IL MANZILLONE E’ TRABALLOSO DA SDONGIARE.

di Gabriele Ainis

 

Per fortuna con i numeri non si scherza, così i soliti bastardi che continuano a denigrare noi sardi la smetteranno: piaccia o meno siamo primi! Per la verità in cima alla graduatoria c’è la provincia di Sassari, ma quella di Cagliari s’è guadagnata il secondo posto, precedendo Napoli!

Adesso i leghisti, masticando fiele, non potranno più dire che siamo il fanalino di coda. Per una volta, in fondo alla classifica ci sono loro!

No, non scherzo: Tattari raggiunge l’ambito primo posto per la maggior percentuale di revoche nell’assegnazione delle pensioni di invalidità: il 75%! Tre pensioni di invalidità su quattro!

Contenti? Sì? Felici di aver costretto la Provincia di Milano ad un misero 3%?

Domanda: c’è qualcuno di noi sardi che esibisca tanta faccia di culo da stupirsi o protestare?

Uno dei ricordi più intensi della mia infanzia, rimane quello dei frequenti viaggi dalla mia Cagliari all’oristanese per le visite ai parenti, amici, per le cresime, battesimi, prime comunioni, matrimoni. Delle tante occasioni, ne rammento una che deve avere avuto un impatto importante nel mio modo di veder le cose, visto che la ricordo a quasi mezzo di secolo di distanza come se fosse avvenuta ieri. Mi rivedo seduto a un tavolo per il pranzo di nozze di una coppia di parenti, una dozzina di persone che si conoscono di vista o per sentito dire e intavolano qualche discorso di circostanza per spendere piacevolmente il tempo festeggiando gli sposi.

Noi “cagliaritani” eravamo in quattro e, degli altri otto, cinque, in evidente ottima salute, a giudicare dal modo in cui ingurgitavano copiose quantità di cibo e bevande, godevano di una pensione di invalidità. Mi ricordo della cosa perché mio padre, che amava l’ironia, chiese quale strana malattia avesse mai potuto colpire una famiglia di quattro persone – madre, padre, figlio maggiorenne e figlia ancora minorenne – che contava tre invalidi!

Il padre, già mezzo ubriaco, ridendo sgangheratamente, replicò che si trattava di una malattia contagiosa, perché anche la figlia, a breve, avrebbe di certo avuto diritto allo stesso trattamento degli altri tre. Per simmetria, forse, perché in una famiglia non si può privilegiare nessuno lasciando indietro gli altri!

Che la brutta faccenda delle pensioni “irregolari” sia una dalle tante piaghe della nostra isola è un segreto di pulcinella, una di quelle notizie di cui si può pacificamente dire “lo sanno tutti”, sebbene in pochi possano citare fatti precisi. Come non rammentare la comune consapevolezza che questi ammortizzatori sociali siano stati usati come merce di scambio per procacciarsi voti? Per la gestione del potere? E come non dire che le manine nella marmellata ce le hanno messe un po’ tutti, di tutte le parti politiche?

Se ne possono trarre due lezioni di segno opposto. La prima, scontata, è quella che oggi pare riscuotere parecchio successo: visto che lo sanno tutti e tutti ne approfittano, perché no?

O una seconda: visto che lo sappiamo, perché le lamentele quando non si trovano i quattrini per gli invalidi veri? Perché ce la prendiamo con i perfidi continentali incaricati di vessarci? Se è vero che ci vendiamo per una pensioncina di invalidità che ci permette di vegetare di fronte alla televisione, con quale faccia da sedere (sporco) possiamo davvero urlare la nostra voglia di autonomia?

Ed ora il succo del post, perché fino ad ora abbiamo scherzato.

A cosa serve un intellettuale?

Cambiamo la domanda: un intellettuale serve davvero a qualcosa, oppure è un essere dotato di rara furbizia che ha trovato il modo di intrufolarsi in una società talmente complessa da non realizzare di essere ricca di parassiti?

Riformulo: potrei sapere che ci stanno a fare gli intellettuali in Sardegna se non sono neppure capaci di parlare di come siamo? O di far dignitosamente finta di farlo? Possibile che dobbiamo gioire perché una mediocre scrittrice sarda vince un premio letterario con una favoletta per educande, mentre non ce n’è uno/a capace di scrivere riguardo ciò che la Sardegna è oggi?

Sarà anche vero che non c’è uno straccio di scrittore neppure in Italia (e pochi in Europa) capaci di leggere la realtà, ma siamo davvero così cretini da ritenere di poterla ignorare bellamente? Crediamo davvero che voltare la faccia altrove (possibilmente indietro, ormai si potrebbe dire che sia lo sport nazionale) e aspettare passivamente il domani possa servire a risolvere i nostri problemi?

Potrebbero, gli Intellettuali, piantarla di continuare con l’immensa stupidaggine del problema identitario e volgere la loro preziosa attenzione al modo che li circonda?

Potrebbero considerare che le pensioni di invalidità stanno finendo, e che le pensioni vere finiranno a breve con il prossimo cambio generazionale perché i giovani di oggi non le matureranno mai più?

Potrebbero considerare che l’isola si avvia a divenire una regione di estrema povertà in un’Europa in cui i vecchi poveri orientali non hanno alcuna intenzione di restarlo e lasceranno a noi questo grande onore?

Oppure dobbiamo davvero litigare su Atlantide e andare a fondo a causa dell’ira degli Dei?

Non sarà che il mondo intellettuale sardo è un manzillone traballoso da sdongiare?

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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