LA TRAPPOLA NURAGGICA: UN CASO ESEMPLARE DI ARCHEOLOGIA SPERIMENTALE

di Desi Satta

 

L’archeoloGGia Zperimentale.Una disciplina affascinante, sebbene difficile, ostica, perché richiede doti non comuni di cultura archeoloGGica ma anche un profondo bagaglio culturale interdisciplinare e la capacità di confrontarsi con ambiti esterni all’archeoloGGia propriamente detta.

Nell’ambito dell’archeoloGGia Zperimentale orientata al periodo nuraGGico, con riferimento al Bronzo Medio (d’ora in poi BM), un problema particolarmente arduo riguarda l’orientazione delle torri nuraGGiche, che proprio in quel periodo vennero edificate in gran copia determinando un cambiamento drastico, in senso antropico, del panorama Sardo.

Che esse siano astronomicamente orientate, è fuori di ogni ragionevole dubbio, come ha dimostrato l’intelligentissimo e profondo saggio(1) di un illuminato archeoastronomo sardo, purtroppo misconosciuto e vessato dalla terribile e spietata baronia accademica.

Si pone pertanto l’importante domanda: attraverso quali conoscenze e catene operative, i sardi del BM poterono ottenere questo eclatante risultato? Nelle brevi righe che seguono, esporrò la mia teoria in merito, corredandola dei risultati di un’attività di archeoloGGia Zperimentale durata un quindicennio.

Con questa dimostrerò, incontrovertibilmente, da una parte che il dr. Prof. p.a. Carlo Alberto Rota ha interpretato correttamente l’orientazione a sud-sudovest delle torri, dall’altra proporrò una catena operativa, sperimentalmente verificata, al fine di prospettare una possibile spiegazione delle modalità attraverso le quali il popolo nuraGGico riuscì nello sforzo titanico di orientare tutte le torri in modo da far corrispondere l’ingresso con la direzione opposta al vento di maestrale.

Costruzione delle torri – Rispetto al problema dell’orientazione, quello della costruzione risulta banale. Come ho fatto più volte notare(2), la teoria del Caos insegna come una torre nuragica sia il risultato dell’ingestione improvvisa di un gallone di Cannonau (buono, non quella porcheria che producono certi presunti pseudoviticoltori) da parte di ciascun componente delle piccole tribù del BM (che si legge biemme e non bim, che poi sarebbe l’incipit del titolo della famosa trasmissione culturale Bim-Bum-Bam, responsabile della diffusione di alcune delle più geniali idee archeoloGGiche del secolo scorso). Sbronzi come cosacchi, anziché vederci doppio, i nuraGGici, sotto l’influsso della gradevole bevanda, edificarono l’ottuplo, ricoprendo il suolo sardo con torri di cui non sapevano che fare, tant’è che fin da allora cominciarono a chiedersi a che cappero potessero servire (e il vino non migliorò le cose, come ancora adesso avviene, che degli emeriti cretini, per il solo fatto di ingurgitare spropositate quantità di alcolici, continuano a menare il torrone con questa storia assurda della destinazione d’uso dei nuraghi!).

Orientamento delle torri – I nuraGGici impiegarono secoli a capire quale costellazione si trovasse dalla parte opposta a quella da cui spira il maestrale. Furono anni ed anni di studi, intensi e defatiganti, osservazioni puntigliose che portarono molti sull’orlo della depressione nervosa, finché la soluzione apparve nel cielo, fulgida come la costellazione del Sirbone. Se questa sorgeva dalla parte opposta a quella da cui spira il maestrale, verso di essa dovevano essere orientate le torri. A quel punto, individuata la direzione corretta, si pose l’annoso problema: come fare a ruotare le 8000 torri, così che l’ingresso guardasse il sorgere del Sirbone?

La Trappola NuraGGica – Eccoci arrivati al dunque: una volta costruite, le torri dovevano essere orientate facendola ruotare attorno all’asse e, per questo, ci volevano dei personaggi sufficientemente cretini da fare tutta quella faticaccia, per di più gratis e possibilmente senza vino, poiché al volgere del XII secolo a.C. La Peronospera, importata dagli Sherdanu a seguito della scoperta dell’America, faceva strage di viti e riduceva al lumicino le scorte di Cannonau. Che fare? Come spesso accade, l’onere ricadde sui più saggi, coloro che coltivavano le preziose viti e, nei momenti liberi, operavano a favore della comunità osservando le stelle e chiedendosi quale costellazione fosse la più adatta a fungere da faro per l’orientazione delle poderose strutture di pietra. Essi, da tempo immemore, erano raccolti nella setta che aveva la carota come animale totemico e, proprio per questo, ne portavano sempre una con sé(3). Poiché in tempi di carestia era invalsa l’abitudine di rubare le carote per aggiungerle alla minestra di lenticchie, gli adepti svilupparono una carota OGM particolarmente adatta ad essere introdotta nel corpo, così che fosse più difficile da trafugare. Essa, a parte le ragguardevoli dimensioni, spuntava dal terreno con la rossa ed invitante radice rivolta verso l’alto (per questo venne chiamata “Gayrota”) e rendeva particolarmente agevole strapparla direttamente con la parte del corpo preposta anche alla conservazione.

La consuetudine di tenere con sé le carote, rese gli adepti della setta particolarmente adatti a ruotare le torri. Essi, infatti, usavano i preziosi ortaggi, che sporgevano per circa una decina di centimetri (erano lunghi circa 45 cm in tutto) per ancorarsi tenacemente al terreno mentre con un complicato sistema di corde e carrucole, imbragavano le strutture di pietra e le facevano ruotare a forza di braccia fino a che l’ingresso non fosse orientato verso il sorgere del Sirbone.

Sfortunatamente, attorno al XII secolo, l’eruzione di Santorini oscurò il cielo e, poiché i dinosauri si erano già estinti circa sessanta milioni di anni prima, le preziose Gayrote presero il loro posto e scomparvero! I NuraGGici, consci che non avrebbero più potuto orientare le torri, smisero di edificarle (ed era ora, perché c’era ormai troppa gente che si domandava per quale accidente di motivo ce ne fossero così tante!).

Nel periodo di transizione, verso al fine del XIII secolo, la foia costruttiva era al termine e gli adepti scarseggiavano (come le gayrote, difficili da coltivare poiché sparivano immediatamente non appena facevano spuntare il nasino dalla terra).

I nuraGGici svilupparono allora la ben nota Trappola NuraGGica, il cui ricordo è testimoniato da Senofonte nella sua Anabasi e da Esiodo, ripresa da Tucidide, Tacito, Apollodoro, Cirillo e Dante, senza dimenticare l’opera perduta di Ipazia, De Carota. Essa trappola, era diretta alla cattura degli adepti necessari alla rotazione delle torri.

 

 

desi.satta2@virgilio.it

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(1) C. A. Rota and I.DiotNuragic towers orientation towards Wild Pig constellation: a clue – Int. J. Archeol. Bullshit, 22 (12), 2010, 3312-2128

(2) D.SattaArcheoattack

(3) per una trattazione puntuale delle implicazioni etnoantropologiche del problema, si rimanda allo studio del prof P.Astinaca: Ass carrots: totem and tabu in Nuragic bronze age.in Proceedings XXXXVIII Int.l Conf. On Carrots lovers, 2133-4121, London (2009)

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