STIGLITZ E LA GOLIARDIA

di Gabriele Ainis

 

Che il dr Stiglitz proponga un contributo su Il Manifesto Sardo citando il nostro invito (del bLLog) ad incatenarsi alla Sella del Diavolo mi ha fatto piacere, inutile negarlo.

Che invece ci definisca un bLLog (1) un poco goliardico invece no, per nulla.

Abbiamo deciso di adottare un linguaggio poco serioso, è vero, tuttavia, se Stiglitz ci legge, commenta e cita, ho qualche dubbio che si tratti di goliardia. E vero: ogni tanto straborda un eccesso di fanculismo, scatologia, fa capolino un cazzo di troppo (o un gazzu), ma non parliamo di goliardia, per carità! Al massimo, ameremmo essere definiti giullari, oppure pagliacci, persone che detestano la seriosità imbalsamata degli Intellettualis occupati a parlarsi addosso o dei cialtroni/ciarlatani che vorrebbero usare la Sardegna per i propri porci comodi.

Inoltre: posso permettermi una scarica diarroica di presunzione?(2)

Finalmente, trovo nelle parole di Stiglitz un primo accenno al fatto che:

“La testardaggine di persone comuni, che usano il loro tempo libero in funzione della collettività è troppo spesso, anche a sinistra, visto con fastidio”.

Che bello, che bello! Vuoi vedere che qualcuno, nel mondo intellettual-politico comincia a rendersi conto che esistono anche esseri umani senzienti che adottano un lessico differente da quello ad esempio… de Il Manifesto Sardo? Che poi si tratterebbe di capire cosa si intenda per comuni, però fa nulla, dai, non fermiamoci ai dettagli.

Ma vuoi vedere che abbiamo smosso una porzione infinitesima delle innumerabili connessioni sinaptiche di un intellettuale serio (detto senza alcuna ironia) portandolo a riflettere sull’umanità varia che abita in quel di Cagliari (e più in generale in Sardegna) che è poi la fonte prima e l’utilizzatore finale delle decisioni che interessano la comunità?

E’ vero, ci sono un sacco di testardi che fanno del proprio meglio per difendere il vivere comune e sarebbe il caso di coltivarli, di far sì che crescano e si moltiplichino, possibilmente alle spese della gran massa di indaffarati che non capisce per quale motivo si debba sollevare un polverone attorno ad un cumulo di rocce, per di più piene di buchi, mentre un bel palazzone è pulito, genera lavoro, quattrini e non è un pozzo senza fondo che deve essere riempito di soldi pubblici (ben accetti quando si riesce a metterli in tasca ma scomodissimi da generare).

Credo di poter affermare come il dr Stiglitz si sentirà – in assoluta buonafede – ingiustamente criticato e ritengo di comprenderlo. Purtroppo parliamo linguaggi differenti (lui, ad esempio, non manda le persone a fare in culo) e abbiamo orizzonti diversi (i miei sono limitatissimi, da tecnico). Tuttavia, se è vero che di poveracci semianalfabeti come me in giro ce ne sono parecchi (ecchediamine, siamo comuni), mi chiedo perché non si debba – ogni tanto, per carità, senza esagerare – parlare un linguaggio maggiormente accessibile, anche senza cadere nelle semplificazioni di twitter, oppure cercare di non restare sempre chiusi nel proprio ambito, che sarà pure interessante ma è proprio piccino picciò.

Per non parlare degli orizzonti: i miei saranno anche ristretti, e chi lo nega, sono comune, però non è che volando alti si riescano a distinguere i dettagli di ogni giorno.

Detto terra-terra: se vogliamo ampliare la consapevolezza dell’importanza del preservare il nostro patrimonio archeologico e culturale, possiamo farlo in maniera comprensibile? Senza dimenticare che alla collettività conviene?

Insomma, finalmente mi è parso di vedere un accenno ai cagliaritani, di cui mi piacerebbe vedere esposti vizi (tanti) e pregi (chissà dove sono) chiamandoli a responsabili del proprio destino senza insistere troppo sui cattivoni che li imbrogliano levando loro le tombe puniche da sotto il sedere (3). L’accenno passa attraverso i cittadini comuni, di cui mi onoro di far parte (e lo dico senza alcuna ironia, credo di aver capito ciò che in tende Stiglitz, a ragione) le cui fila andrebbero rimpinguate con un preciso impegno degli intellettuali, che però parlino ai cittadini comuni di problemi comuni, e non solo dei massimi sistemi (4).

