CIRIE’, FRONT CANAVESE, MONASTIR, TURRIMANNA E CHILIVANI: CINQUE SITI SARDI PER GLI IMMIGRATI

 

di Gabriele Ainis

 

 

 

 

 

Eccoci qua, finalmente al dunque. Che il bieco nord fosse tradizionalmente razzista, lo sapevamo tutti, no? Non siamo forse sotto il tallone di Bossolini, Maronhitler & C?

A dire il vero, c’è la favola metropolitana che i sardi non siano considerati terroni, favola, per l’appunto, messa in giro probabilmente da conterranei frustrati o da semplici ignoranti, però sono tutte sciocchezze: il nord è razzista e basta: punto e a capo.

Quindi, che succede quando comincia sentirsi in giro la notizia che un pugno di poveracci evasi dall’Africa arriverà anche in Sardegna perché, grazie al governo, Lampedusa si trova non solo in mezzo al mare salato (ah, Hugo Pratt) ma anche in mezzo a un mare di merda?

Succede che iniziano i distinguo: che si accettano, sì, ma solo i rifugiati libici, non i clandestini, che vanno rimandati a casa loro perché la Sardegna è dei sardi (questa è davvero bella, soprattutto originale!). Mi ricorda le parole di un caro parente che, avendo una casetta nel Sinis e detestando l’affollamento estivo di Continentali, affermava come ciascuno dovesse restare a casa propria: i Bresciani facessero il bagno nel lago d’Iseo, non a Is Arutas, e che diamine!

Quando gli facevo notare che i suoi due figli studiavano a Torino, mi rispondeva che non capivo niente e voltava di spalle.

Insomma: che piaccia o meno, ci sono più sardi a spasso per il mondo che sull’isola. Studiano, lavorano, si divertono, patiscono, fanno tutto ciò che piace e non piace agli esseri umani al di fuori dei sacri confini così cari agli indipendentisti: noi, siamo un popolo di emigrati! (Come gli italiani in genere: qui in Piemonte si usa ancora il termine Bergamino per indicare un ragazzotto addetto ai lavori di bassa lega, di fatica, con buona pace della spocchia leghista).

Insomma, possibile che proprio noi si debba levare questo can-can per un migliaio di poveracci che, tra l’altro, non ha alcuna intenzione di restare in Sardegna ma vorrebbe andarsene altrove?

Eppure, in tutti i social network, nei commenti on-line, nelle dichiarazioni più o meno ufficiali, altro non si sente se non considerazioni sulla disoccupazione, sulla cassa integrazione, sulla mancanza di lavoro in Sardegna, sulla sacra terra che è nostra ed altri non vogliamo.

Già, si dirà, fai in fretta, tu, che te ne stai comodo in Piemonte e non ti vedi in mezzo ai piedi questa invasione di pericolosi Popoli del Mare (arrivano con i barconi, no?… dal mare!).

Sbagliato: a pochi chilometri da casa mia – Ciriè e Front, sede di aree militari dismesse (ma qualcuno vocifera che tanto dismesse non siano) – arriveranno parte dei disgraziati che si sono divertiti ad attraversare il mare e sostare in ozio sulle assolate spiagge di Lampedusa.

Reazioni? Quelle ufficiali sono lineari: se si tratta di rifugiati, se può parlare, ma per i clandestini no: si rimandino indietro!

Per la verità, la reazione tipica è questa: io non ne so ancora nulla! Come dire: prima decidiamo come fare a metterla nel sedere degli elettori leghisti con la vaselina, poi si vedrà, nel frattempo prendiamo tempo. Però la posizione di Bossolini, come al solito, è decisamente chiarissima: fuori dai coglioni, meglio lasciarli vicini a casa loro. Che tradotto sarebbe: lasciamo gli africani assieme agli africani col passaporto italiano (i terroni).

