ENZO MARCIANTE DISEGNA LA PROTOSTORIA SARDA

di Boicheddu Segurani

 

Per chi ama il fumetto, parlare di Enzo Marciante è un bel problema: non si smetterebbe più! Si potrebbe definirlo una delle matite nobili del fumetto italiano, ma sarebbe riduttivo, perché la strada che ha scelto è particolarmente complessa e ricca di risvolti culturali, come dimostra, per l’appunto, la raccolta di tavole pubblicata nel 2009 da Delfino: Civiltà a confronto.

Per essere onesto, non avrei parlato delle tavole di Marciante se non mi fosse accaduto di incontrarlo a Verbania, ospite anche lui dello stand di Paleoworking in occasione di Eurolake. Non lo dico per sminuire il suo lavoro, tutt’altro, quanto perché il libro è uscito nel 2009 ed io l’ho visto per la prima volta molto tempo dopo.

Rimedio adesso e con grande piacere.

Da quanto mi ha detto e da quello che ho capito – che potrebbe essere ben poco, vista la mia proverbiale incapacità di ragionamento – è uno di quei continentali cui capita di sviluppare un amore immenso (e a tratti visionario) per la nostra isola. Arrivano da noi, tagliano l’isola da una parte all’altra percorrendola per strade e stradine (il modo migliore per vederla) e si chiedono se per caso non si trovino in una terra lontana da tutto ciò che conoscono… il che potrebbe anche essere vero. L’innamoramento è ovvio, quasi scontato ma per nulla banale: il mal di Sardegna è cosa seria e non perdona.

Ciò, in genere, mi piace poco, perché esiste anche il mal d’Africa (sperimentato di persona, so bene di cosa si tratti) e non vorrei che fossero sindromi affini. Ci si innamora dell’Africa perché è terribilmente arretrata, legata al passato, soprattutto nell’immaginario collettivo, infatti nessuno soffre di mal d’Africa visitando Cape Town. Eppure l’Africa vera è molto di più Città del Capo che non i campi tendati da milionari del Delta dell’Okavango, quelli che si rimpiangono dopo averli lasciati e si spreme anche una lacrimuccia salendo sul Cessna o sul twin engine Piper Seneca (per chi ha i quattrini e si paga una maggiore sicurezza).

Bene, la Sardegna vera, che piaccia o meno, non è il misterioso, arcaico interno e basta, è tutt’altro, così come i nuraghi sono solamente una parte minima della nostra storia (millenaria sì, ma non più millenaria di tante altre!). Però, se si parla di noi, ci sono poche chance: spiagge o nuraghi (per non dire sherdanu)! Come l’Africa. Allora?

Allora un Enzo Marciante, invasato dalla Sardegna arcaica, ha scritto un sacco di bufale Sherdanike?

No, per niente. Le tavole sono un piccolo capolavoro di sintesi generate da una penna immensa e da una visione rigorosa della protostoria e storia della nostra isola, il tutto espresso in un linguaggio particolarmente accessibile e immediato come solo il fumetto consente.

Certo, la nostra pre- e protostoria è posta a confronto con civiltà immaginifiche e monumenti immediatamente riconoscibili, dalle piramidi alla cultura di Nazca, però non c’è un errore neppure a cercarlo con (molta) attenzione (1), ma, soprattutto è un lavoro che colpisce perché và diritto al sodo e piazza al posto giusto lo sviluppo della nostra protostoria.

Insomma, se Marciante è invaghito di Sardegna (e forse nel modo che a me piace meno) racconta a fumetti i periodi salienti della protostoria senza concedere nulla alle suggestioni deteriori che infestano la concezione della nostra storia, dagli tsunami che coprono le torri nuragiche di depositi eolici (studiatissimi da archeologi e geologi sardi) alle scritture nuragiche vergate nel bronzo di un punzone altomedievale (studiato anch’esso e pubblicato più volte, per chi vuole leggere).

Se dovessi definire il libro, lo chiamerei una cronologia comparata a fumetti, uno strumento che mi piacerebbe trovarmi tra le mani se avessi un nipotino e mi saltasse in mente di immergermi con lui nei millenni passati, nella convinzione di poter usare le tavole per raccontare una storia vera e non le mille scempiaggini propalate in questi anni da chi vorrebbe vivere con la testa voltata all’indietro verso un nulla consolatorio, sbattendo da un palo all’altro nella fondata convinzione che si riuscirà comunque ad addossare le fratture a qualcun altro.

Due note personali, se mi è concesso.

Primo: devo chiedere pubblicamente scusa alla signora Gloria, moglie di Enzo, che, dimostrando in tutta evidenza che dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna, ha sopportato pazientemente i miei sproloqui, usando solo gli occhi per affettarmi metaforicamente e non una pattadese ben affilata per farlo davvero.

Secondo: mi spiace per i due lettori istituzionali del bLLog, ma la mia copia di Civiltà a confronto esibisce una dedica autografa completata da una testa di bronzetto… come diceva il presidente di una squadra di calcio di serie A: C’è chi può e chi non può.

Io può!

Ah, dimenticavo: se le biblioteche e le scuole elementari e medie spendessero i sedici euro per acquistare il libro, sarebbe un investimento ad altissima rendita. Magari ci legge qualche insegnante… non si sa mai.

 

boicheddu.segurani@virgilio.it

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E. Marciante – Civiltà a confronto: Accadeva nel mondo…, accadeva in Sardegna…  -Delfino Editore – 2009

 

(1) Nella tavola dedicata ai fenici, un “fine II millennio” è diventato “fine I millennio”, si tratta evidentemente di un refuso.

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Una risposta a ENZO MARCIANTE DISEGNA LA PROTOSTORIA SARDA

  1. Ho il piacere di conoscere personalmente Enzo e ho condiviso con lui qualche bel momento culturale. L’amore per la Sardegna, non minore di quello per la sua terra circondata dalle Alpi e dal mare, ha dirottato la sua penna verso la ricerca del passato dei sardi antichi, e devo ammettere che riesce a fare altrettanto bene con le parole. Semplice, concreto, illuminato e…didattico, non mi vengono in mente aggettivi più qualificanti. Aggiungo al consiglio di acquisto per le scuole suggerito da Boiccheddu, un invito a chi volesse ripristinare le “letture ai bimbi” di qualche lustro orsono. Meno tv è più libri…migliorerebbero di parecchio la nostra ammalata società del consumismo. Una domanda: perché il consumismo non si è spinto fino ai libri? Umberto Eco a parte…ovviamente.

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