EROI VIAGGIATORI

di Desi Satta

 

Parlare in breve di questo libro è difficile, si corre il rischio di lasciarne pezzi importanti per strada e di cambiarne il senso. Facciamo così: proviamo ad immaginare a quale domanda secca abbia cercato di rispondere Robin Fox quando si è accinto a scrivere.

Seconde me pensava: “Cos’avevano in testa i greci che andavano per mare attorno all’VIII secolo a.C.?”

Non so se Fox avesse in mente proprio questo, però è una chiave di lettura che a me pare ragionevole, perché in 436 pagine di testo e un centinaio tra note e bibliografia, l’autore sale a bordo delle navi greche e ci porta spasso per il mediterraneo assieme a marinai che erano ad un tempo pirati, coloni (ma ancora giovani in questo mestiere), viaggiatori, cialtroni in cerca di fortuna, scrittori, poeti e molto altro, ponendosi però dietro gli occhi (e la mente) di costoro.

Gli equipaggi non erano dotati né di carte nautiche, né di bussola, non conoscevano i nostri punti cardinali, «nord« o «est», ma […] si orientavano, almeno in parte, in base al sorgere e al tramontare del sole, cioè con indicazioni solstiziali non coincidenti con il nostro est e il nostro ovest (reali). Ritenevano che la terra fosse piatta e, se […] dedicavano un po’ di tempo a porsi domande sul più ampio quadro geografico, si immaginavano come su un disco piatto circondato tutt’intorno dall’oceano esterno. […] La loro visione di tutti i giorni, era invece orientata da punti di riferimento locali, in particolare promontori e scogliere bianche […].

Ciò che si cerca di ricostruire è la mentalità del greco, sulla base dei miti, delle credenze e di ciò che effettivamente vide andando per mare, perché l’autore, nella più squisita tradizione anglosassone di viaggio, ha seguito le antiche rotte: non solo ha studiato, ma ha anche visto.

Il realtà è tutt’altro che un report di viaggio, a meno che non lo si voglia considerare sotto questa veste intendendo il muoversi dello storico nell’ambito geografico che indaga, compulsando con maniacale precisione un’enorme mole di dati forniti dall’archeologia e dall’esegesi letteraria dei poemi omerici e di Esiodo. Dal punto di vista dell’autore, si tratta di capire se i greci che ancora non erano colonizzatori nel senso convenzionale del termine, cioè “fondatori di colonie”, o almeno appena cominciavano ad esserlo, abbiano o meno contribuito in modo determinante alla creazione di una mentalità diffusa e ben individuata nel mediterraneo orientale (ma forse anche oltre, come noteranno gli appassionati di protostoria sarda).

Se dovessi vederla in modo semplicistico, da dilettante e ignorantella, direi che il saggio è un tentativo ben riuscito di rivalutare la presenza greca nell’VIII sec. a scapito della consolidata invadenza fenicia, suggerendo che questa sia stata sopravvaluta rispetto a quella, anche in aree geografiche (come l’occidente più lontano) dove nuovi ritrovamenti o la rilettura dei dati storicamente disponibili potrebbe suggerire dinamiche di rotte e contatti in cui il mondo greco potrebbe aver avuto un ruolo più importante rispetto a quello finora creduto.

Per chi (interessato al tema) volesse cimentarsi nella lettura (coadiuvata da una scrittura molto piacevole e raramente pedante, sebbene precisa al limite della pignoleria), avverto che il saggio, nonostante la mole, è straordinariamente unitario, difficilmente separabile in sezioni indipendenti come avviene di norma per opere di questo respiro. L’autore ha evidentemente l’obiettivo di definire il contributo greco in un intervallo cronologico circoscritto, l’VIII sec dei poemi omerici (non per nulla dedica, a conclusione del libro, sei paginette dense di argomenti in supporto all’ipotesi della datazione a questo periodo di Iliade ed Odissea, discutendo inoltre di scrittura) e, per questo, tutto il saggio assume un aspetto monolitico che deve essere considerato fin dall’inizio.

Segnalo alcuni temi particolarmente interessanti (per me, ovviamente).

“Oltre Itaca” (cap VIII, Est e Ovest) in cui si discute, tra l’altro, del ruolo della Sardegna negli scambi commerciali, definendola correttamente una sorta di hub obbligato nelle connessioni est-ovest del mediterraneo occidentale. Viene illustrata la dinamica di scambio nel Tirreno e le connessioni con la realtà etrusca e siciliana, nonché con le rotte verso la penisola iberica ed oltre.

Il bellissimo cap XXI (“Storie proprio così”) in cui si compendia il cuore del saggio: che i greci si influenzarono da sé senza bisogno di fondamentali apporti orientali, salvo la scrittura, considerata mero strumento di sopravvivenza della tradizione orale, contribuendo invece in modo originale all’affermarsi di una mentalità “greca” che influenzò successivamente il mondo classico.

 

desi.satta2@virgilio.it

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Robin L. Fox – Eroi viaggiatori – Einaudi (2010)

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