CROLLA POMPEI: VENDETTA SHERDANU!

di Giampaolo Loddo

 

Il ministro Bondi, intervistato di fronte alle macerie della Casa dei Gladiatori di Pompei, ha dichiarato di non sentirsi responsabile dell’accaduto, quindi niente dimissioni.

Sai la novità: si è mai visto, in Italia, che un ministro si faccia carico delle proprie responsabilità?(*)

E tuttavia, per una volta, potrebbe anche aver ragione, perché il responsabile non si troverà mai, per il semplice motivo che non lo cercherà nessuno.

Non lo cercheranno i politici perché occupati alla gestione (disastrosa) del dopo Berlusconi. Non i giornalisti, che in Italia sono diventati la voce della propria parte politica e di altro non si occupano. Non i giudici, perché sarebbe una faccenda mediaticamente poco rilevante. Non le forze dell’ordine, perché impegnate a capire come risolvere il problema della mancanza di carta igienica nei cessi.

Soprattutto non lo cercheremo noi, perché uno scandaletto così piccino (due pareti che crollano, per di più vecchie e decrepite) non possono certo essere ciccia per discussioni di fronte alla tele: vuoi mettere l’assassinio di via Grazia Deledda?

A questo punto dovrei cazzeggiare per un’altra cinquantina di righe per arrivare infine alla battuta che i responsabili del crollo sono gli sherdanu moderni, i prodi guerrieri che al comando militare di Genoveffo Mannutrodju e ideologico del Sommo Vate (senza dimenticare l’odoroso e profumato contributo di Otarpa&C) non senza l’aiuto determinante di un senatore sardo, hanno talmente frastornato il povero Bondi con la loro petizione, che il povero poeta prestato alla politica si è dimenticato di tutto e di tutti (ma cos’è Pompei di fronte allo scandalo degli archeologi sardi?) tanto che si è scordato delle segnalazioni preoccupate dei conservatori dell’antica città vesuviana ed ha lasciato che una casa tra le più famose andasse a donne perdute. Punto e a capo!

Invece la battuta la faccio subito, così chi mi accusasse di banalità sarebbe soddisfatto e potrebbe andare a leggere altrove.

Io però l’accusa di banalità non l’accetto: trovo invece scontati quei commenti che vogliono il crollo di Pompei una buona metafora del crollo evidente della politica italiana, con Fini che tuona da Perugia (si sarà dimenticato che da quelle parti vanno di moda i Baci?) e l’opposizione che riesce nel quasi impossibile record di calare ancora nei sondaggi nonostante l’evidente difficoltà del governo, caso unico in tutto il mondo occidentale. Di fronte a questa banalità, mi assolvo con due pater e tre ave.

Al contrario vorrei citare il crollo di Pompei, accadimento di notevole gravità nell’ambito della gestione del nostro immenso patrimonio archeologico e artistico, per parlare d’altro, e precisamente dell’egregio lavoro di demolizione della nostra immagine di Sardi operato da quella curiosa e variopinta pattuglia di splendidi difensori di una presunta “identità sarda” che raccoglie ignoranti pseudo storici, frustrati pseudopaleografi, ex mediocri giornalisti, assieme al codazzo di coloro che, in altro post qui pubblicato, sono stati definiti appartenere alla categoria dei poveri e frustratissimi Cretini Laqualunque in cerca di un buon motivo per esistere.

Partiamo dall’inizio: forse che noi in Sardegna abbiamo un patrimonio archeologico rilevante? La risposta non è immediata, perché ricorrere al termine “rilevante” significa fornire un metro di confronto con altre realtà, ed allora, raffrontato ad esempio con quello dell’antichità romana, non lo sarebbe. Però è il nostro, fa parte della nostra storia e ci teniamo, per quanto, data la proverbiale testardaggine che ci contraddistingue in tema di studio, cui, a quanto pare, siamo piuttosto refrattari, tendiamo a conoscerlo poco e male.

Essendo nostro, dovremmo, tutti, fare quanto possiamo per proteggerlo (prima di tutto) per poi valutare se sia il caso di valorizzarlo, individuando gli strumenti più opportuni per farlo, ad esempio senza ridurlo ad un succedaneo assistenzialista delle pensioni di invalidità o a un motivo per succhiare qualche estemporaneo migliaio di pubblici euro per un “convegno”, una “mostra”, o altre sciocchezze del genere.

Da questo punto di vista, sarebbe benvenuta qualunque azione, anche pressante, sulla politica per la richiesta dell’attuazione di una strategia regionale tesa a questo scopo: conservazione del nostro passato, valorizzazione (quando e se possibile) in funzione perché no, anche turistica.

Bene: cosa fanno i coraggiosi difensori della “sardità”?

Vanno da un senatore (sardo) e gli dicono: Guarda, non potresti andare da Bondi per chiedergli che gli archeologi sardi tirino fuori tutte le prove che nascondono, impedendo che i sardi si riprendano il proprio glorioso passato?

E il senatore (sardo), cosa fa? Va da Bondi e glielo chiede!

Cosa sarebbe tutto ciò? Una sciocchezza, certo, ma non solo, perché il senatore (sardo) dovrebbe essere uno di coloro che, rappresentando i cittadini (sardi), avrebbe il compito di difendere il nostro patrimonio archeologico, magari andando da Bondi, sì, ma per perorare la causa della conservazione e valorizzane delle nostre cose, che non saranno confrontabili con l’antichità greca e romana (un patrimonio davvero sterminato) me è il nostro, quello che ha fatto la nostra storia e, per piacere, vorremmo tutti che fosse preservato.

Non sfuggirà, al contrario, che, a causa della convenienza di pochi cialtroni pseudochissàcosa, e dell’evidente pochezza politica del senatore (sardo) ci troviamo nella curiosa situazione che il nostro patrimonio viene dimenticato, trasformato in buon motivo di lotta politica (non sto a citare le statue di Monte Prama) e lasciato alle buone intenzioni di amministratori locali i quali , a volte in buonafede a volte meno, ci costruiscono attorno strutture inutili (e costose, ne potrei citare a bizzeffe) ci versano sopra tonnellate di soldi pubblici (per lo più senza costrutto) mentre non esiste una politica regionale che dovrebbe, soprattutto in questo campo, uniformare strategie e comportamenti.

Concludendo: niente battute! Non sono stati gli Sherdanu moderni a causare il crollo della Casa di Pompei, non ce n’è stato bisogno: i romani centralisti fanno benissimo da sé e non hanno bisogno dei prodi guerrieri di Mannutrodju e del Vate (anche perché tutto ciò che i prodi guerrieri sanno fare è masturbarsi in rete con il mouse (**)). Però sono loro che riducono la nostra storia a una burletta e chiedono che il nostro patrimonio sia vilipeso e dimenticato, con l’aiuto entusiasta di certa politica.

A qualcuno parrà banale, ma a me fa riflettere.

 

ventris.michael@googlemail.com

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(*) In verità, sì! Cossiga diede le dimissioni per il caso Moro, ma poi divenne presidente della repubblica. Chissà se una cosa compensa l’altra.

(**) Pare che sia citata una nuova categoria, frequentatissima, su Youporn: Masturbazione Shardariana!

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