meritevole di attenzione: “Ne parlano anche loro… dunque ci dev’essere qualcosa sotto… o comunque bisogna parlarne!”. Non diversamente da come vengono strumentalizzati i sacrosanti interventi nei blog dei lestofanti di cui parlo nell’articolo
    Riguardo Gramsci, mi permetta di abbassare il livello della discussione: mio padre, che non sarà stato alla sua altezza, mi raccomandava di non agitarmi in certe situazioni, giusto per non far godere di più l’avversario! Mi lasci credere che anche il grande Gramsci, in certe situazioni, sarebbe stato d’accordo.
    Cordialmente, e nella speranza di sbagliarmi

  3. Mauro Perra ha detto:

    Titubare fra il pulpito e la colonna dello stilita, cioè fra l’esserci senza se e senza ma ed una solitaria e orgogliosa lontananza, è tipico di queste situazioni e anche a me è venuto in mente più di una volta di abbandonare il campo. Ma c’è una differenza fra le bufale varie che circolano sull’argomento nuragico (vedi scrittura, sherden ecc.) e questa di Atlantide. Alcuni archeologi e geologi (come si vede anche sui media) sono stati irretiti, e non credo proprio dal fascino del mito di Platone. Sono queste delle idee, e mi scuso per l’esagerazione, che vogliono mettere le gambe a scapito di una ricerca sempre più zoppa. Tutto qui. Mi permetto di dire che Gramsci, come avvenne nel caso del materialismo volgare di “masticabrodo”, sarebbe stato interventista anche lui.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Caro dr Perra, mi scusi se la tiro in lungo, vorrei solamente chiarire che la mia osservazione non riguarda il “se” (intervenire) ma il “come”! Spero il vostro producente, ma ne dubito, com’è mio diritto e ne illustro i motivi (perché è un assist per coloro che, giustamente, avversate). Da vile tecnico, consapevole che l’assoluto è cosa da filosofi, spero di sbagliarmi.
      La saluto cordialmente.

  4. Jonathan Livingstone ha detto:

    Suggerirei ai “mecenati” di Nur-At un diverso impiego dei 10 000 00 di Euro:
    Inviateli al Mueso di Olbia chiarendo che andranno impiegati per il restauro di qualche altro dei legni rinvenuti nello scavo del tunnel e e nella sistemazione dei locali dell’ex Artiglieria, già destinati ad accoglierli.
    Questo sì che porterebbe la Sardegna alla notorietà mondiale in maniera solidamente sostanziosa. Altro che elucubrazioni atlantidee.

  5. Pierluigi Montalbano ha detto:

    Preferirei che la cifra, se proprio non si trovano soldi aggiuntivi da dedicare alla cultura, sia destinata ad approfondire lo scavo di Monte Prama. Sappiamo già dove scavare, cosa cercare e come restaurare. Sarebbero destinati alla storia sarda non inventata e aiuterebbero gli studiosi a capire i rapporti fra nuragici e levantini, vero e proprio nodo cruciale da sbrogliare.

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