UN GIORNO DA PECORA… IL QUANTISTICO SENATORE MASSIDDA!

di Gabriele Ainis

 

Finalmente: dopo che la famosissima interrogazione presentata al ministro Bondi sugli archeologi cinici e bari l’aveva portato a provocare (quasi) una crisi di governo, adesso potrebbe anche riuscirci sul serio.

Sì, il governo Berlusconi, per sopravvivere, ha bisogno di centosessantuno voti (almeno) al senato, e quell’uno piccolo ed impalpabile che si aggiunge al centosessanta, potrebbe essere proprio il suo, il sì del senatore Massidda. Così è diventato famoso, diciamocelo, perché prima, petizione o non petizione, nessuno lo defecava, anche se aveva tentato di mettersi in luce pensando bene di combinare un casino inutile e privo di senso alle elezioni provinciali, tanto che gli è stato imputata, da molti, la responsabilità dell’inusitata sconfitta della sua parte politica in quel di Cagliari.

Recentemente, avevo notato le sue dichiarazioni alla stampa, quel contino lamentarsi che questo terribile interrogativo (andare con Fini o restare con Berlusconi?) gli levava il sonno. Non dormo da cinque giorni, o da cinque notti, non ricordo, comunque, poverino, di certo colto da insonnia e, tenuto conto che veder soffrire un uomo politico di livello come lui è un vero strazio, avevo finito per non dormire neppure io.

Siamo seri: come si fa a dormire sapendo che un povero cristo deve scegliere tra il proprio tornaconto personale ed il bene della Sardegna tutta? Un vero eroe sofferente, ferito nel profondao da una scelta tormentata ma necessaria e, soprattutto, senza vie di uscita, perché, in ogni caso, avversato ed esposto al pubblico ludibrio da una delle due parti che si attendono, entrambe, una decisione positiva. Poverino!

Dopo aver letto le dichiarazioni di questo signore, avevo pregato il cielo di non sentirne più parlare, sebbene non creda in alcun dio né in santi, angeli, madonne ed ammennicoli vari, e allora dev’essere per questo che il cielo mi ha dato una botta quasi mortale: ho acceso la radio e me lo sono trovato là, intervistato da una trasmissione semidemenziale che, per questo, è il top della critica politica dell’Italia di oggi: Un Giorno da Pecora.

La conducono due folli e intelligenti, inclassificabili giullari che rispondono al nome di Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro, talmente intelligenti che finiscono per dare noia e, da loro, sfilano i numeri due o tre o quattro della politica, assieme a personaggi più o meno illustri, desiderosi di una comparsata radiofonica.

Uno ne invitano per la puntata, così da tartassarlo per bene, altri di minore rilevanza ne chiamano al telefono, come appunto è accaduto a Massida, che ha fatto da spalla, per qualche minuto, a Dalla Vedova, radicale DOC, transitato da Pannella a Berlusconi ed ora approdato a Fini: un vero futurista il cui credo politico rammenta un quadro di Boccioni, quanto a confusione ed indeterminatezza. Condizione ideale per adattare le proprie idee a ciò che il momento richiede, così come in un quadro futurista si può intuire di tutto, a seconda del momento.

Cazzeggiato un poco con Dalla Vedova, domandato senza alcuna intenzione di avere una risposta che diamine faranno mai i sodali di Fini col loro capo in merito alla sopravvivenza del governo, ecco che compare l’ospitino, il senatorino sardegnolo assurto finalmente agli onori, effimeri, della ribalta nazionale.

Altra domanda ovvia, altra risposta scontata, nello stile dell’ultima generazione di addetti all’informazione del nostro paese che possono ambire, come obiettivo supremo, al pretendere dall’ascoltatore l’intuizione di una situazione senza mai renderla palpabile, lasciandola irrisolta quel tanto che ciascuno possa rientrare nella dinamica del tifo, piuttosto che del ragionamento, rimanendo pacificamente della stessa opinione che possedeva prima dell’ascolto. Situazione invidiabile che fa comodo a tutti, al governo e all’opposizione (posto che si capisca che diamine sia, oggi, in Italia, in cui il governo si occupa anche di supplire all’insufficienza di questa concedendosi il lusso di porsi in minoranza da sé, altro primato nazionale di cui vantarsi all’estero).

Che ha deciso il senatorino? Sta dove sta o va dove va? Che domande: naturalmente va dove va e sta dove sta, se ne poteva dubitare? Che altro potrebbe fare uno come Massidda, che altro non pensa se non al bene del popolo (possibilmente sardo) come dimostra la sua incisiva azione politica?

Eccolo là, una bella battuta su Straguadagno che esagera col Cannonau e sparisce nuovamente nell’etere misterioso dal quale proveniva, una bella metafora del buio conoscitivo che circonda ancora oggi il vuoto, l’entità misteriosa di cui i fisici non riescono a venire a capo. Pur essendo vuoto, in un certo senso non lo è, insegna la fisica quantistica: oscilla attorno ad una posizione di equilibrio producendo un’infinita messe di particelle impazzite che hanno effimera esistenza e, dopo una comparsa inopinata, legata alle insondabili leggi della statistica quantistica, rientrano immediatamente e quantisticamente nel nulla da cui si erano generate. Dimostrazione che anche il niente, a volte, si manifesta e chiede di essere considerato, sebbene si sappia – i fisici ne sono certi, e c’è da ascoltarli, visto che li paghiamo profumatamente perché ci istruiscano attorno a queste importantissime questioni di cui non sapremmo fare a meno nella nostra quotidiana vita di incerti e spauriti esseri umani – che così come si è manifestato allo stesso modo sparirà nuovamente senza lasciare traccia.

E infatti, per ora, non ha lasciato traccia, né è detto che accada in futuro, sebbene i maligni dicano che tutto questo amore per la Sardegna, altro non sia che un pruritino intimo, una voglietta coccolata da tempo: su scrannixeddu di sindaco di Cagliari. Vuoi vedere che, da brava entità quantistica, sparisce dal senato e, sfruttando l’onda di De Broglie, si trasferisce istantaneamente, più veloce della luce e senza passare dal via al comune?

Lo chiederemo al polpo Gavino, che il senatore dice di aver preparato a Carloforte per operare la propria scelta di campo.

Per ora sta a “Un giorno da pecora” e, a dirla tutta, ci pare proprio che abbia scelto al trasmissione adatta…

…adatta a lui, naturalmente!

 

gabriele.ainsi@virgilio.it

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PS – Chi volesse, può riascoltare la trasmissione, disponibile in podcast (porcast, lo chiama qualcuno e, nel caso specifico, non a sproposito) sul sito della trasmissione

 

Mi permetto un commento. Più che invocare le proprietà quantistiche del vuoto, avrei puntato sul principio di indeterminazione di Heisemberg applicato alla politica italiana, per sottolineare l’impossibilità di determinare con esattezza dove si situi un uomo politico. Oppure al principio di sovrapposizione che, addirittura, si adatta ancora meglio. In base a questo, la posizione del sen. Massidda è descritta da una funzione d’onda ottenuta dalla somma dei prodotti della probabilità di adesione a ciascuna forza politica (presente, passata e futura) moltiplicata per la funzione d’onda del sen Massidda corrispondente alla sua posizione all’interno di ciascuna di esse. A quale appartenga veramente, lo si vedrà al momento del voto di fiducia. Fino a quel momento non esisterà se non in potenza, in attesa di trasformarsi in atto.

Detto per i poveri cristi che non hanno dimestichezza con la fisica quantistica (come me): un vero e proprio casino.

BS

 

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