SARDEGNA, NUCLEARE E MARGHERITA HACK

di Gabriele Ainis

 

Pare che in Italia viga la libertà di parola, pertanto se ne dovrebbe desumere che si possa parlare di tutto. È proprio vero?

Per niente, per il semplice motivo che nella più parte dei casi si procede per posizioni preconcette, per cui l’informazione pare costituita da giornalisti che esprimono idee adatte ai lettori, mentre i lettori si aspettano esattamente ciò che viene loro detto: abbiamo la libertà di parola e non sappiamo adoperarla.

Un esempio? Israele: non se può discutere perché si viene immediatamente accusati di essere razzisti e antisemiti, per cui si glissa e si parla di Ruby, che è molto meglio. Con Margherita Hack è capitato esattamente lo stesso.

Premetto: sono decisamente contrario ai programmi per la generazione di energia attraverso centrali nucleari, ma non per posizioni ideologiche o dettate dall’emozione. Ho studiato all’università le basi fisiche del funzionamento dei reattori (la reazione di fissione) conosco la generalità delle problematiche industriali delle centrali, ho fatto i conti della massaia di Buddusò per le implicazioni economiche. Alla fine ne ho dedotto come, sebbene la probabilità di un evento infausto possa essere abbassata dalla tecnologia, sia impossibile ridurla a zero, senza contare che la gestione delle scorie è un problema ancora irrisolto. Sommando questa considerazione al danno potenziale (per quanto remoto) la conclusione mi pare abbastanza chiara. (Quanto avvenuto in Giappone mi ha confortato nelle mie convinzioni, ma non ne sono stato orgoglioso, lo dico in tutta onestà).

Tuttavia, a dirla proprio tutta, sono molto preoccupato dalla gran massa di antinuclearisti viscerali che si scagliano contro le centrali senza avere una cognizione neppure superficiale di ciò di cui parlano: concionare senza informazione è sempre sbagliato, anche se ci si trova inconsapevolmente dalla parte della ragione.

La levata di scudi contro Margherita Hack, ne è un buon esempio: vediamo di capire il perché.

Punto primo: cos’ha detto la Hack di così terribile? Ha affermato: a) che attualmente non si può fare a meno del nucleare; b) che pertanto, vista la sua pericolosità, deve diventare un problema transnazionale; c) che la localizzazione delle centrali deve avvenire in aree il più possibile sicure; d) che la Sardegna è un esempio di un’area tra le più sicure in ambito italiano. (Ha detto anche altro, ad esempio che non bisogna avere paura della tecnologia, né prendere posizioni antiscientifiche, ma questo ci porterebbe troppo lontano).

Sfortunatamente, a mio avviso ha perfettamente ragione, ed è per questo che non dovremmo reagire chiamandola traditrice, bensì elaborare dei motivi plausibili per contestare l’uso che potrebbe essere fatto delle sue parole.

Diciamo le cose come stanno: un sacco di gente ha usato la notorietà scientifica della Hack e le posizioni politiche che esprime per farne una specie di icona pacifista ed ecologista, dimenticandosi è davvero una scienziata, cioè una persona che esprime con convinzione le posizioni tecniche nelle quali crede in base ad un’analisi scientifica dei dati.

Ad esempio: c’è davvero qualcuno che crede nella possibilità che l’incidente di Sendai possa far arrestare immediatamente i programmi nucleari? Spero si sarà notato come neppure il Giappone, nonostante sia coinvolto direttamente nel disastro, abbia mai considerato, neppure timidamente, la possibilità di interrompere la generazione di energia per mezzo delle centrali. Perché? Ma per il semplice motivo che farlo significherebbe cambiare drasticamente lo stile di vita e le aspettative di quel paese, cosa che nessuno è disposto a fare. Come del resto gli Stati Uniti, e di seguito tutti i paesi industrializzati. È un dato di fatto: per almeno il prossimo mezzo secolo (ma penso ben oltre) il nucleare sarà comunque una componente del sistema di generazione dell’energia. Certamente si andrà ad incrementare le rinnovabili, i paesi responsabili stavano già spingendo in questa direzione da prima di Sendai, ma ciò senza abbandonare i programmi nucleari. Margherita Hack non ha detto niente di diverso da questo!

Cos’ha aggiunto di seguito? Che siccome i pericoli del nucleare non restano all’interno del paese che lo usa per produrre energia, la sua gestione dovrebbe essere attuata attraverso una gestione transazionale del problema. È sbagliato? No, tutt’altro, al massimo si dirà che è utopico (del resto lo riconosce anche lei) ma se davvero ci si riuscisse, allora saremmo tutti più tranquilli.

Sulla Sardegna: è vero o no che la nostra isola è ritenuta molto stabile dal punto di vista geologico?

Orbene: cosa si può dire alla cara Margherita, se non che ha ragione nelle sue affermazioni?

Facile: ad esempio che, nonostante abbia ragione, non abbiamo intenzione di correre il rischio, per basso che possa essere, di tenerci n paio di reattori in casa… Oppure che non ci soddisfa il rapporto costi/benefici. Ci vuole tanto? Possiamo gestire il nostro futuro come più ci aggrada o no? E se anche il nucleare fosse conveniente (cosa che non è): possiamo o no dire che preferiamo farne a meno per un principio di precauzione?

Il punto, tuttavia, non è questo, bensì un altro: perché continuiamo a cercare l’avvallo di personalità più o meno importanti/rilevanti delegando loro le nostre decisioni? Personalmente stimo molto la Hack come scienziata, ma non altrettanto per le posizioni politiche, né mi viene in mente di mischiare le due cose: perché il suo giudizio rispetto alla politica italiana dovrebbe convincermi più di quello del mio vicino di casa che pure non è uno scienziato?

Farlo, come è avvenuto, significa imboccare una strada sbagliata, perché non è con la conta delle personalità che possiamo decidere del nostro futuro, cerchiamo piuttosto di contare il numero dei neuroni che sciaguattano nella nostra scatola cranica.

Margherita Hack non ha tradito niente e nessuno: ha espresso un parere nel quale crede e, tra l’altro, ha avuto il coraggio di dire una cosa poco udita: che sarebbe finalmente l’ora di stabilire regole a livello planetario.

Poiché per me non era una santona prima, non è una traditrice adesso: abbiamo idee diverse sul nucleare e la cosa non mi sconvolge. Secondo me sbaglia, tutto qui, e sono pronto a spiegarne i motivi, oppure a rivendicare il mio diritto di fare ciò che più aggrada, Hack o meno: se ne può parlare senza guerre di religione oppure dobbiamo fare come per Israele?

Infine: perché dobbiamo comportarci come ragazzini che cercano disperatamente l’ombrello del fratello (o sorella) maggiore? Pensare con la nostra testa no? È proibito?

Almeno: ci rendiamo conto del pericolo gravissimo sotteso dalla mania di aggregarsi al capopopolo di turno, che si chiami Hack o Grillo o chissà chi? E se poi cambia parere, come è lecito, oppure ne esprime uno che non ci piace, che dobbiamo fare: ammettere che diceva un mucchio di idiozie prima? Fucilarlo? Chiamarlo traditore?

Pensiamo con la nostra testa, sempre, e i traditori svaniranno, perché non avremo avuto bisogno di tutori!

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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