SHARDANUCLEARI COME I NUCLEOGIAPPONESI? UN CONTRIBUTO A UN FALSO PROBLEMA

di Gabriele Ainis

C’è stato il disastro di Sendai e il 15 maggio andiamo a votare per il referendum sul nucleare: c’è qualcuno favorevole all’installazione di una (o più) centrale(i) in Sardegna?

Pare di no, al massimo il problema delle forze politiche locali pare quello di distinguersi, di dire qualcosa di diverso dagli altri: per una volta i sardi appaiono compatti (o privi di fantasia?).

Ci sarebbe da gioire, se non fosse che il problema non è così scontato come appare superficialmente.

Ad esempio: come mai Bossi ne rivendica (almeno) una per il suo nord (meglio nordest)?

Oppure: non vogliamo la (le) centrale(i)? Benissimo: come facciamo a generare l’energia elettrica di cui abbiamo bisogno?

E di seguito: di quanta energia elettrica prevediamo di avere bisogno nei prossimi dieci anni? E nei prossimi trenta?

Ecco che, in appena un paio di passi, il problema si complica, oppure, ahimè, si semplifica. Ma certo, perché si fa in fretta a dire Niente Nucleare!, ma poi, quando si devono indicare le linee di sviluppo della nostra regione, ci si dimentica che di energia abbiamo bisogno e da qualche parte dobbiamo andare a prenderla.

Punto primo: quanta ce ne serve? Bella domanda, lo sapremmo se il Burosauro regionale, a parte la mediocre gestione del quotidiano, si occupasse di pensare il futuro, non dico con precisione, per carità, ma almeno per sommi capi. Cosa vorremmo fare della nostra Isola?

Non si sa e infatti, a parte alcune stime che potrebbero ragionevolmente essere suggerite per ovviare ai problemi di stitichezza, nessuno di coloro che si scagliano contro la (le) Centrale(i) Nucleare(i) ci pensano. Si dà per scontato che sia(no) pericolosa(e) e se deduce che in casa non la (le) vogliamo: punto e a capo.

Bene: da una classe politica degna di questo nome, dovremmo aspettarci di meglio, ad esempio un rifiuto basato su un progetto di sviluppo regionale ad ampio respiro.

Trascuro le farneticazioni visionarie dei bizzarri indipendentisti alla Sale o i morsi alla Cumpostu, per pormi un problema assai semplice: desideriamo sognare un futuro manifatturiero o no? Detto in altri termini: vogliamo che la nostra isola sia il paradiso dell’agropastorale (mantenuto dallo stato!), del turismo (che fino ad oggi ha portato solo due lenticchie e la distruzione delle coste) e basta, oppure vogliamo immaginare qualcosa di meglio? E se sì: cosa?

Non illudiamoci: vento e sole sono sorgenti praticabili e consigliabili, ma non per la gestione di un comparto industriale manifatturiero, non sul breve e difficilmente sul medio. Le pale eoliche (o le celle fotovoltaiche) vanno benissimo, oggi, per la decentralizzazione delle produzioni ad uso civile, per i piccoli paesi o i quartieri la cui urbanistica consenta il posizionamento dei generatori, ma nessuno, al mondo, è così idiota da basare il proprio domani energetico per uso industriale sulle rinnovabili. Altro è il posdomani…

Però, questo potrebbe essere un buon momento per guardarci in faccia, l’occasione per dire a noi stessi che diamine ci piacerebbe essere in futuro. Vorrei farlo notare anche a coloro che da “intellettuali” continuano a parlare di “politica” come se ancora imperassero gli anni ’70, senza avere realizzato che ci troviamo a vivere in un periodo di forti cambiamenti, mutamenti che richiederebbero nuove categorie politiche e una nuova coscienza del nostro ruolo di piccolini, sbattuti in mezzo a un sacco di giganti. Per carità, niente di peggio di quanto accade nell’ambito genericamente italiano, visto che parliamo di riforma delle giustizia mentre il paese và a fondo, però non è una consolazione, o non dovrebbe esserlo.

Attenzione, quando si affonda si salvano quelli che hanno le scialuppe di salvataggio e noi, al momento, non abbiamo neppure le infradito, perché continuiamo a dibattere di identità, lingua e altri bellissimi problemi per i quali ci vuole tempo e denaro senza avere né l’uno né l’altro. Facciamo finta, ecco, ci illudiamo di trovarci ancora ai tempi belli dello stato Pantalone che ripiana, ma fino a quanto potremo continuare così?

Si diceva che l’Umberto vorrebbe la sua centrale. Intendiamoci, al suo posto la vorrei anch’io. Numeri alla mano, il nordest è talmente inquinato che un paio di reattori in più o in meno non cambierebbero granché la speranza di vita dei “Padani”; senza contare che quando vado a passeggiare per il Gran paradiso omaggio i polmoni delle poveri radioattive transalpine, mentre nel Varesotto respirano quelle svizzere, perché si continua a parlare di centrali ma nessuno parla di siti di stoccaggio e di stabilimenti di arricchimento che sono luoghi parimenti pericolosi e bui. E poi una centrale veicola una collina di quattrini e un monte di potere, perché la pericolosità dei siti impone uno stravolgimento della sovranità del territorio (ma lo sapranno, i leghisti, che non saranno più padroni a casa loro?). Senza contare che con una bella centrale (ma due sarebbero meglio) il Nord potrebbe rivendicare anche l’autonomia energetica, come dire tre o quattro piccioni con una fava (mentre noi, fabici, le fave non possiamo neppure mangiarle).

