L’INVENZIONE DEL LAGO OMODEO

di Boicheddu Segurani

 

Che esista, lo sappiamo tutti; a cosa serva anche, almeno per sommi capi. Ciò che non sapremmo dire è se il Lago Omodeo sia davvero un lago o no e, per la maggior parte di noi, non lo è, non per l’immagine che si ha di solito di un lago. Dipenderà dal fatto che è troppo giovane, nella sua versione più recente risale infatti al 1997, ma, per chi ha visto cosa siano davvero i laghi europei (pare che la Sardegna si trovi in Europa, nonostante in molti tentino di respingerla verso l’Africa) questa massa d’acqua ha un aspetto inquietante che da un lago non ti aspetti.

Eppure, a guardarlo con gli occhi di un naturalista (che trascuri l’impatto ambientale determinato dalla sua nascita) appare insolitamente interessante: rive intatte, niente case e ville stratificate nei secoli (brutte o belle che siano poco importa) una natura ancora rigogliosa e in salute, per non parlare delle bellezze archeologiche. Tuttavia, un poco spaventa, perché se ne sta lì, solo soletto, a godersi il canto del Piro Piro piccolo (Actitis hypoleucos) e della Gallina Prataiola (Tetrax tetrax), quest’ultima insolitamente trascurata da Wiki nella voce dedicata al lago.

Insomma, da che mondo è mondo, i laghi sono sempre stati una risorsa che ha attirato le persone. Un tempo interessanti per il clima, le risorse ittiche, la fertilità delle rive, furono sede di insediamenti preistorici e più tardi storici, se è vero che sulle loro rive i ricchi ci edificavano le ville e ci andavano a godersi il fresco d’estate o il clima temperato in inverno. Anche oggi, si và sul lago per una gita domenicale, un avvenimento, per passeggiare, mangiare il pesce surgelato pagandolo uno sproposito oppure per passare una settimana di vacanza. Insomma un lago che si rispetti cammina sicuro permettendo a chi ci abita accanto di vivacchiare benino, ramazzando un bel po’ di quattrini.

Ecco, sarà che è appena nato, ma Omodeo pare non aver nulla a che fare con tutta questa roba, come se davvero non fosse un lago o non esistesse per nulla.

Così, sfruttando un tasso di inventiva immenso, non scevro da una visione davvero surreale del mondo, ci ha pensato Paleoworking Sardegna ad inventarlo: non che prima non ci fosse, ma nessuno pareva essersene accorto.

L’Associazione Paleoworking Sardegna, è stata invitata (ma per la verità si è fatta invitare, e non è lo stesso, significa che ha creato da sé le premesse) a partecipare al primo convegno Eurolakes – Incontro tra città di Lago D’Europa che si è tenuto nei giorni dal 3 al 6 marzo sul Lago Maggiore, a Verbania, un giornalista mediocre direbbe: “Nella splendida cornice di Villa Giulia, a Pallanza”. Nonostante il Lago Omodeo non esista, Paleoworking è andata a presentarlo a coloro che attorno ai laghi ci abitano da sempre, che li adoperano come risorsa per generare cultura e ricchezza e si stanno consorziando per accrescere il proprio peso in sede comunitaria.

Poiché sono entusiasta del lavoro del gruppo di lavoro di Ardauli – e sono smaccatamente di parte – trascurerò le solite cattiverie sul nostro carattere di sardi troppo impegnati a guardare le stelle per renderci contro di avere un tesoro sotto i piedi, così non mi scaglierò contro coloro che avendo avuto un lago di fronte agli occhi non l’hanno mai visto. Scurdammoce ‘o passato e andiamo avanti, sperando che, dopo la sua scoperta, arrivi anche lo sfruttamento, ovviamente sostenibile e rispettoso della natura, del paesaggio e delle persone che se lo sono trovato in mezzo ai piedi in tempi in cui protestare per l’ambiente non era ancora di moda.

Totale: assieme ad altri piccoli e vaghi laghetti, come ad esempio il Lago Maggiore ed il Lago di Garda, l’amico Omodeo ha ora la possibilità di assumere visibilità comunitaria come Lago, trascurando il misero ed inessenziale dettaglio che sia artificiale: c’è chi paga per rifarsi le tette (artificiali) chi strapaga per le compresse di Viagra alla ricerca di un’erezione (artificiale) e noi dovremmo formalizzarci per un tot di chilometri cubi d’acqua tenute assieme da una diga?

Insomma, un’occasione per riflettere su un qualcosa di davvero peculiare, tutto da inventare ma fin d’ ora caratterizzato dall’accoppiata vincente ambiente-cultura: il lago è intatto perché non abbiamo ancora fatto in tempo a distruggerlo, così come il patrimonio archeologico che Paleoworking difende a spada tratta. Ciascuno può sognarlo come gli pare, io, ad esempio, me lo immagino con poco cemento e mattoni e con una ricettività diffusa tanto cara agli ecoturisti europei, ben più contenti di passare un paio di notti in una casa locale, magari antica e ristrutturata, piuttosto che in un orrendo alberghetto o, ancor peggio, in un falso agriturismo stile rustico. Sogno passeggiate guidate da naturalisti, laureati e specializzati, incaricati non solo di portare a spasso la gente, ma anche di badare alla conservazione. Immagino la valorizzazione delle ricchezze archeologiche in un contesto sostenuto dalla R.A.S. e basato su radici culturali solide e non i vaghi fasti di millenni addietro, come dire un territorio valorizzato con l’aiuto di archeologi e non di ciarlatani neo-sherdanu.

Chissà come lo sogneranno gli abitanti del Barigadu: alcuni, come Paleoworking, nel modo corretto, sviluppando testardamente (e chi ne potrebbe dubitare?) ciò che di meglio abbiamo, la cultura e la voglia di fare. Altri forse ancora non lo sognano e, se devo essere sincero, penso che forse sia meglio così: non vorrei assistere ancora una volta agli incubi di coloro che si sono venduti l’isola a chili, un etto dopo l’altro.

Nel frattempo andiamoci a maggio, ad Ardauli, per ammirare i lavori di Paleoworking ed incontrare, tra  l’altro, l’assessora alla cultura di Ardauli, l’unico esponente politico di tutto il Barigadu che si è sobbarcato una trasferta sul Lago Maggiore; ma per questo faremo in tempo a riparlarne.

 

boicheddu.segurani@virgilio.it

 

www.paleoworkingsardegna.org

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