SS: RAZZISMO!

di Gabriele Ainis

 

Strana coincidenza: un episodio di razzismo brutale che capita proprio a SS, a Sassari, la città i cui abitanti sono, per noi cagliaritani, gli Impiccababbu da tenere a debita distanza. Tre ragazzi Sassaresi hanno coperto di busse un ambulante senegalese, non arrivando ad ammazzarlo grazie all’intervento di una barista (così dicono i giornali) altrimenti staremmo forse a parlare di un morto, un nero ammazzato di botte senza alcun motivo se non quello di trovarsi di fronte tre bulli ubriachi, perdigiorno gonfi di birra.

In Europa, non solo in Italia e in Sardegna, capita con sempre maggior frequenza, perché nei periodi di crisi le frustrazioni si accumulano maggiormente e talvolta esplodono anche così, con la vigliaccheria del branco che si accanisce contro una persona inerme.

Che però capiti in Sardegna mi colpisce nel profondo, perché noi sardi il razzismo lo conosciamo bene e spesso, da disterraus, lo subiamo, magari in modo subdolo e c’è da chiedersi se non sia anche peggio.

Non più tardi di questa mattina, un professionista torinese, un luminare del suo campo, mi ha ripetuto con nonchalance la battuta della linea gotica, a meridione della quale le persone cambiano, sono di una razza diversa che ha poca voglia di lavorare, di soffrire, ha poco coraggio, si lamenta in continuazione ed è fondamentalmente gregaria. Eppure è una gran brava persona, non lo diceva per offendermi e in passato mi ha domandato spesso se possa considerarsi mio amico. Amico del sardegnolo immigrato.

Non ci ha pensato, ecco il punto, perché per lui non sono un meridionale, sono uno che lavora, conosce il proprio mestiere e non si caccia le dita del naso in pubblico, anche se sono nato più vicino all’Africa che al Piemonte.

Adesso! Ma se dovesse accadere qualcosa di spiacevole, per lui, ecco che salterebbe fuori il mio essere sardo, testardo, musone, infido e chissà che altro, perché gli immigrati buoni sono quelli che non danno noia, ma quando dovesse capitare…

Tanto mi pesa il razzismo, che non sono riuscito a commentare a caldo la notizia del senegalese pestato a SS. Mi ha provocato una bizzarra sensazione di vuoto interiore, perché mi sono chiesto come sia possibile essere razzisti quando noi sardi percepiamo giornalmente, rivolta contro di noi, questa malattia dell’anima. C’è qualcuno che non abbia un parente, un amico un conoscente che per un motivo o per un altro non sia dovuto partire per andare altrove e ritrovarsi, anche nel migliore dei casi, un diverso?

Ciò che più mi ha colpito, a parte il fatto il sé, una persona inerme vigliaccamente picchiata, sono stati i commenti. C’è chi si indigna, tuona. scrive e si dimentica dell’accaduto dopo pochi minuti. Chi afferma trattarsi di violenza gratuita, non di razzismo e chi, infine, è d’accordo con i tre birbantelli, ritenendo che una buona lezione potrebbe rimandare a casa questi esseri subumani che infestano le nostre strade: ma non potrebbero rimanere a casa propria?

Li ho citati in ordine di gravità, e la terza categoria è quella che mi urta e mi preoccupa di meno. I razzisti esistono, che ci vogliamo fare, e probabilmente continueranno ad esistere finché il genere umano non si sarà estinto. Bisogna conviverci sapendo che ci sono, come l’erpes zoster che si accompagna a noi da tempo immemore e bisogna tenerlo sotto controllo quando si manifesta, senza averne paura e prendendo per tempo le contromisure, così da non farlo diffondere e divenire potenzialmente letale. In fondo i razzisti non sono davvero pericolosi, finché rimangono pochi, senza influenza e chiusi nel loro mondo fatto d’odio e rancore.

La seconda categoria, al contrario, preoccupa maggiormente, perché sono razzisti peggiori dei primi, quelli che negano l’esistenza del fenomeno e girano il volto da un’altra parte quando non vogliono vedere. Sono i benpensanti che contestualizzano, spiegano, si parlano addosso. Quelli che non credono che i sardi possano essere razzisti e lo dichiarano a gran voce (chissà quanto in buona fede!). Ci sono anche gli stupidi, coloro che il razzismo lo masticano giornalmente rivoltandosi in bocca come una gomma americana le stupidaggini indipendentiste, le grandezze passate e i guerrieri indomiti alla conquista dell’Egitto, i favolosi costruttori di torri e gli invitti navigatori, noi, che le navi le abbiamo sempre viste come mezzo per andare a cercare un tozzo di pane in continente con le pezze al culo e un pezzo di pecorino in tasca!

