L’AFRICA ESPLODE E GLI ARCHEOLOGI SARDI FAN FINTA DI NULLA!

di Gabriele Ainis

L’Africa del nord è in rivolta.

Proprio di fronte alla nostra isola, a portata di canottino in una giornata di maestrale, la gente scende in piazza e caccia via i governi “moderati”, quelli che noi occidentali paghiamo per tenere l’ordine “democratico” e far sì che il fondamentalismo islamico non dilaghi. Non sfuggirà ai più, che l’Egitto è il secondo paese al mondo, dopo Israele, nella classifica delle sovvenzioni statunitensi ad un paese straniero.

Un brutto problema, anche perché, occupati a badare alla crisi economica, ed inseguendo una strategia suicida tra Afghanistan e Iraq, ci siamo illusi che di fronte a casa nostra fosse sufficiente un pacco di euri per tenere le cose a posto. Per la verità un pacchetto, perché sono soldi che vanno a pochi per tenere a freno i tanti.

Bene: pare non sia così. Non so che senso abbia stare in Afghanistan, ma saprei bene che senso avrebbe stare in Tunisia, Algeria, Egitto, Libia. Intendo starci davvero, politicamente, non con un contingente di volenterosi ragazzotti mandati a crepare lontano per strategie che non ci riguardano, almeno non come paese.

Comunque la reazione del nostro ministro degli esteri è stata immediata: di fronte alla crisi nordafricana, è corso in parlamento ed ha in merito ai documenti arrivati da St. Lucia per affermare che sono autentici, e l’alloggio di Montecarlo è di proprietà del cognato di Fini. Finito l’intervento, i commessi di Montecitorio hanno dovuto raccattarlo da terra perché si era dimenticato di avere gli sci ai piedi ed è caduto rovinosamente sul pavimento, di schianto e nonostante il viso abbronzato dal sole di montagna.

Sì, noi italiani siamo conciati in questa maniera, tanto vecchi e convinti che il mondo ruoti attorno alle nostre beghe da condominio, che voltiamo la faccia di fronte ai problemi che stanno per caderci tra capo e collo, e non tra molto.

Intervistato in merito, sul perché l’Italia, che sta a tiro di sputo dall’Africa del nord, non si sia resa conto di nulla lasciandosi cogliere impreparata, il baldo maestro di sci ha risposto che non se ne sono accorti neppure i giornalisti e gli studiosi! Una bella replica, non c’è che dire: c’era da aspettarsi di meglio da un ministro degli esteri che si intende di sciancrature e scioline?

E pensare che ci sono milioni di italiani che ogni anno si recano in Egitto, in Tunisia o in Algeria: possibile che non ce ne sia stato uno in grado di rendersi conto di quanto stava per accadere? Che ci stanno a fare i consoli e gli ambasciatori?

La realtà è che nessun italiano bada all’estero, neppure quando ci và. La maggioranza di noi non possiede la cognizione del viaggiare, piuttosto quella di divertirsi, da turisti. L’Egitto, una delle nostre mete predilette, è un villaggio turistico di Sharm, oppure un’escursione in torpedone alle piramidi, con estensione ad Abu Simbel. Ci si sposta in una bolla italiana comprensiva di spaghetti c’a pummarola ‘n coppa, protetti dall’esercito e distanti dagli egiziani quanto un Bresciano delle valli, capace sì di andare nel paese dei faraoni, ma senza neppure sapere che sta in Africa. Al massimo ha visto una delle tante puntate di Voyager (una qualunque, tanto sono tutte uguali) e vuole raccontare agli amici che anche lui è stato nella stanza del re, ha visto il sarcofago vuoto e l’orologio si è misteriosamente fermato (ma la batteria doveva cambiarla da un sacco di tempo, maledizione, non c’è mai tempo di far nulla!).

Potremmo immaginare maggiore insipienza? O vogliamo chiamarla ignavia? Possiamo pensare ad un uomo politico più inutile di Frattini, uno che si reca in parlamento durante una crisi internazionale, che ci minaccia così da vicino, per parlare di un alloggio di Montecarlo?

Sì, possiamo.

Noi ne abbiamo uno: tanto per non far nomi il senatore Massidda, il quale, di fronte alla crisi profonda dell’Isola – tra industria che agonizza, agricoltura e pastorizia che rantolano e turismo che arranca – presenta a Bondi un’interrogazione in merito alla scomparsa misteriosa di fondamentali reperti nuragici (alcuni dei quali inesistenti)! Almeno Frattini, pur nella posizione di persona incapace di ricoprire un qualunque ruolo in un governo serio (ma perché non si inventano un ministero per lo sci?) non ha osato disquisire in merito alla scomparsa della paraffina e della grafite come prodotto per far correre gli sci, accusando di questo la cricca delle Soprintendenze.

Orbene: possiamo davvero accusare Frattini di essere un cattivo Ministro degli Esteri?

