DUE DOGMI AL COSTO DI UNO: I MEDICI FUZZY

di Gabriele Ainis

 

E se parlassimo di Scienza??

Riflettiamo!

Il Magreb esplode. Il nostro ministro degli esteri, splendidamente abbronzato, da buon maestro di sci (noi siamo l’unico paese dell’occidente che tratta la politica estera con gli sci ai piedi) mostra ancora una volta la propria incompetenza. Il sottosegretario, Stefania Craxi, che si occupa di politica estera per diritto di progenitura, segue a ruota: del resto non si capisce perché un sottosegretario dovrebbe essere meno incapace del ministro.

Come dire che c’è una rissa con morti e feriti nell’appartamento dirimpetto al nostro e ce ne accorgiamo solamente quando arrivano le ambulanze e le macchine della polizia con le sirene spiegate: noi eravamo occupati ad ammirare la performance di Mara Maionchi che è passata da X-Factor ad Amici!

Infatti, nelle prime pagine dei giornali si discute dell’accusa di pedofilia (si definisce pedofilo colui che intrattiene rapporti sessuali con una sedicenne) sollevata nei confronti del Presidente del Consiglio dei Ministri: alla situazione nordafricana (regione da cui proviene una fetta rilevante dei nostri approvvigionamenti energetici) pare non si sia particolarmente interessati!

Gli osservatori politici esteri che si occupano di noi, dicono da tempo che siamo pazzi (o scemi, dipende dalla traduzione) e gli storici tratteranno gli ultimi tre lustri come una sorta di folle pazzia collettiva, dunque mi pare un ottimo motivo per parlare di Scienza: se c’è una rivoluzione dal nostro dirimpettaio, sempre meglio che occuparsi di pedofilia!

I due dogmi, è un saggio che ambirebbe trattare un tema apparentemente intrigante: la dicotomia scienza-fede, affrontata con una pretesa nuova categoria. Che sarebbe poi la scienza fuzzy.

I due autori, entrambi medici, sebbene il secondo si occupi ormai di divulgazione, partono da una considerazione preliminare: sia la fede che la scienza sono due dogmi. Ciascuna pretende di essere depositaria della verità e, da questo punto di vista, falliscono entrambe.

Ciò premesso, i due autori si occupano di una mezza dozzina di argomenti attuali (e rilevanti, dalle staminali alla definizione di malattia) nella convinzione, tutta medica, di giungere infine alla bizzarra conclusione che, poiché scienziati e i preti sono in fondo due facce della stessa moneta (i due dogmi) la soluzione deve essere trovata nell’adozione di una nuoca scienza dai contorni indefiniti per la quale usano il termine fuzzy (cioè sfuocato, indistinto).

Il che è una sciocchezza: il fatto che il concetto di vita possa essere evanescente, non porta alla necessità di una scienza fuzzy, ma alla semplice considerazione che si tratta di una categoria tutta umana, dunque legata alla definizione che se ne dà. La scienza (vera) non ha mai preteso di avere in tasca la verità sulla vita (i preti sì) al massimo, data una definizione condivisa di vita, può domandarsi se un sistema fisico sia vivo o meno, il che è, ovviamente tutt’altro che dogmatico (e soprattutto definitivo). Insomma, il sottotitolo di questo saggio potrebbe essere: come trasformare buoni argomenti in un libro mediocre.

Sì, liquidare un saggio tutto sommato dignitoso (se non altro per i temi trattati e i dati oggettivi riportati) con poche parole lapidarie è impietoso, tuttavia è anche l’argomento di questo post.

Così come noi italiani abbiamo il vezzo di pensare che un maestro di sci possa essere un buon ministro degli esteri, nello stesso modo amiamo ritenere che si possa parlare di scienza perché la costituzione difende (correttamente) la libertà di parola. So di offendere molti medici per quanto dirò, tuttavia è un fatto oggettivo che l’apprendimento della medicina (così come di molte altre discipline che si fregiano dell’aggettivo scientifica) prescinde dallo studio di cosa sia la scienza!

Ricordo con nostalgia, che quando mi iscrissi al primo anno di ingegneria, mi domandai per quale motivo dovessero esistere esami di fisica separati per fisici ed ingegneri, come se davvero la fisica non fosse sempre la stessa, soprattutto quella del primo biennio di studi (*). Così decisi di frequentare un corso che i colleghi di fisica chiamavano fisichetta, ed era il laboratorio del primo anno. Nel corso della prima lezione (io frequentai solo la teoria, la pratica di laboratorio era riservata ai fisici) la docente ci domandò di definire la lunghezza del tavolo di fronte a lei. Io risposi: il numero che esprime quante volte l’unità di misura prescelta è contenuta nella distanza considerata. A questo punto, l’insegnante mi chiese di effettuare la misurazione con un metro di legno e di segnare il risultato su un foglio di carta. Poi chiese a ciascuno dei presenti (saremo stati una dozzina e tutti piuttosto addormentati, erano le otto del mattino) di ripetere l’operazione. A questo punto scrisse i risultati sulla lavagna e ci fece notare che non erano tutti uguali. Dopodiché, con aria sorniona, mi chiese: Visto che la sua definizione è corretta: cosa facciamo a questo punto?

Con mio sommo stupore, capii perché i fisici, nel primo anno, si dilettano di argomenti apparentemente futili come la misurazione della lunghezza di un tavolo: perché in questo modo, se studiano, hanno la possibilità di capire cosa sia la scienza!

Da questo punto in poi, chiunque si occupi di scienza, nel senso che produce risultati scientifici, come la misurazione della lunghezza del tavolo, non può nutrire alcun dubbio sul fatto che essa non possa essere dogmatica, poiché, se lo fosse, molto semplicemente non sarebbe scienza.

Per la verità, avendo incontrato molti scienziati (nel senso di operatori della scienza, come si intende nei paesi anglosassoni) per necessità di lavoro, non mi è mai capitato di trovarne uno convinto di avere in tasca una cosa diversa dalla verità scientifica, che è tutt’altro dalla verità di cui parlano i preti e non può essere paragonata a quella. Prova ne sia che gran parte degli scienziati dicono apertamente come la scienza non si occupi della “verità”, categoria per la quale si prega di passare in sacrestia (**)!

Tuttavia, che i due autori di questo saggio siano potuti cadere in un equivoco così banale non dovrebbe stupire: oggi di scienza ci riempiamo la bocca tutti, soprattutto quando non abbiamo idea di cosa sia.

Anche gli scrittori di saggi, soprattutto quando sono medici fuzzy!

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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R. Satolli, P. Vineis: I due dogmi – Oggettività della scienza e integralismo etico

 

(*) mi risposi che c’era bisogno di posti di lavoro all’università

(**) gli altri dichiarano di occuparsi di verità scientifica, il che è lo stesso.

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