Archeologi e archeoloGGi: Egitto predinastico, un caso esemplare.

di Desi Satta

 

Che il nostro bLLog sia una sorta di baluardo ideologico a difesa dell’operato di Soprintendenze&Archeologi è una vera e propria fesseria. Secondo me non ci credono neppure coloro che lo affermano (non per nulla sono mezzi personaggi da avanspettacolo in cerca di un paio di euro per andare in giro a vendere i propri liBBri, tutto a nostre spese, ovviamente!).

Per i tre lettori istituzionali del bLLog, al contrario, sarà evidente come si cerchi sempre di suggerire una lettura attenta e informata di quanto viene pubblicato, senza alcuna posizione preconcetta. Se nelle nostre righe affermiamo che un noto architetto dice una montagna di sciocchezze sull’edificazione dei nuraghi, lo facciamo dopo aver preso carta e matita, non perché il di cui sopra sia antipatico o vicino a personaggi di dubbio valore etico. Così come abbiamo criticato aspramente i parabolidi di rotazione dentro le tholos, perché il lavoro di Noemi Cappai è carente sotto tutti i punti di vista, da quello geometrico al campionamento ed elaborazione dei dati fino all’approccio archeologico, nonostante si parli di una persona che opera nel quadro accademico istituzionale.

Oggi vorrei segnalare un ponderoso libro di Natale Barca, Prima delle Piramidi, che si interessa del periodo poco appariscente – e decisamente trascurato – riguardante la protostoria egiziana, ovvero la gestazione del periodo dinastico propriamente detto, l’epoca dei faraoni.

Barca non fa parte del mondo accademico – ecco il perché del pistolotto iniziale – e lo si nota dall’impostazione generale del libro e da tanti altri piccoli dettagli (ad esempio la carenza di editing del testo e la gestione della bibliografia) tuttavia mi sento di suggerire la lettura del suo lavoro per due motivi: il primo, perché il risultato è dignitoso, godibile e ragionevolmente accurato; farà storcere il naso ai professionisti, ma per noi ignorantelli è una buona lettura. Il secondo, perché dimostra oggettivamente come chiunque di noi, anche al di fuori del mondo accademico, dispone del materiale per evitare di dire un sacco di bestialità, se solo si prende la briga di compulsare la letteratura disponibile.

Il coagularsi della civiltà egizia, a partire dalle popolazioni neolitiche che gravitavano attorno al Nilo, è un processo affascinante per molti motivi. Uno, a mio avviso particolarmente intrigante, il minestrone etnico, vero motore della stupefacente ricchezza culturale egizia, solo apparentemente così monolitica e fissa nei millenni. L’osservazione dell’aggregazione successiva delle tribù, dell’evoluzione della società, dell’affermarsi di un’organizzazione basata sull’ammasso e ridistribuzione delle risorse alimentari, esemplifica molto bene per quale motivo la pretesa di far apparire gli egizi come un popolo sorto improvvisamente dal nulla sia una vera e propria idiozia palese. Qualunque aspetto del periodo dinastico, ha una precisa genesi nel cammino iniziato nella più lontana preistoria, dall’olocene in poi, come fa correttamente notare Barca attraverso un’analisi puntuale ed aggiornata dei risultati (anche assai recenti) delle molte campagne archeologiche dedicate al periodo in oggetto.

Il libro si chiude con l’unificazione dell’Egitto e Scorpione II, dunque gestazione e parto (forse anche un poco di infanzia, diciamo l’allattamento) del periodo dinastico propriamente detto. Un percorso lungo e ponderoso (circa 400 pagine: se decidete di leggerlo, siate pronti alla fatica!).

Qualche critica, bonaria.

L’autore, a mio avviso correttamente, stigmatizza una certa trascuratezza nella considerazione del periodo predinastico. In questo ha del tutto ragione: soprattutto i media, ma anche i libri scolastici, propongono gli egizi come un popolo immutabile, sorto dal nulla e tramontato con l’avvento dell’impero romano. Dal che è facile scivolare verso le suggestioni più diverse, dalla sfinge del 10.000 a.C. (una stupidaggine immensa!) agli extraterrestri di Stargate. Nello stesso modo, tuttavia, Barca trascura le indubbie influenze provenienti dalle popolazioni preistoriche del Sahara, il che la dice lunga sulla mancanza di una visione unitaria dell’evoluzione delle società precedenti le grandi civiltà!

Ne cito anche un’altra, a mio avviso imperdonabile: in tutto il libro, l’autore non cita neppure una volta il contributo fondamentale dei sardi allo sviluppo della civiltà predinastica, il che lo pone di diritto nella schiera dei maledetti bugiardi che ignorano il nostro ruolo nella storia umana!

Infine il perché del titolo.

Il fatto di conseguire una laurea in archeologia (o in qualunque altra disciplina) non implica necessariamente il diritto a considerarsi esenti da critiche o detentori di chissà quale verità rivelata. Se anche il professor Laner è un architetto, basta prendere la sua Macchina di sé stessa e la planimetria di un nuraghe per capire in tre secondi che si tratta di un mucchio di sciocchezze. Ciò vale per Noemi Cappai e i suoi parabolidi: si legge il lavoro, poi, quando si riesce a smettere di ridere, se ne conclude che farebbe bene a studiarsi la teoria della misurazione e due righe di archeologia.

Allo stesso modo, anche i non addetti ai lavori, come ad esempio Barca, possono cimentarsi in lavori dignitosi che, pur non passando alla storia come il culmine dell’egittologia, mettono in luce alcune particolarità interessanti. Modestia sì, ma non necessariamente stupidaggini.

Dunque esistono fior di archeologi (laureati in archeologia&C) che appaiono appartenere alla ricca schiera degli archeoloGGi, mentre altri, pur non essendo in possesso di titoli accademici, no.

q.e.d.

 

desi.satta2@virgilio.it

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N. Barca – Prima delle Piramidi . alle origini della civiltà egizia – ANANKE (Torino) 2010

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