BESTIARIO DEL CENTROSARDEGNA – NOVE

«Lei è?»

«**** Graziano.»

«Come ha sentito parlare di noi?»

«Una vostra dipendente mi ha detto di presentare domanda: Amanda ****. Dice che cercate persone che hanno voglia di lavorare.»

«Lei ha voglia di lavorare?»

«Sì.»

«Disoccupato?»

«Sì. Adesso sì.»

«Adesso?»

«Lavoravo a ****, autista. Poi mi sono sposato e ho seguito mia moglie. Lei insegna alle scuole elementari, a ****. Uno dei due doveva lasciare il lavoro.»

«Perché proprio lei?»

«Uno vale l’altro. Perché avrebbe dovuto lasciare mia moglie?»

«Figli?»

«Tre bambine. Bellissime.»

«Non crede che per loro sarebbe stato meglio se sua moglie fosse rimasta a casa?»

«No.»

«No?»

«No.»

«Altre esperienza di lavoro?»

«Tutto quello che capita: aiuto muratore, olive, vendemmia. Ho lavorato in un macello per un paio di mesi, scuoiavo agnelli. Stradino per il comune, a tempo determinato. Due o tre mesi in una cooperativa per gli scavi archeologici del nuraghe ****. Era bello lavorare con gli archeologi, mi hanno insegnato le tecniche di scavo, ho anche trovato una pintadera, quasi intatta. Imbianchino. Aiuto meccanico.»

«Lei non sta con le mani in mano.»

«Io ho tre figlie: in famiglia siamo in cinque.»

«****. Ne ho sentito parlare come un paese che ha problemi.»

«Problemi? Non più di altri posti. C’è qualche idiota che si è inventato le messe nere, rompono le croci al cimitero, fumano, qualcuno si fa di roba più pesante. Sono una banda di imbecilli viziati. Ragazzini con troppi soldi in tasca.»

«Ma come mai nessuno interviene? Possibile che non si sappia chi siano?»

«Vuole scherzare? A **** siamo quattro gatti. Crede davvero che si possa fare qualcosa, qualunque cosa, senza che tutti lo sappiano? I responsabili di quelle bravate hanno un nome e un cognome.»

«E non potete denunciarli?»

«Ma vuole che i carabinieri siano all’oscuro? Lo sanno anche loro e lasciano perdere, ovviamente: perché dovrebbero intervenire? Per mettere dentro tutto il paese?»

«Sa che non la capisco?»

«Lei ha mai sentito la storia dei motorini di ****? C’era una banda di ragazzini, cinque o sei, di tredici, quattordici anni, che correva per le vie del paese con i motorini. Avevano causato incidenti, soprattutto con i pedoni. La gente si lamentava, non faceva altro: a parole tutto il paese era d’accordo che fosse necessario fare qualcosa, che così non era possibile andare avanti, che erano pericolosi, non si parlava d’altro, l’argomento principale di tutti i bar. Un giorno arriva il nuovo maresciallo dei carabinieri, uno di Roma, e ne fa fermare due: erano senza documenti. Così li portano in caserma e sequestrano i motorini. A questo punto: cosa crede che sia successo?»

«Avranno chiamato i genitori…»

«Esatto. E quelli sono arrivati… assieme a tutto il paese. Si sono radunati tutti di fronte alla caserma. In prima fila c’erano gli altri ragazzini con i motorini accesi che sgasavano, subito dopo le donne e dietro gli uomini, tutti col fucile.»

«Non ne avevo mai sentito parlare.»

«Per forza. Sa com’è finita? Il maresciallo ha chiamato **** per chiedere rinforzi, e da **** gli hanno raccomandato di non fare il cretino e liberare immediatamente i fermati. Gli hanno anche ridato i motorini e la gente è tornata a casa. Naturalmente nessun giornale ne ha fatto cenno.»

«Lei pensa che sia stata una decisione saggia?»

«Hanno fatto bene: meglio lasciar perdere piuttosto che avere di peggio. Come per i cartelli.»

«I cartelli?»

«Perché, non ha mai notato i cartelli stradali crivellati di colpi?»

«Ma certo, non saprei dirle quante volte ho chiesto perché lo facciano. Nessuno mi ha mai saputo rispondere.»

«Figurarsi! Saranno stati contenti di sentirselo chiedere e avranno pensato che lei non capisce nulla.»

«Grazie.»

«Mi scusi, sa, ma non volevo offenderla: è lei che mi ha fatto parlare di queste cose.»

«Non mi sono offeso, tutt’altro. Mi vuole spiegare?»

«É un segnale, il segno che si sta entrando in casa altrui. Come se in tutti i cartelli ci fosse scritto “Questa è casa mia”. Chiunque arrivi è bene accetto, però deve sapere che si devono seguire le regole, che non si viene a comandare.»

«E lei trova che sia giusto?»

«Giusto? Io ho scelto di abitare a ****. Abbiamo deciso in due, mia moglie ed io. **** sta dove sta, e ci abita la gente che ci abita. Spero che mia moglie si convinca a chiedere il trasferimento, presto o tardi. **** ad esempio, dista solamente cinquanta chilometri ma è più lontano dell’America. **** andrebbe bene, e forse potrei trovare un lavoro con più facilità. Però se sto a ****, sto a ****, non a ****, non crede?»

 

boicheddu.segurani@virgilio.it

169 9/9

Per eventuali comunicazioni si faccia riferimento alla mail del bLLog. Grazie

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