Insomma questioni di quattrini e potere: forse che la Lega potrebbe non essere decisamente nuclearista? Semplicemente programmano il futuro: anche se ficcano i soldi nelle tette delle mucche, non dimenticano che il quattrino arriva dal manifatturiero, con un occhio attento alle banche e alla finanza ché non si sa mai!

Quindi, a parte le semplificazioni da “intellettuali” e la considerazione che il disastro di Sendai conferma ciò che chiunque con un minimo di capacità critica dovrebbe aver capito da tempo, sarebbe un buon momento per dire a noi stessi che esistono problemi ben più rilevanti che non la decima sagra del bovino… e basta!

I giapponesi, detentori delle tecnologie più sofisticate del mondo, hanno fatto la scelta nucleare basandosi su una scommessa statistica ragionevole e adesso pagano pegno perché l’hanno persa (brutta roba la statistica, se non la si conosce!). Tuttavia, comunque vada e qualunque sia il dato finale del disastro, nel prossimo futuro si metteranno a lavorare alacremente sulle fonti energetiche rinnovabili, programmeranno il proprio futuro in una direzione diversa da quella attuale e li troveremo di nuovo ai primi posti tra le economie avanzate. Sono sopravissuti ad Hiroshima e Nagasaki, andranno avanti dopo Sendai: persone che saccheggiano i supermarket stando ordinatamente in fila, sono talmente surreali (soprattutto per noi italiani, sardi inclusi) da essere capaci di qualunque nefandezza, anche digerire le radiazioni!

Noi, si spera, voteremo contro il nucleare in Sardegna, così potremo dire di aver vinto, tutti, poi ci metteremo di nuovo a discutere del pecorino mentre le cose andranno avanti da sé: non per nulla, come in Italia, i politici più lucidi sono i comici: Lapola, Gavino Sale, Bustianu Cumpostu, Cappellacci, Soru… in ordine di importanza, naturalmente.

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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5 risposte a SHARDANUCLEARI COME I NUCLEOGIAPPONESI? UN CONTRIBUTO A UN FALSO PROBLEMA

  1. Sisaia ha detto:

    Mi andrebbe già bene se tutte le pale con una “elle” sola che al momento pare girino ovunque a vuoto sull’isola, fossero finalmente collegate a una dinamo. Le pale con due “elle” potrebbero abbassare il regime di giri…….
    Il poco mi pare sia meglio del nulla.

  2. Graziano ha detto:

    Ogni nucleo industriale o manufatturiero può funzionare benissimo se ogni capannone venisse munito di pannelli fotovoltaici e con opportuni accorgimenti strutturali ed architettonici per non sprecare energia e luce (cisono già esempi in italia e all’estero).
    Il problema è che si vuole sempre creare grosse centrali per grossi monopoli invece di decentrare e personalizzare la produzione e l’uso dell’energia con la possibilità dell’interscambio tra le parti etra i singoli produttori……e inoltre nuove tecnologie e nuove idee non mancano anche in casa nostra senza dover aspettare le sperimentazioni nipponiche.Daccordo con Sisaia e un saluto a tutti Graziano

  3. Gabriele Ainis ha detto:

    Egregio Graziano, lo sa perché sono così antipatico? Perché non avendo necessità di blandire chicchessia (non sono un politico né un intellettuale) posso permettermi di dirle che le sue sono sciocchezze. È con gli slogan come i suoi che i Sale trovano i voti, ma io non me la prendo con Bainzu (furbacchione) ma con gli scemi che lo votano. Nessun comparto industriale lavora con i generatori eolici o con le celle fotovoltaiche e basta (ovviamente, si informi, farà un po’ di fatica, all’inizio, ma potrebbe anche trovare che studiare un pochino è gratificante) ma le rinnovabili possono essere inserite (con le applicazioni opportune e a tempi lunghi) in un sistema integrato di generazione di energia (come infatti affermo nel mio articolo). Sa qual è il problema? Nessuno, in Sardegna, se ne interessa. Si và dalle persone come lei (simpaticamente ignoranti, che magari guardano Tozzi alla tele, personaggio che non ha mai messo piede in un’azienda manifatturiera) ai politici alla Cappellacci (passando per quelli del PD, che non sono meglio) tutte persone più o meno inconsapevoli di che cosa sia una politica di programmazione economica e industriale. Quanto alle idee di casa nostra, temo di doverle dare una brutta notizia: brillano come una macchia di pece al buio (o meno). Il suo è un altro slogan alla Sale, ottimo per abbindolare chi ci casca e privo di contenuti. Se non ci diamo una mossa riconoscendo prima di tutto la nostra profonda distanza dal mondo tecnologico e industriale, andremo a fondo. Potrebbe anche essere una scelta, certo, ma poi non lamentiamoci quando saremo come il Botswana, paese bellissimo, che vive di turismo e allevamento e in cui non ci sono strade, ospedali, scuole, né possibilità di ambire ad una vita migliore di quella dei propri genitori. Il tutto sta a saperlo, sa?
    Cordialmente,

  4. Pierluigi Montalbano ha detto:

    Caro Gabriele…una via di mezzo tra Brescia e Botswana no?

  5. Graziano ha detto:

    …e bravo Pierluigi!!!Il mio pensiero e quello di Gabriele fanno parte dell’equilibrio del mondo cerchiamo di trovare almeno l’equilibrio per la Sardegna.Saluti Graziano

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