Dipende. Se ci aspettiamo che si interessi di problemi insignificanti, quali quello di seguire le dinamiche di sviluppo dei paesi nordafricani, di certo sì, pare ovvio. Ma se siamo del tutto disinteressati a quanto succede dietro la porta di casa, allora no, Frattini svolge egregiamente il proprio mestiere, direi che non potremmo immaginare un uomo più adatto di lui al ruolo che ricopre.

E Massidda?

È lo stesso: per un sardo convinto che il mondo ruoti attorno al problema fondamentale del mancato riconoscimento della storia sarda, del valore dei sardi, del ruolo fondamentale che ebbero nel passato, condendo tutto ciò con la speranza che l’autonomia e l’indipendenza – o una lingua che non esiste – possano essere le ciambelle di salvataggio per un futuro luminoso, non si potrebbe scegliere di meglio: ad idee inutili, uomini politici inutili!

 

Porre accanto Frattini, che parla di alloggi di fronte alla crisi africana, e Massidda ,che chiede di cocci spariti mentre l’isola ha perso il tappo e affonda, potrebbe apparire senza senso, eppure l’agire di costoro riflette un medesimo sentire di quei cittadini che li hanno mandati in parlamento, e reputano che svolgano dignitosamente il proprio mestiere: gli imbecilli così occupati a contemplare il proprio ombelico, da disinteressarsi del mondo, troppo lontano e difficile da capire, apparentemente ininfluente per la vita di ogni giorno, tutta centrata nello spazio angusto del cortiletto di casa.

Bene, e chi ci metteresti al posto di Massidda?

Già! Mi sentirei di dire chiunque… c’è qualcuno che potrebbe far peggio di lui?

Però non sarebbe una risposta ragionevole, piuttosto una maniera per svicolare. Il punto è che bisognerebbe capire cosa vogliamo: pretendiamo un ritorno al periodo in cui si barattava il nostro ruolo strategico (dell’Italia, prima di tutto e poi della Sardegna) con un pacco di soldi da sprecare, oppure abbiamo intenzione di aprire gli occhi e cominciare a pensare che le tetta è esaurita e non possiamo più vendere il sederino per avere in cambio un capezzolo da ciucciare? I bei tempi sono andati (e piacevano a tutti) chi ha preso ha preso, chi ha dato ha dato… però non scordiamoci il passato: vediamo di imparare la lezione, prima di tutto che i soldi li abbiamo buttati nel cesso noi e non il perfido stato centralista, o i continentali venuti a sfruttarci!

Lo so, ci potrebbe essere il solito adepto del Culto del Cargo, convinto che con l’ indipendenza si risolverà tutto, ma i miraggi svaniscono e non bisognerebbe confondere sogno e realtà, è roba da ragazzini isterici e viziati come mostriamo di essere spesso, prima di tutto addossando ad altri colpe che sono in gran parte (per non dire del tutto) nostre.

Pertanto, prima di ogni altra cosa un esame di coscienza, soprattutto da parte di coloro che si illudono di parlare di politica e riflettono su “identità” ed altre categorie fumose che poco hanno a che fare con la realtà dell’isola. Politici e sedicenti “intellettuali”: vorrebbero lorsignori evitare di correre appresso al caviale per occuparsi più prosaicamente di pasta e ceci? C’è qualcuno che vorrebbe parlare di vizi e vizietti, oppure dobbiamo continuare ad assistere alla solita lotta per il posticino, l’assegnino, la consulenzina, l’appoggino, la licenzina edilizia, la stradina, il cavalcavia… senza che nessuno ne parli mai?

Andiamo: che i Sardioti (per chiosare gli Italioti di buona memoria) pensino all’autonomia e all’indipendenza come a un metodo per spartirsi meglio i soldi pubblici, mettendo le mani nel vasetto della marmellata al posto di chi ci fruga adesso, è evidente. Potremmo dire loro che il vasetto è vuoto – piuttosto che discutere se la marmellata sia meglio farla con i fichi o con le nespole – e trarne le debite conseguenze? Che ad esempio è inutile invocare altri investimenti pubblici se prima non ci prendiamo la responsabilità di mettere a posto il nostro modo di fare (e gettare i soldi nel cesso)? Che non possiamo permetterci altri pozzi senza fondo – travestiti da industrie – che fanno comodo a tutti, confidando nel fatto che qualcuno ripianerà le perdite a fine anno? Che prima di pensare a nuove strade dovremmo pensare a quale utilità rivestano? Che la Limba è stata in gran parte una bufala per creare posti di lavoro a gestione politica?

No?

Allora Massidda và benissimo, perché cambiarlo? Lo voto anch’io e dichiaro che sarebbe ora di finirla con gli archeologi, maledetti loro, ché questa volta hanno esagerato! Negando che la sfinge l’hanno costruita gli Sherdanu nel 10.500 avanti Cristo, hanno causato la crisi egiziana, ed adesso ci vuole un senatore sardo che rimetta a posto le cose: sempre la stessa storia!

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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