Che mi stia ripetendo? Mi pareva di averlo già detto…

Bah, fa niente, in una giornata in cui mi capita di leggere un articolo che mi cita, sono troppo occupato a godermi gli orgasmi plurimi e ripetuti. Per oggi, e per fortuna, mi fermo qui.

 

 

PS – Caro dr Stiglitz, non la prenda come una critica, davvero non lo è (e del resto sarebbe ininfluente e ne sono ben cosciente); si tratta di una constatazione: Il Manifesto Sardo non pubblica mai i miei commenti, né, all’interno del suo articolo, viene fornito il link per coloro che volessero sapere chi è stato a suggerirle di incatenarsi alla Sella del Diavolo. Non me ne dolgo, capisco la perplessità di un consesso di intellettuali “seri” di fronte a un gruppuscolo di persone dedite al fanculismo, ma non è eliminando le critiche o i linguaggi atipici che si casserà lo sconforto di chi, come me, trova sprecato e privo di futuro l’atteggiamento politico dei Madau, Ligas&C. Qualcuno, là dentro, si rende conto che continuando a parlare tra pochi e radi amici si finirà per ignorare come è fatto il mondo all’esterno?

Cordialmente,

 

PPS – Non che sia importante, però il dubbio espresso dopo la pronuncia del Consiglio di Stato è tutt’altro che una voglia di sconfitta. Mi ha stupito e ne sono stato felice. Ho solo eccepito che temo la questione non sia chiusa, come del resto fa notare anche lei (correttamente).

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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(1) Per la verità scrive “blog” e non bLLog, però perdoniamo l’errore perché da un archeologo non si può pretendere troppo; per cui eviteremo di spedirgli una copia del romanzo di Pintore come ritorsione; ma la prossima volta…

(2) Qualcuno direbbe: Mi consenta… ma io non arrivo a tanto;

(3) Quanto rimpiango Fisietto: ma che fine ha fatto?

(4) E buffo: si cita Galilei e nessuno l’ha letto! Chissà cosa ne direbbe Eco, tanto per parlare di un intellettuale utile… alla destra!

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3 risposte a STIGLITZ E LA GOLIARDIA

  1. Sisaia ha detto:

    @ Ainis

    Magari potrebbe addolcire la pillola del ” linguaggio poco serioso” per il Dott. Stiglitz chiarendo che si tratta di un’applicazione del “castigat ridendo mores”… 😉

  2. alfonso stiglitz ha detto:

    Gentile Ainis
    Non pensavo che il termine goliardia potesse essere preso per un insulto; per quelli fino alla mia generazione, parliamo di secoli ormai, la goliardia era sinonimo di laicità, di irriverenza verso il potere e così via, per cui la mia espressione andava proprio nella direzione da Lei indicata; evidentemente la capacità di leggere e di comprendere le parole per il loro significato si è persa nell’attuale era caratterizzata da chi urla più forte, che ha ormai sostituito il classico “chi ce l’ha più duro”. Per una migliore comprensione, comunque, allego la definizione del termine goliardia contenuta nel vocabolario della Treccani:
    “il complesso delle abitudini e dei comportamenti dei goliardi, cui tradizionalmente si è attribuita, spec. nel passato, una consuetudine di vita spensierata e gaudente ma anche spirito di spontanea generosità” (http://www.treccani.it).
    Quanto all’umanità che abita a Cagliari, e altrove, mi permetto di correggerla, non mi sono svegliato da un lungo e serioso letargo, visto che tutta la mia attività “politica e intellettuale” si è sempre svolta tra la “gente comune”, della quale faccio parte non detenendo alcuna carica di alcun genere, se non quella del posto di lavoro che mi dà da mangiare. A iniziare dai primi anni settanta, quando giovane studente di archeologia, partecipavo con molte altre persone alle attività della Scuola popolare di Is Mirrionis, che a qualcuno forse vorrà dire qualcosa; da allora ho sempre svolto le mie attività, vedi Tuvixeddu (e non solo), sempre nell’ambito di associazioni, in primis Legambiente. Da questo punto di vista credo che siamo in sintonia e non mi sento particolarmente colpito dalle critiche, temo non riuscirà mai a eguagliare la sublimità degli insulti rivoltimi dai vari Frau, Melis, Sanna e compagnia a Lei ben nota: si rassegni.
    Ultimamente parlo anche troppo ai “cittadini comuni”, una o due conferenze, ma non sui massimi sistemi, quanto sul cercare di far abbassare lo sguardo sulle tracce concrete della nostra storia sulle quali generalmente si cammina distrattamente.
    In merito alle critiche al Manifesto Sardo, in realtà, la colpa è mia e chiedo venia per aver dimenticato una L del BLLog, errore grave per un archeologo che dovrebbe essere abituato ai particolari, ma ancora più grave che nel mio articolo abbia dimenticato di citare il nome del BLLog; non è mia abitudine, ma deriva da un’eccessiva cancellazione finale che ho fatto, come sempre quando chiudo un articolo, per rientrare nei limiti di lunghezza, cancellazione di una parte consistente e nella furia iconoclasta è rimasto impigliato anche il vostro nome. Nessuna censura quindi, ma fallacità umana dell’articolista che non sempre mantiene la lucidità necessaria. Quanto ai commenti temo che, sempre in questa melassa gridata di internet, spesso si dimentichino le differenze tra i generi; il Manifesto Sardo non è un blog ma una rivista e come tale ha le sue regole; riabituamoci a distinguere i generi e a godere della lettura di un articolo senza necessariamente intavolare diatribe. Al massimo si può fare a meno di leggerlo.

