BOMBANZE SARDE E NEURONI SPRECATI: DA STIGLITZ A MORITTU

di Gabriele Ainis

 

Mi sono convertito! Non so bene come sia accaduto ma, dopo anni di studi, ho maturato la convinzione che i sardi scrivessero da prima dei sumeri e siano stati questi a prendere esempio da quelli. Confesso di essermi persuaso, alla luce delle tante e tali prove della grandezza dei sardi, come non si possa ulteriormente negare che essi abbiano dominato il Mediterraneo nell’età del bronzo, portando la civiltà fino all’ultimo sperduto paesotto del mar Nero. Ammetto che Pintore scriva degli splendidi articoli, da grande giornalista, scrittore e intellettuale qual è, che Melis sia uno storico di vaglia che Zedda sia un genio. Che la dottoressa Losi sia una paleografa coi controfiocchi, un’erudita di rara cultura, una scienziata che il mondo ci invidia. Che il signor Gigi Sanna sia un esempio di rara erudizione, di ineguagliabile coerenza scientifica e comprovata chiarissima fama, che il prof Laner sia un fulgido esempio di scienza prestata all’archeologia. Che Sale sia uno statista di immenso livello, Cumpostu un politico inarrivabile.

Poi mi sono svegliato e ho giurato di non esagerare mai più con la bagna caoda!

Per purificare l’organismo dalle tossine piemontesi, e dall’aglio, ho deciso di scrivere due righe sull’attentato a Morittu. I tempi mi paiono congrui con i miei gusti: detesto associarmi ai cori, dunque amo le notizie frollate al punto giusto, come la selvaggina che mangiata troppo fresca è roba da incompetenti, per non dire barbari. Apprezzo i sapori delicati e il vino da meditazione, tutta robaccia che si attaglia poco o nulla alla foia dei soliti tromboni seguiti dalla corte dei pifferetti, coloro che urlano tanto e dimenticano subito, per incapacità o calcolo.

Per farlo, ho letto un articolo di Stiglitz, persona con la quale mi trovo raramente d’accordo (in toni e contenuti, come a dire in parole ed opere) ma che stimo perché se non altro esprime le proprie idee in una lingua definita e con una dignitosa coerenza interna (il che non lo esime dal trovarsi in un empireo che con il mondo reale poco ha a che fare). (*)

Articolo che parla di ottentotti e Marchionne: che sarebbe come dire lo scambio tra il lavoro e il diritto alle libertà fondamentali. Se vuoi mangiare, sii schiavo. Con interrogativo finale: non è che noi sardi siamo ottentotti da sempre?

Bello! Interessante. Una riflessione che illustra con buona efficacia i limiti dei ragionamenti elaborati dal gruppo di dignitosi affabulatori del Manifesto Sardo. Ci spiegano cosa siamo, non gli piace, ma non hanno la minima idea di come si possa rimediare. Per la verità, talvolta non si capisce neppure se davvero gli piacerebbe: di cosa scriverebbero allora?

Lo ridico: saremo anche ottentotti, ma non potrebbe illuminarci sul modo per uscirne? E poi, tanto per essere chiari: non l’ha mai sfiorato il dubbio che ci potrebbe piacere esserlo? E se fosse, sarebbe capace di discriminare tra volontà ed induzione?

Ecco perché sfrutto l’articolo (mediocre) di Stiglitz, per parlare di Morittu: per la dedica, ma anche perché fa parte della stessa categoria di eruditi pensatori sardi (non a caso pubblica anche lui gruppi di parole, apparentemente dotate di un significato, sul Manifesto Sardo). Ignaro di com’è fatto il mondo, si associa al Culto del Cargo per invocare sogni di futura grandezza, quando saremo liberi dai vincoli e potremo fare da noi. Viva l’indipendenza e via di seguito.

Perché iniziare in questo modo?

Perché sia chiaro che di ciò che dicono i Morittu non condivido neppure le virgole o il blank. Sono persone che vivono in un mondo beato di parole illudendosi di essere pensatori perché non sbagliano i condizionali (beati loro!).

Mi è capitato di prenderlo per i fondelli con un articoletto, ma senza troppo compiacimento, apprezzando il retrogusto amaro, perché persone capaci di condizionali, in un posto normale, potrebbero usare meglio i propri neuroni, ma in un posto anormale come la Sardegna di oggi, dovrebbero.

Ciò detto, il tema di oggi: la bombanza. Uso questo termine con sollievo, mediandolo da gollonzo e volendo manifestare tutto il mio sollievo perché l’ordigno non è esploso. Non credo di essere in grado di partecipare allo sgomento di Morittu quando ha trovato l’ordigno, perché solo lui può sapere cosa gli sarà passato per la testa in quel momento (leggo che i figli non erano lontani). Personalmente, parlo di orrore, per ciò che si è sfiorato e non è avvenuto, ma anche per l’incommensurabile stupidità di colui/coloro che ha/hanno posto in essere l’attentato.

Solidarietà?

Ma Morittu neppure mi conosce, né io conosco lui. Non ci siamo mai incontrati né, che io sappia, esistono fondate possibilità che possa accadere. Cosa volete che gliene possa importare della mia solidarietà o dei miei pensieri?

E poi, che noia ‘sta storia della solidarietà, della partecipazione, del buonismo e dei buoni propositi subito dimenticati. Sapete cosa faccio?

Scrivo che continuerò ad avversare le cose che dice, a prenderlo per i fondelli tutte le volte che mi verrà in mente di farlo – poche, perché è un signor nessuno – e a comportarmi come se la bombanza non sia mai esistita.

Perché?

Perché i Morittu non si fanno fuori con le bombanze o con le bombe, né con i colpi di fucile, di pistola o di coltello. Né con le botte, le aggressioni, le violenze.

I Morittu si uccidono con una tastiera e il vocabolario della lingua italiana, si uccidono con la ragione e non con la vigliaccheria, si uccidono insegnando ai nostri ragazzini che non esistono limiti a ciò di cui si può discutere, mentre è vigliacco ricorrere alla balentia, alla violenza, all’intolleranza.

Così possiamo farci fuori tutti, ogni giorno e con il sorriso sulla bocca.

Oppure, detto molto più semplicemente, non c’è alcun bisogno di ammazzarci l’un l’altro!

Se i nostri intellettuali lo capissero, smetterebbero di citare Gramsci per diventare intellettuali gramsciani.

Il che, apparenze a parte, è un’altra cosa!

Signor Morittu: che non capiti mai più!

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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(*) ritengo opportuna una notarella a piè di pagina: apprezzo molto il lavoro di Stiglitz come archeologo; da dilettante e curioso, con tutti i limiti che ciò implica, lo trovo contraddistinto, questo sì, da una rara chiarezza unita a rigore scientifico; non mi spiego come ciò si possa conciliare con l’altro Stiglitz che scrive sul MS; che ci sia un Mr. Hiditz?

 

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