Non stupirà se li cito, perché da tempo vado denunciando ai tre lettori del bLLog quanto possa essere pericoloso questo modo idiota di costruirsi addosso una storia falsa, visto che da essa altro non riusciamo a trarre se non ridicolo e danno, arrivando all’assurdo (unici al mondo) di discutere attorno all’eventualità di creare un istituto di ricerca, sovvenzionato da denaro pubblico, per lo studio delle connessioni tra la Sardegna ed Atlantide.

Eppure questi stupidi difensori di un’idea deteriore dei sardi, un modo di vederli come bambini spaventati che hanno bisogno di passate false grandezze per pensare sé tessi, non sono neppure i peggiori: nella classifica ci sono altri al primo posto, tutti coloro che si indignano e si scordano del problema dopo pochi minuti, impegnati come sono in cose ben più importanti.

Cioè, in fondo, un po’ tutti noi che razzisti non siamo o diciamo di non essere. Lasciamo che questi fatti ci passino addosso per tirare avanti di fretta ed avremo commesso un errore grave, soprattutto se ci lasciamo cogliere dal fastidio della brava massaia, che rifiuta di vedere il cesso sporco a casa propria e lo pulisce in fretta cercando di dimenticare la sozzura il più in fretta possibile.

Ecco il secondo motivo per il quale scrivo oggi, quando il senegalese, si spera, sarà sulla via della guarigione (fisica, le botte all’anima durano una vita) e la notizia sparita dai giornali, salvo il solito sit-in che lascerà un ricordo più che altro nella memoria dell’operatore ecologico che ripulirà dalle cartacce.

Perché sarebbe bene non dimenticare e continuare a parlarne, mentre gli imbecilli continuano a vomitare sciocchezze sulla gloria dei sardi e sul diritto internazionale.

Infine, se è una fine: hanno intervistato il poveraccio, e ha dichiarato che non si è trattato di razzismo, che SS è piena di brava gente e non aveva mai avuto problemi in passato. Già, deve mentire. Come faccio io quando sghignazzo alle barzellette sui meridionali e le aggiungo alla lunga lista che mi pesa nel ricordo, in fila a quelle sugli italiani che devo ingoiare all’estero.

Perché in fondo, per fortuna, nessuno è razzista, no?

 

Gabriele.ainis@virgilio.it

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3 risposte a SS: RAZZISMO!

  1. anticosulcitano ha detto:

    Salute,
    ho criticato il suo articolo sui fischi rivolti ad Eto’o, rappresentante Unicef, con figlia naturale non riconosciuta nonostante la sentenza di un giudice spagnolo; oggi sento di condividere con Lei l’intero articolo con qualche distinguo shardariano.
    Negli anni ’60 in quel di Chieri (TO) anche i preti erano adusi a dare del terrone ai meridionali, sardi compresi; sorvolo, per carità, sulla congregazione, piuttosto attiva “versus” i Valdesi.
    Cordialità
    anticosulcitano

  2. alfonso stiglitz ha detto:

    Gentile Ainis,
    strano ma vero, qualche volta ci troviamo in sintonia:
    cfr http://www.manifestosardo.org/?p=5792
    Alfonso Stiglitz

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Preoccupante, vero? Ho provato a dirglielo anch’io cercando di commentare il Suo articolo, ma pare che il Manifesto Sardo non mi ami… potrei commentare con un nome falso ma mi ripugna. In realtà avrei citato il Suo intervento, se non avessi pensato di essere inopportuno (avrà notato che ultimamente evitiamo, sebbene si legga volentieri ciò che scrive).
      Sarà colpa del mio essere allergico alle parole per le parole, preferendo, da tecnico, i fatti. Oppure non piace il mio essere esplicito (sempre da rude tecnico, cosa vuole, dentro un reparto produttivo non si parla come in un giornale on-line e, mi spiace dirlo, neppure si capisce quel tipo di linguaggio). Oppure potrei essere particolarmente scemo, così tanto da non accorgermene.
      Insomma, non si preoccupi troppo, a mio avviso c’è di peggio… anche se così, sui due piedi, non saprei trovare un esempio calzante…
      Mah, ci sarà un’altra occasione.
      La saluto

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