    PS. Mi stupisce che le sia sfuggito il penultimo numero di Fisietto dedicato ai tombaroli di Tuvixeddu (l’ultimo si occupa, invece, di quelli di Barumini).

    PPS. Mi stupisce anche che le sia sfuggita la campagna mediatica di due personaggi, continentali, ma appassionati di Sardegna indignati perché gli hanno chiuso una domu de janas che rischiava di scomparire, non lasciandola aperta alle loro fameliche macchine fotografiche; e che addirittura sia stata presentata da chi l’ha scavata in un congresso internazionale, senza avvertirli; ne hanno fatto un can can mondiale portandosi appresso un “gentleman” universitario inglese, al quale non è parso vero di pubblicarsi a sbafo un autentico gioiello archeologico, gridando allo scandalo per l’occultamento, ma tirandoci fuori un bel po’ di articoli suoi e di annessi fotografi clandestini. Cialtronaggine colonialista. Lo so che adesso si scandalizzerà perché ho usato il termine “colonialista”, prodotto della mia anima veterosardista.
    Alfonso Stiglitz

  3. Gabriele Ainis ha detto:

    Gentile dr Stiglitz,
    ho espresso il mio pensiero e Lei il suo: i tre lettori istituzionali del bLLog possono sbizzarrirsi. Mi faccia solo dire due o tre cosette.
    La prima, che non mi pare di aver mai amato le lunghe polemiche. Sul vostro Manifesto (Sardo) ospitate volentieri quelli come voi, la gente “seria”, che poi sia d’accordo o meno è ininfluente, basta che non rompa gli schemi (e le palle). Forse sarà per questo che poi rischiate di chiudere e chiedete agitoriu. Ma non è importante.
    La seconda, che non mi pare il caso di elencare ciò che si è fatto tra la gente “comune”: mi pare poco elegante (altrimenti potrei citarle le mie lezioni di elettrotecnica alle serali, con i motori di lavatrice sulla cattedra e il tentativo di convincere i miei alunni, ben più anziani di me, che avremmo dovuto studiare elettrotecnica e non tecnica della riparazione delle lavatrici!).
    La terza, che Lei sbaglia di grosso: la cazzata della “domus coperta di cemento” l’ho trattata e come!!
    https://exxworks.wordpress.com/2010/05/13/la-gguerra-degli-idioti-stone-pages-chiama-i-balentes-rispondono/
    Non lo venga a dire a me, visto che io gli imbecilli che cianciano di Sardegna e indipendentismo, per poi porgere il culo ai primi due cialtroni continentali, li detesto quanto e più di Lei. Non pretendo che Lei legga tutte la goliardate del bLLog (con due L, naturalmente) però, se decide di accusarmi di qualcosa, almeno abbia la bontà di informarsi (ciò che in gergo si chiama bibliografia!).
    Tutto ciò detto senz’ombra di acrimonia, anzi, la ringrazio per il tempo che ha dedicato a un commento così lungo.
    Cordialmente,
    PS – La data dell’articolo sui cretini che cianciano di capolavori “celati al pubblico” è anteriore a quella che troverà esposta nel bLLog; ciò è dovuto al fatto che gli epigoni degli imbecilli di cui sopra hanno speso le nottate per farci chiudere (immagini se le avessero impiegate per imparare a leggere!). In realtà è stato pubblicato “nell’immediatezza dei fatti” (sic!).

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