Pertanto rigetto preliminarmente la questione di opportunità: dalle mie parti immigrati ne abbiamo a iosa, da est e da sud, da molto est (cinesi in testa) e da molto sud (Africa sub sahariana). E, a dire il vero, quelli provenienti da Lampedusa chi li ha voluti vedere li ha già visti. Siccome viaggio spesso sulla A4, i torpedoni carichi di neri con le due macchine di scorta regolamentari li ho notati da almeno una decina di giorni. SI muovono con cautela, senza strepito, ma ci sono.

Però il punto non è questo, quanto il fatto che, al momento opportuno, dopo le eterne lamentazioni sul razzismo di cui siamo stati oggetto nel nostro peregrinare attorno al mondo in cerca di lavoro e opportunità, la prima volta che ci troviamo seriamente coinvolti nel problema, ma dall’altra parte della barricata, ecco che ci scopriamo non diversi dai Lumbard: africani? In Africa!

Bene, devo dirla tutta. Ultimamente ho anche cominciato a sentire le prime avvisaglie di un nuovo fenomeno: chi se n’è andato via dalla Sardegna, non è più sardo! Sono emigrati? Hanno tradito e se stiano a casa loro: in continente!

Insomma, se si tratta di atteggiamenti deteriori, di imitare il peggio del peggio, noi non ci tiriamo indietro: non siamo quelli che tutto sommato Mesina era una brava persona? Cioè il contrappunto di quelli che fanno l’amore in piedi credendo di essere in un pied-a-terre?

Sì, siamo esattamente quelli!

Tuttavia la cosa ha i suoi lati positivi e piacevoli: noi sardi siamo razzisti e intolleranti come i settentrionali? Fantastico! Abitando vicino a Front e Ciriè mi sembrerà di stare vicino a Turrimanna, Monastir o Chilivani: gli slogan urlati a gran voce dai razzisti di queste parti sono esattamente gli stessi!

E chi ha detto che l’Italia non è unita… nel peggio? Per fortuna ci siamo noi sardi a dare una grossa mano.

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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3 risposte a CIRIE’, FRONT CANAVESE, MONASTIR, TURRIMANNA E CHILIVANI: CINQUE SITI SARDI PER GLI IMMIGRATI

  1. Atipica ha detto:

    Il tuo contributo è molto interessante. Verrebbe da da darti ragione, ma vivendo anch’io non troppo lontana da Front mi ritrovo ad avere paura. E la paura, come sai, non è mai foriera di reazioni appropriate. Tra l’altro, credo quasi nessuno riesca a vedere le immagini di quei ragazzi tunisini, tutti giovani, vestiti quasi alla moda e con il cellulare, e a pensare che cerchino davvero una svolta positiva, qui o altrove. Speriamo la paura non prenda il sopravvento.

  2. Gabriele Ainis ha detto:

    Gentile Atipica,
    paura di che? Chiamiamo le cose col loro nome: fastidio! Questi ci danno fastidio, perché li guardiamo e ci ritroviamo nella loro micragna! Ma le pare che possiamo farci spaventare da diecimila persone?? Lei si ricorda ancora il terribile spavento causato degli Albanesi?? Tutti delinquenti, assassini e chissà cos’altro? Dove sono finiti? Ci hanno ammazzato tutti? Siamo diventati tutti albanesi?
    E poi, parlando di Sardegna: ma non siamo i balentes che non hanno paura di nulla??

    • Atipica ha detto:

      Non saprei commentare riguardo alla Sardegna: non sono sarda, seppure abbia con quella terra un forte legame perchè là fui concepita.
      Riguardo al fastidio che lei cita, ripeto, per me è proprio paura. E non si tratta di semplice paura del diverso.
      Se vive in queste zone è ben consapevole di come qualsivoglia tipo di immigrati siano spesso inseriti meglio degli autoctoni. Non è questo il caso, e temo proprio non si rivelerà tale neppure col passare dei giorni.
      Mi piacerebbe ci ritrovassimo un giorno a sorriderne, di questi elementi destabilizzanti. Mi piacerebbe davvero.
      Con stima.

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